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R O B O T S

 

 

 

 

Kia Car Factory

Kia Sportage factory production line

 

 

 

Building Robots: Tokyo iREX 2013

Kawasaki Car Factory

 

 

 

2015:

Chinese factory workers being replaced by robots 

 

 

 

The World’s Strongest Robot:

FANUC M-2000iA/2300

 

 

 

Cassie - Next Generation Robot

 

 

 

Atlas - The Next Generation

 

 

 

Handle - A Research Robot

 

 

 

New Advanced Humanoid Robots

BIBLIOGRAPHY

 

Jerry Kaplan:  "Humans Need Not Apply:  A Guide to Wealth and Work in the Age of Artificial Intelligence", Yale University Press, 2015.

After billions of dollars and fifty years of effort, researchers are finally cracking the code on artificial intelligence. As society stands on the cusp of unprecedented change, Jerry Kaplan unpacks the latest advances in robotics, machine learning, and perception powering systems that rival or exceed human capabilities. Driverless cars, robotic helpers, and intelligent agents that promote our interests have the potential to usher in a new age of affluence and leisure — but as Kaplan warns, the transition may be protracted and brutal unless we address the two great scourges of the modern developed world: volatile labor markets and income inequality. He proposes innovative, free-market adjustments to our economic system and social policies to avoid an extended period of social turmoil. His timely and accessible analysis of the promise and perils of artificial intelligence is a must-read for business leaders and policy makers on both sides of the aisle.

 

David Harvey: "Seventeen Contradictions and the End of Capitalism", 2014.

You thought capitalism was permanent? Think again. David Harvey unravels the contradictions at the heart of capitalism-its drive, for example, to accumulate capital beyond the means of investing it, it's imperative to use the cheapest methods of production that leads to consumers with no means of consumption, and its compulsion to exploit nature to the point of extinction. These are the tensions which underpin the persistence of mass unemployment, the downward spirals of Europe and Japan, and the unstable lurches forward of China and India. Not that the contradictions of capital are all bad: they can lead to the innovations that make capitalism resilient and, it seems, permanent. Yet appearances can deceive: while many of capital's contradictions can be managed, others will be fatal to our society. This new book is both an incisive guide to the world around us and a manifesto for change.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Jerry Kaplan: "Le persone non servono. Lavoro e ricchezza nell'epoca dell'intelligenza artificiale", LUISS University Press, Roma, 2016.

L'intelligenza artificiale, ben nota a scienziati, economisti e filosofi, gode di cattiva fama nella letteratura e nel cinema. Gli appassionati di fantascienza la ricollegheranno subito a robot assassini a caccia di esseri umani nelle strade di oscure città future, o a computer senzienti che si preparano a dominare il mondo. Nel suo nuovo libro Jerry Kaplan, veterano della Silicon Valley, ci guida invece alla scoperta di un campo di studi reale che oggi, dopo cinquant'anni di sforzi e miliardi di dollari spesi, sembra finalmente a un passo dal decifrare il codice dell'intelligenza artificiale. Il genere umano si trova sull'orlo di un cambiamento senza precedenti: automobili senza pilota, aiutanti robot e consulenti finanziari automatizzati possono darci ricchezza e tempo libero, ma anche rappresentare per noi una minaccia più concreta di Terminator o HAL 9000. Non sappiamo se il prezzo di algoritmi sempre più evoluti sia l'obsolescenza umana. Il passaggio all'automazione del lavoro in più campi potrebbe essere brutale e protratto nel tempo, soprattutto se non affronteremo tempestivamente i grandi problemi rappresentati da un mercato del lavoro sempre più incerto e da crescenti disuguaglianze di reddito. Kaplan, con "Le persone non servono", propone soluzioni politiche e di libero mercato che possono aiutarci a evitare un lungo periodo di tumulti sociali, mostrando in modo a un tempo accessibile e completo le opportunità e i rischi dell'intelligenza artificiale.

 

Norbert Trenkle: "La „crisi finanziaria“ é una crisi del modo di produzione capitalistico", Krisis - Kritik der Warengesellshaft, Norimberga, 2010.

