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LUIGI PELLEGRIN E IL

LABORATORIO DI VIA DEI LUCCHESI

 un libro in fieri di Autori Vari

 

 

Capitolo 7 - Contenuti extra

PELLEGRIN SU FUKSAS E GEHRY: MANIERA DILAGANTE DI

"OPPOSTI-IDENTICI",

OGGI NE ABBIAMO LE PROVE

di Pasquale Cascella © - 14 marzo 2015

foto di Patrizia Piras © - 14 maggio 2013

 

 

 

Prima di lasciarci, nel settembre 2001, Luigi Pellegrin scrisse sulla rivista L’Architettura più articoli sugli architetti contemporanei più noti, facendo una netta distinzione tra chi cercava immagini autoreferenziali e chi andava invece annoverato tra coloro che seguivano, o anche solo indicavano, la strada dell’architettura contemporanea.

Oggi possiamo rilevare che la crescente ‘maniera’, che Pellegrin indicava, si è diffusa – con le varianti minimaliste, ecc. – ed ha di fatto avviluppato e ibernato lo sviluppo della necessaria architettura e della necessaria urbanistica del terzo millennio.

Merita un’attenta rilettura lo spaccato che faceva Pellegrin nell’articolo “L’immagine autoreferenziale”, pubblicato sul n. 324 della rivista L’Architettura nell’anno 2001.

 

“….. La mostra di Fuksas (a Bologna) presenta la predominanza di un modello:  teca di cristallo con oggetto che fluttua (struttura permettendo) libero nello spazio climatizzato.

Tre progetti = identica soluzione.

E’ l’inizio di una MANIERA, di una CIFRA che definisce in limitazione l’espressione della modernità?

E’ verosimile che fra due anni tutti i giovani architetti si esprimano attraverso delle scatole di cristallo che contengono all’interno dei fac-simile di pesciolini o dei  fac-simile di nuvole.

E’ chiaro che il pesciolino che sta dentro la scatola di vetro rappresenta una parzialità presa in prestito ed è chiaro che la suggerita nuvola è mirata a contenere vapore e non auditorium o uffici.

E’ parte dell’odierno gioco di transfigurazione del reale? (Qualcuno ironico potrebbe anche dire che gli architetti, se accettano questa “maniera”, mutuano nella realtà l’abitudine di mettere i plastici dentro una teca di cristallo).

E’ chiaro che il riferimento a nuvola o pesciolino denuncia il predominio dell’estetica. La grande invenzione di Fuksas per la Biennale è stata aver invertito nello slogan la realtà rappresentata. Egli festeggia con Altri che la realtà di oggi è niente etica e solo estetica. [1]

 

La possibilità che la MANIERA dilaghi è anche confermata dalla RIPETITIVITA’ dei progetti di Frank Gehry.

Ghery sembra offrire un’altra ipotesi, ma è solo un opposto identico.

Ghery non fa la teca di cristallo con il pesciolino dentro, celebra il dopo della distruzione, ferma il distrutto nella sua posizione, nella sua risoluzione caotica dovuta all’atto distruttivo e lo vende per bello da gestire.

E’ un’altra possibile maniera che, fra due anni, tre anni vedremo diffondersi nel  mondo dell’Architettura. … “

 

[1] La Biennale di Venezia del 2000 che Fuksas aveva intitolato “Less Aesthetics, More Ethics” ovvero “Meno Estetica e più Etica”, il contrario esatto di quello che poi ha fatto con la Nuvola autoreferenziale.

 

 

Pellegrin scriveva 14 anni fa. Oggi, con la Nuvola realizzata al rustico noi possiamo rilevare che se qualcuno del mondo della critica, della politica o della burocrazia avesse avuto la coscienza civica di non seguire l’onda appagante (di carriera e di guadagni) del conformismo, oggi non dovremmo registrare il disastro che è sotto i nostri occhi. Disastro annunciato.

