a collective e-book in progress

 

LUIGI PELLEGRIN E IL

LABORATORIO DI VIA DEI LUCCHESI

 un libro in fieri di Autori Vari

 

 

Capitolo 1 - Testimonianze

MISERIA E NOBILTA' NELLE

ARCHITETTURE DELLA VITA

di Marco Celli Stein,

al secolo Marco Cicconcelli © - 12 agosto 2013

 

 

 

ARCHITETTURA E MUSICA

ARCHITETTURA E SPAZI ESPOSITIVI


Ciro ha amato enormemente la musica. Ha avuto una moglie, grande pianista (mia madre) che, come detto, ha studiato con uno dei maggiori interpreti del '900: Walter Gieseking. Due figli, il sottoscritto direttore d'orchestra, flautista, pianista, compositore, organizzatore di festival e rassegne e la figlia avuta dalla seconda moglie che e' violinista. Ciro inoltre e' stato per tanti anni amico di grandi musicisti. Questo per dire che l'argomento musicale architettonico gli stava enormemente a cuore.

Ciro come architetto non ha mai digerito lo scempio dell'Augusteo fin da quando Mussolini dette il primo colpo di piccone quale mortale preludio all'abbattimento della sala con l'acustica migliore del mondo. Molti della sua generazione, adolescenti, furono tristi testimoni dell'esecrato abbattimento. In quella meravigliosa sala vi diressero Gustav Mahler, Richard Strauss, Arturo Toscanini e una marea di enormi nomi della storia musicale del '900!

 

Ciro non a digerito il fatto che non avrebbe più potuto vedere nella sua vita un nuovo Auditorium per la musica classica, solo (!) ad essa destinato! Un villaggio della musica classica anche con uno spazio dedicato alla musica operistica, ed alla musica da camera con spazio molto ridotto e ad essa consono. Solo musica classica!

Ciro stava scrivendo i testi di un convegno che doveva intitolarsi Musica e Architettura. I luoghi della musica e dei musicisti. Ne abbiamo parlato per anni. Ciro adorava Gropius, la Bauhaus, Il Teatro Totale.

 

Ciro e i suoi comandamenti: religiosità cicconcelliana. Non erano scritti sotto forma di doveri e istruzioni, oppure leggi da emanare e da far scrupolosamente rispettare. I suoi comandamenti erano in forma di domande! Certo che poi ad ogni domanda doveva per forza corrispondere una risposta da dare, giusta o sbagliata che fosse. Le sue domande erano sette come le note musicali principali (non secondo Schoenberg che le considerava principali tutte e dodici). Perché serve? A chi serve? A quanti serve? A quanti servirà? Si può fare? Chi lo fa? Chi difenderà e conserverà quello che si fa? A proposito: la palazzina di Gigi in Via Gianfrancesco Albani, vicino casa mia, e' tutelata? E' tenuta nella giusta manutenzione? La via porta il nome di un illustre amico dell’architettura, in quanto fu colui che fece rinforzare le mura di Roma, fece costruire il Porto di Ripetta ed il complesso del S. Michele!

 

 

CIRO, GIGI E L’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA


Mi scuso con tutti se uso il sistema del melodramma per parlare dell'argomento. Le premesse sono come un preludio oppure una sinfonia d'inizio: spesso c'e' lo spirito di tutta l'opera. L'esempio più calzante e' il Preludio da La Traviata. Io chiedo di suonarlo come se l'opera fosse arrivata già alla fine. Si pensi ad un Postludio. Per avere già innervate le strutture nervose ed emotive che si dipaneranno nel dramma di Violetta, Alfredo e suo padre.

 

Scrivo solo ciò che posso affermare con la massima certezza e cioè che Gigi fece parte della commissione per l'Auditorium, mentre Ciro mosse alcune critiche a titolo personale, prima fra tutte la sua preoccupazione dello spazio troppo grande. Lo manifestò a me in persona quando facemmo una passeggiata al cantiere nella fase di costruzione. Debbo puntualizzare che non ebbi nessuna altra parola detta da Ciro e che ogni riflessione che scrivo successivamente a queste parole è frutto dei miei pensieri.

 

Questo era il Preludio! Lopera, da ora in poi, consta solo delle mie note e delle mie considerazioni. Quindi Ciro e Gigi escono di scena e parlo solo a titolo personale mantenendo pero' il Preludio bene a mente. Chi non fosse daccordo su quanto sto per scrivere, abbia la carità “perdonatoria” il più possibilmente sviluppata e da me esortata ad essere usata in quantità industriali. Fate capo per ogni protesta o plauso alla mia e-mail e scrivetemi senza lasciarvi condizionare: un detto ebraico dice meglio il morso di un amico che il bacio di un nemico! Poi se è il bacio di un amico meglio ancora, perché i complimenti fanno sempre piacere.

