The Lobster Pavilion

by Michele Leonardi architect ©

 

The Lobster Pavilion

restaurant - piano bar - ice cream - dancing

 

 

 

     The Lobster Pavilion can be used in water and even on the beach, during the summer swimming season. In water, docked in a port or in a river. This pavillon boat is composed of two hulls, such as a catamaran. In a hull is the kitchen of the restaurant. In the other hull technological systems, the larder, the cold room, services. For the displacement the Lobster Pavilion it is towed by one tugboats. Of course It can even be motorized and all the rest.

See the next page for the Lobster Pavilion on the beach.

 

     M.L.

 

The Lobster Pavillon

Background aerial image from Google Earth Pro.

Shipowners pay good to demolish their old big ships. Instead, some old ships could be reused to create bathing services, exhibition spaces, dance halls, raised restaurants, indoor and outdoor pools, internal car parks, etc.

 

Gli armatori pagano bene per demolire le loro grosse navi obsolete. Invece, alcune vecchie navi potrebbero essere riutilizzate per concentrare servizi balneari altrimenti dispersi (ciascun operatore balneare ne gestirebbe una parte, "da cielo a terra"; e si potrebbero anche sezionare in 2 o più parti, ecc.), per creare al loro interno nuovi grandi spazi espositivi, sale da ballo, ristoranti rialzati, piscine interne, piscine esterne sopraelevate, parcheggi interni, ecc. Di più, simili strutture sarebbero attive tutto l'anno. A chi rimane scettico circa l'impatto ambientale: si guardi l'abisso di differenza tra il prima e il dopo, non c'è termine di paragone. Specialmente ricostruendo le dune con vegetazione, grazie alla sabbia recuperabile dallo scavo per insediare le grosse navi in secca, diminuendone l'altezza dal livello spiaggia. 
Il problema non è tanto, o solamente, quello della sovraedificazione, bensì la mancanza di concentrazione delle funzioni, per liberare spazio da destinare al naturale. Infatti queste strutture balneari, sebbene necessarie per offrire un servizi utili alla balneazione e non solo, finiscono per coprire e rendere indistinto il naturale, poiché sono distribuite male, cioè ovunque, manco fossero del formaggio sparso sui maccheroni. In altre parole, in genere sembrano delle baraccopoli. Invece: "less is more", "il meno è il più", come diceva il maestro, l'architetto Ludwig Mies van der Rohe. La natura "lo sa", mentre gli umani spesso lo dimenticano.

The Aragosta is located on the beach during the summer,

and in the port during the winter season.

Published on June 12, 2016.

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Non appena ultimato questo progetto del "Padiglione Aragosta", nel mese di giugno 2016 o ai primi di luglio, lo sottoposi all'attenzione di un dinamicissimo imprenditore italiano di cui avevo la massima stima e che avevo conosciuto professionalmente anni addietro, quando mi chiese un progetto di ristrutturazione di uno stabilimento balneare. Io allora, dopo avere studiato bene la situazione, mi misi all'opera, ma non riuscii a tirar fuori alcunché di innovativo, vista la selva di normative restrittive di tutela che riguardano tutto ciò che è una struttura balneare. Come al solito in Italia ci si esercita in una miriade di leggi e leggine, per poi tutelare un bel niente di niente.

Francamente e personalmente preferisco il pragmatismo britannico, il quale sortisce efficacemente ottimi risultati. Difatti le loro coste marine sono infinitamente più armoniose, naturali e gradevoli delle nostre coste sovraedificate. Qualcuno direbbe "cementificate", ma è un termine improprio, poiché "non è tutto cemento quello che luccica lungo i litorali italici". E poi il cosiddetto cemento, o meglio il propriamente detto calcestruzzo armato strutturale, non ha nulla di male in sé, dipende da come viene usato.

 

Ritornando all'imprenditore di mia conoscenza cui mi rivolsi nel 2016 dicendogli: "ecco, ora ho qualcosa di realmente innovativo da proporti", egli, oltre ad esternarmi la sua opinione su di esso per quanto riguarda la parte "struttura balneare", a sua volta lo sottopose a un armatore di sua fiducia per avere un'idea di massima sulla sua fattibilità, sia tecnica, che economica.