 

Norbert Trenkle ed Ernst Lohoff: "Terremoto nel mercato mondiale. Sulle cause profonde della attuale crisi finanziaria", a cura di Massimo Maggini, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2014.

La crisi economica cominciata nel 2008 è ancora il nostro pane quotidiano. Le sue cause e le vie d'uscita sembrano sfuggire a ogni chiara definizione. Gli autori di questo libro sono tra i più attivi esponenti del gruppo tedesco Krisis, acuto interprete del terremoto finanziario mondiale. L'idea che li accomuna è salda e radicale: la finanza selvaggia è solo il capro espiatorio del disastro. Con una lettura rinnovata e allo stesso tempo inattuale di Marx, Norbert Trenkle ed Ernst Lohoff fanno riaffiorare il vero colpevole: il capitalismo, cioè quello che Marx definiva il "soggetto automatico", da sempre ingannevole e disumano. I suoi oppositori di oggi sono già in campo e se "si combineranno con una critica radicale della forma astratta della ricchezza, si aprirà una prospettiva completamente nuova di emancipazione sociale" (N. Trenkle).

 

Ernst Lohoff e Norbert Trenkle: "Crisi: nella discarica del capitale.  La critica del valore, l'euro e l'assurdità delle politiche europee di austerità", a cura di Riccardo Frola, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2014.

La crisi dilaga. Nei paesi dell’Eurozona, mentre il lavoro sparisce dai settori centrali della produzione a causa delle più recenti tecnologie, le ciniche politiche di austerità ricacciano la popolazione in una miseria che l’Occidente aveva ormai dimenticato. La stessa economia mondiale sembra ad un passo dal crollo. Gli osservatori economici e le teorie antagoniste si abbandonano a sogni regressivi, sperando nell’improbabile ritorno di un capitalismo “sano”. Secondo la corrente internazionale della “Critica del valore”, al contrario, le cause della crisi vanno ricercate proprio nelle gravi contraddizioni che il capitalismo celava, fin dall’inizio, nella sua stessa struttura. I testi di Lohoff e Trenkle, presentati qui per la prima volta in lingua italiana e corredati di una lunga postfazione esplicativa, rappresentano un valido approccio alla storia e ai metodi della più radicale delle teorie critiche. Ernst Lohoff (1960) e Norbert Trenkle (1959) sono stati tra i fondatori, nel 1986, del Krisis gruppe, il gruppo di elaborazione teorica tedesco che ha sviluppato, nell’ultimo trentennio, sulla base di una radicale revisione della teoria di Marx, le linee di base della corrente conosciuta internazionalmente come “Critica del valore”. Hanno pubblicato numerosi articoli e libri. L’ultimo, Die große Entwertung (La grande svalutazione), già tradotto in Francia, fa il punto sulla crisi in corso. In Italia il gruppo è conosciuto principalmente per il "Manifesto contro il lavoro" (Roma, 2003).

 

David Harvey: "Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo", Feltrinelli Editore, Milano, 2014.

Dalla quarta di coeprtina: “Quello che cerco qui è una migliore comprensione delle contraddizioni del capitale, non del capitalismo. Voglio sapere come funziona il motore economico del capitalismo, e perché può andare a singhiozzo, incepparsi e a volte sembrare sull’orlo del collasso. Voglio anche mostrare perché questo motore economico deve essere sostituito e con che cosa”, David Harvey.

 

Robert Kurz, "Ragione sanguinaria", Mimesis Ed., 2014.

La crisi della modernità capitalistica è anche la crisi delle sue ideologie legittimatorie. Dopo la fine del socialismo di Stato la critica sociale ha surrogato un marxismo sociologistico con le sempiterne certezze della ragione illuministica. Sarà in nome dei “valori occidentali” e degli ideali illuministici che si realizzerà l’emancipazione umana? La risposta di Robert Kurz è categoricamente negativa: solo la critica fondamentale dell’Illuminismo può essere il presupposto di una prassi in grado di superare la paralisi della società mondiale.