 

 

Disastro urbanistico. Come si può concepire a Roma un nuovo Centro Congressi malato di gigantismo (sala da 5.000 posti, nemmeno al congresso del Partito Comunista Cinese!), nell’unica area libera dell’EUR, senza adeguati parcheggi e senza un’area di manovra proporzionata. Dall’anno del concorso ad oggi sono passati 15 anni e nel frattempo è stata realizzata la nuova Fiera di Roma sulla Via Portuense, a pochi chilometri di distanza. Costruire Centro Congressi e Fiera in due posti separati è da guinness dell’antiurbanistica.

 

Disastro ecologico. La cosiddetta “teca” che contiene la nuvola non è altro che un semplice involucro in struttura d’acciaio e vetrate; nemmeno un doppio involucro che consenta di ottenere un cuscino d’aria tra interno ed esterno gestibile in base alle stagioni (tipo il grattacielo di Foster nella City di Londra). La teca equivale quindi a un capannone di cristallo in una zona del quartiere tutta costruita e asfaltata che, con il caldo di Roma, supererà un altro primato, questa volta dell’effetto serra, con conseguente gigantesco consumo di energia per climatizzazione (a meno che non si voglia lasciare il visitatore al gelo d’inverno e, d’estate, a provare la vita del pomodoro delle serre di Pachino).

 

Disastro architettonico. Annunciato come la Nuvola, con eccezionale successo sulla stampa (i giornalisti pensavano forse che fosse stata inventata una sala congressi volante?), ora che la struttura è realizzata andrebbe rinominata come la “corazzata”. Niente oggetto volante ma una sorta di struttura per la carenatura di un’ammiraglia della marina militare, ben piantata a terra con piloni da ponte. Non basterà avvolgerla con un tessuto per mantenere il nome di battesimo. E mancano ancora le 17 passerelle che dovranno collegarla al sistema di comunicazioni verticali e alle scale di sicurezza. Aver preteso di innalzare in aria una sala congressi senza cognizione o considerazione delle ovvie conseguenze strutturali e antifunzionali che avrebbe generato è una caduta irreparabile.

 

Disastro economico. I costi sono triplicati: all’epoca del concorso circa 150 milioni, poi 250, adesso 430 e siamo solo con la “costruzione al rustico”. Poi arriveranno altri imprevisti (le Archistar e le imprese che realizzano opere delle Archistar sono esentate di fatto dal rispettare le norme del codice degli appalti), attrezzature, arredi, aggiornamento prezzi, parcheggi nei dintorni da fare, ecc. ecc. Parlare già oggi di 600 milioni non è un’esagerazione. Pensare di vendere i palazzi storici dell’EUR per finanziare questa losca impresa è un tradimento dei cittadini e della cultura. Piuttosto si farebbe ancora in tempo a rinunciarvi e utilizzare i lavori eseguiti sottoterra per parcheggi e altre funzioni. La “teca-maxiserra” no, quella è solo da smontare e riciclare. La nuvola potrebbe anche restare con un involucro protettivo che ne segua, per quanto possibile, le finte forme da invertebrato. Potrebbe servire a qualche privato che magari ci potrebbe ripagare in parte dei soldi fin qui scialacquati.

 

Disastro politico. Iniziò l’opera Rutelli spinto dall’assessore Cecchini (leader sessantottino insieme a Fuksas), poi seguitò Veltroni, quindi Alemanno (convertitosi dopo che dall’opposizione aveva minacciato di fermare tutta la costruzione se fosse diventato sindaco). Adesso è lì per convertirsi anche Marino. Nessuno che abbia avuto dirigenti o consulenti in grado di spiegare che un’Archistar non è un maestro di architettura bensì un maestro di marketing. Dilapidare a Roma 600 milioni quando il bilancio comunale è sull’orlo del fallimento è un disastro politico. E ancora più tragico è pensare a quante altre centinaia di milioni dovranno essere sperperate per mantenere e gestire una costruzione figlia solo di una trovata pubblicitaria (la nuvola che poi si rivelerà essere invece una corrazzata con ponti di collegamento da tutte le parti!) e di un’incommensurabile livello di ingenuità-ignoranza-provincialismo che ha caratterizzato le ultime amministrazioni capitoline.

 

     Pasquale Cascella

 

     Foto di Patrizia Piras

 

 

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ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

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