 

Alla fine mi spiegò schiettamente come stavano le cose:

 

1) Anche se un simile padiglione mobile su scafo catamarano fosse semplicemente trainato da un rimorchiatore dal cantiere navale o una volta varato da una darsena e all'inizio della stagione balneare, fino alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per poi portarlo in secca, come da me previsto, ebbene, anche in questa ipotesi, cioè che non sia motorizzato, i costi di sperimentazione per la sua navigazione marittima prescritti dalle normative si aggiravano allora sul milione di euro, vale a dire che avrebbero comportato una spesa di 1 milione di euro circa. Poi, vado a memoria, oltre a questi costi sicuramente andavano aggiunti anche quelli di realizzazione del prototipo, che a mio parere dovrebbero essere dello stesso ordine di grandezza o poco di più.

Quindi: chi è che va a spendere 2 milioni di euro per creare una attrattiva balneare speciale nel contesto di uno stabilimento balneare? Nessuno, non siamo mica a Dubai.

Però, come a Dubai, potrebbe essere una attrattiva non solo propria di un determinato arenile, ma addirittura su scala ben maggiore. Mi si permetta un altro paragone, giusto per far capire meglio di che cosa si tratta. Consideriamo la famosissima Fontana della Barcaccia di Piazza di Spagna a Roma. Di certo non costò due quattrini nemmeno al tempo in cui fui realizzata, secoli or sono. E' persino piccolina, però guarda che attrattiva ... che magnete.

 

2) A parte questi costi, del tutto ordinari in fatto di edilizia e anche di costruzioni navali, mi spiegò che c'era un altro problema, questo insormontabile. Pure realizzando un "Padiglione Aragosta" posticcio, ossia con scafo o falso scafo e spiccato interamente realizzati in opera direttamente sull'arenile di uno stabilimento balneare, sempre ammesso che si potesse realizzare in base alle normative concessionarie edilizie ed urbanistiche tuttora vigenti, nasceva un altro problema. Il problema era l'imminente entrata in vigore delle nuove normative europee di liberalizzazione ed aggiudicazione mediante asta delle concessioni degli arenili del demanio marittimo ad uso delle strutture balneari.  Quale imprenditore balneare avrebbe mai potuto fare un ingente investimento economico di lungo termine, con il rischio di vedersi in futuro tolta la concessione balneare, prima di aver cominciato nemmeno a guadagnarci qualcosa, ma semplicemente prima ancora di ammortizzare simili ingenti spese di investimento sostenute?  Nessuno, la risposta scontata.

 

Non lo so come sia andata a finire riguardo queste liberalizzazioni neoliberiste derivanti dalle direttive mittleuropee imposte mediante lo spauracchio e il ricatto coercitivo delle sanzioni economiche, ma già allora mi fu subitamente chiara e lapalissiana l'ennesima conferma scientifica che eminentemente in Italia non si può mai fare un'acciuga, un pescespada, un cefalo, una medusa di niente.  Tutto questo alla faccia dello sviluppo compatibile con l'ambiente, tutta propaganda, parole dei soliti parolai dalla testa vuota o di legno massello.

 

Dopo qualche settimana mi ripresi, e mi rivolsi a qualche armatore italiano che lavora con committenza estera: uno mi rispose che non trattava simili cose, un altro non era interessato, un altro ancora non mi rispose.

Allora mi rivolsi ad un armatore francese, un'impresa di costruzioni navali di avanguardia, la quale una volta all'anno dedicava spazio e tempo per valutare nuove proposte innovative dei progettisti. Bene, loro molto cortesemente non mi fecero aspettare la data prevista per tale evenienza e mi risposero francamente che questo progetto, per quanto interessante e degno di attenzione, non rientrava nei loro programmi. E quindi li devo ringraziare perché insieme al mio amico imprenditore citato, essi hanno almeno preso in considerazione questo mio progetto del Padiglione Aragosta. A parte loro, i quali costituiscono quindi l'eccezione che conferma la regola, il nulla, il solito noioso rivoltante vuoto assoluto del conformismo planetario dei soliti pecoroni, prontissimi sempre a belare e plaudire alle marmellate di menzogne che la propaganda gli rifila quotidianamente.

 

Roma, 31 ottobre 2019,

M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism. Later many other contents were added. For their direct or indirect contribution to its realisation, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, All the Amici di Marco Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Francalanza, Giacinto Sabellotti, All the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, Ahmed Elgazzar, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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