 

Gruppo Krisis, R. Kurz, N. Trenkle, E.Lohoff: "Manifesto contro il lavoro", Derive/Approdi, 2003. Edizione originale in tedesco: Gruppe Krisis, "Manifest gegen die Arbeit", 1999.

Nella società del lavoro, il lavoro sta diventando raro come l’aria respirabile nelle città. Eppure questa società esige che chi vuole vivere deve lavorare. Ogni giorno inoltre vengono lanciate nuove proposte su come ritornare al pieno impiego, ma nessuna ha mai funzionato, né potrà mai funzionare. Né la licenza all’illimitato sfruttamento della forza-lavoro, né il tentativo di sottomettere il capitale globalizzato al controllo dello Stato riescono a invertire questa tendenza. Altri, preso atto dell’impossibilità di ricostituire la società del lavoro di una volta, cercano di salvare le condizioni di vita attuali anche per coloro che non trovano più lavoro. Quasi nessuno mette in dubbio il lavoro come principio fondante della società in cui viviamo. Cosa che fa invece nel Manifesto contro il lavoro il gruppo tedesco Krisis, che da quasi vent’anni, riunito intorno all’omonima rivista, sviluppa in Germania una delle critiche più articolate, innovatrici e radicali della società capitalistica contemporanea Il manifesto è stato redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, tra i quali Robert Kurz, Ernst Lohoff, Norbert Trenkle. Completano il libro due saggi degli stessi autori: La dittatura del tempo astratto e Il superamento del lavoro.

Un estratto dal libro: "Un cadavere domina la società: il cadavere del lavoro. Tutte le potenze del pianeta si sono alleate per difendere questo dominio: il Papa e la Banca mondiale, Tony Blair e Jörg Haider, D’Alema e Berlusconi, sindacati e imprenditori, ecologisti tedeschi e socialisti francesi. Tutti costoro conoscono soltanto una parola d’ordine: lavoro, lavoro, lavoro Chi non ha ancora del tutto disimparato a pensare si rende facilmente conto che questa posizione è del tutto infondata. Infatti la società dominata dal lavoro non sta vivendo una crisi passeggera, ma si scontra con i suoi limiti assoluti. In seguito alla rivoluzione microelettronica, la produzione di ricchezza si è sempre più separata dall’utilizzo di forza-lavoro umana in una misura che fino a pochi decenni fa era immaginabile soltanto nei romanzi di fantascienza. Nessuno può seriamente affermare che questo processo possa fermarsi o addirittura essere invertito. La vendita della merce “forza-lavoro” nel XXI secolo sarà tanto ricca di prospettive quanto nel XX la vendita di diligenze. Ma chi in questa società non riesce a vendere la sua forza-lavoro è considerato “superfluo” e finisce nelle discariche sociali Chi non lavora non mangia! Questo cinico principio è tutt’oggi in vigore, anzi, oggi più che mai proprio perché sta diventando del tutto obsoleto. È assurdo: mai la società era stata una società del lavoro come in quest’epoca in cui il lavoro è stato reso superfluo. Proprio nel momento della sua morte, il lavoro getta la maschera e si rivela come una potenza totalitaria, che non tollera nessun altro dio al di fuori di sé. Il lavoro determina il modo di pensare e di agire fin nelle minime pieghe della vita quotidiana e nei più intimi recessi della psiche. Non ci si ferma dinanzi ad alcuno sforzo pur di allungare artificialmente la vita all’idolo “lavoro”. L’ossessiva richiesta di “occupazione” giustifica quella distruzione delle condizioni naturali di vita di cui da tempo siamo consapevoli. Gli ultimi ostacoli alla totale commercializzazione di ogni relazione sociale possonoessere spazzati via senza remore se c’è in vista qualche misero “posto di lavoro”. E l’idea che è meglio avere un lavoro “qualsiasi” piuttosto che non averne nessuno è ormai diventata una professione di fede imposta a tutti Quanto più è evidente che la società del lavoro è veramente giunta alla fine, tanto più violentemente questo fatto viene rimosso dalla coscienza collettiva. Per quanto diversi siano i metodi di rimozione, hanno pur sempre un denominatore comune: il dato di fatto, valido globalmente, che il lavoro si sta rivelando un fine in sé irrazionale e ormai obsoleto, viene ridefinito con ostinazione maniacale come il fallimento di individui, di imprese o di «siti produttivi». Il limite oggettivo del lavoro deve apparire come un problema soggettivo degli esclusi Se per gli uni la disoccupazione è la conseguenza di pretese eccessive, di scarso impegno e scarsa flessibilità, gli altri rimproverano ai «loro» manager e politici incapacità, corruzione, avidità o tradimento del «sito produttivo». (E in fin dei conti sono tutti d’accordo con l’ex Presidente tedesco Roman Herzog: «Occorre che, per così dire, una “scossa” attraversi il paese, come se si trattasse di dare nuovi stimoli a una squadra di calcio o nuove motivazioni a un gruppuscolo politico. Tutti devono “in qualche modo” remare più forte, anche se da tempo non ci sono più remi, tutti devono darsi da fare, anche se non c’è più niente da fare, e ormai ci si può dedicare soltanto ad attività insensate»). Il messaggio sottinteso di questa cattiva novella non si presta a equivoci: chi nonostante tutto non gode del favore dell’idolo «lavoro» se la deve prendere con se stesso, e può essere espulso o escluso senza scrupoli di coscienza", Gruppo Krisis - R. Kurz, N. Trenle e E. Lohoff.