 

Qualche anno fa diressi un concerto proprio al Parco della Musica nella Sala Giuseppe Sinopoli e nella prima parte invitammo Lucio Dalla. Era Festival senza Frontiere da me fondato per unire varie tendenze musicali in un unico spettacolo. Lucio mi chiese se poteva andare al bagno. Io gli dissi che non era possibile. Si sarebbe potuto perdere, oppure metterci un sacco di tempo. E allora mi rispose: “vabbè, ci vado dopo”. Questo aneddoto per stemperare....ma la verità era quella che mio padre aveva previsto. Le lunghe scalate del pubblico, il brulichio di gente intorno alle maschere, la confusione che regna imperante. Lo sbuffare degli anziani. Le lunghe distanze fra la parte ristorativa e quella d'ascolto. Ebbene credo che tutto ciò sia più in sintonia con il vivere dei giovani.

 

Si pensi invece al retro del palazzo in Via della Conciliazione ingresso artisti dellex Auditorio Pio: era tutto ben congegnato e le persone che volevano entrare, scendevano degli scalini che andavano in bocca ai portieri che facevano da filtro! Era tutto previsto perché finiti quegli scalini avevi davanti i cerberi. Dove vuole andare? Chi e' lei? Ecc. Ora al Parco della Musica, almeno quando mi capitava di andare alla direzione dellAccademia Nazionale di S. Cecilia, le prime volte, io entravo senza capire ... qual fosse il "varco". E dagli all'inseguire chi entra! Scusi, dove vuole andare, signore, scusi, ecc. Tutto così enorme! Forse la maledizione mussoliniana contro la musica ha lavorato ancora? Siamo forse all'Eur?! A fronte della vastità abbiamo poi poltroncine piccole, bagni piccoli, deflusso dalla Cavea piccolo, palcoscenico della Sinopoli la cui profondità e' talmente ...piccola, che e' meno del Teatro Ghione (ex cinemetto che si chiamava Alce). Ma anche l'idea del piombo e' sbagliata nelle proporzioni! Se si richiama alle chiese di Roma ed alle loro coperture, un conto e' la piccola dimensione di una chiesa ed un altro e' il lastrone enorme che campeggia su ogni scarabeo, addirittura debordando e diventando “copertura lateralizzata”, (scusate il termine), a scendere come una colata di lava (ed è bella e mi piace!) dall’alto. Utilizzare il piombo in una scena così ampia e' stata una scelta che ha eliminato all'origine ogni possibile ipotesi di clemenza visiva! E' molto triste vedere oggi il malato invecchiamento di quel materiale che langue grigio come un vecchio elefante che sta lasciando il mondo. Le mattonelline sono carine ma non sono un richiamo alla romanità: le uniche di quella dimensione sono visibili solo dopo il tunnel di Porta Cavalleggeri in direzione Lungotevere!

 

E l'acustica? Nella Sala S. Cecilia c'e' troppo riverbero per una orchestra sinfonica! Manca lorgano che avrebbe, con le canne, forse corretto qualcosa. Il "tutto a vista" tipico di certa architettura del Piano, mi spoetizza, mi debilita il sentimento, mi deconcentra, mi decontestualizza tutta la musica almeno quella che si basa su di un impianto tonale. Senza nessuna polemica. Lo stesso Ciro adorava la sede modernissima della Filarmonica di Berlino e sarebbe in disaccordo sulla mia passatistica elucubrazione! Ma lasciatemi ragionare allora soltanto con le orecchie e non con gli occhi, soprattutto per non urtare gli architetti che ci vedono molto ma molto meglio di me: In nome del mio udito e del Popolo Mondiale di ascoltatori di musica, non posso che far parlare Dio: In verità vi dico: ADORAMUS MUSIKVEREIN.

Ora so di aver sollevato il classico vespaio. Ma posso dirvi che amo diverse opere di Renzo Piano e che non cè nulla contro di lui e non ho alcun partito preso nei suoi confronti. Anzi vorrei fargli un sacco di domande!

 

Per me si può applicare la parola organica anche alla musica: anche noi abbiamo un discorso di contesto naturale da rispettare e da sviluppare. Quale è quel contesto nostro? Ma è la storia, gli strumenti, i vestiti, gli scenari delle epoche passate. Per organico si deve intendere il rispetto della natura dei luoghi. I nostri luoghi sono la storia, il passato, il non odierno! Alcune sedi moderne sono rispettose organicamente solo delloggi. Ecco perché lAuditorium non è organicamente adatto alla nostra amata musica classica, ma lo è per la contemporanea.  

 

L'O-PE-RA-AR-CHI-TET-TO-NI-CA-MU-SI-CA-LE-OR-GA-NI-CA piu' bella è quella di Alvar Aalto: un’architettura costruita tantissimi anni fa per concerti allaperto a forma di enorme orecchio! Più organica di così! Si entra nella natura e nella costruzione stessa della musica, nellimpianto uditivo! Grazie Alvar! Anzi grazie Alvaro così sembra più romano!

 

(segue)

 


 

 

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Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

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