 

Gruppe Krisis: "Manifest gegen die Arbeit", (Tradotto in italiano: "Manifesto contro il lavoro"), 1999.

 

Da Massimo Maggini: "Ormai solo il (non) lavoro ci può salvare: una riflessione sulla produzione del gruppo Krisis", 2003.

 

Ermanno Bencivenga: "Manifesto per un mondo senza lavoro", Edizioni per la Decrescita Felice, 2016.

Uno spettro si aggira per il mondo: la disoccupazione. Semina disagio in giovani parcheggiati in scuole inutili ad affinare competenze per un mercato che non può assorbirle; annichilisce la stima e il rispetto di sé in persone mature e ancora valide ma non più necessarie ad aziende costantemente in fase di "ristrutturazione" e non più in grado di competere con successo per i pochi posti disponibili; atterrisce e ricatta chi ancora il lavoro ce l'ha, costringendolo a patti vergognosi; fa esplodere di incontenibile rabbia chi il lavoro non l'ha mai avuto e vede il treno della vita passargli accanto senza poterci mai salire, senza poter alzare gli occhi con decoro di fronte ai propri figli o senza poterli mai avere, quei figli.

 

Ermanno Bencivenga: "La scomparsa del pensiero. Perché non possiamo rinunciare a ragionare con la nostra testa", Feltrinelli Editore, 2017.

Logico e filosofo del linguaggio, Ermanno Bencivenga smaschera la più insidiosa delle catastrofi del nostro tempo: la nostra capacità di ragionare rischia di scomparire. Ma ragionare significa tacitare le emozioni e gli impulsi per fare spazio alle idee e, soprattutto, a una discussione ordinata che le analizzi e ne determini il valore, aprendo nuove strade alla nostra convivenza. Raccontando la sua esperienza di professore, Bencivenga mostra che questa "catastrofe gentile", silenziosa quanto devastante, riguarda soprattutto i giovani.

Le nuove generazioni sono più esposte alla proliferazione dei mezzi d'informazione e di comunicazione, che sono diventati troppo veloci e potenti rispetto al tempo che il pensiero logico richiede. Con il risultato inquietante che i giovani si abitueranno sempre più all'idea che qualcun altro, o meglio qualcos'altro, ragioni per loro. Un saggio che ci mette in guardia di fronte alle insidie della mutazione antropologica che sottrae alla nostra specie la sua risorsa più preziosa: il ragionamento.

 

 

 

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ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

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