ROMA  III

 

la caduta dell'Impero romano d'Occidente:

le invasioni barbariche e la fine della schiavitù

(...quasi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulisse, RAI Tre:

La caduta dell'Impero Romano

(Documentario con riproduzione su altri siti web disattivata: pensa te altrimenti che danno sarebbe ...

ma è una tv di stato che diffonde cultura, per altro

con un canone non da poco, oppure è altro?)

 

Il Limes romano

 

Alessandro Barbero

Roma e i barbari

 

 

 

 

 

 

Ulisse, RAI Tre:

I confini dell'Impero Romano, I-XIII

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù e il centurione romano

 

Nascita della Chiesa

 

 

 

 

 

 

 

RAI Radiotelevisione Italiana:

Sant'Agostino:

 

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Sant'Agostino - 192 min., Episodi I e II

 

Regia: Christian Duguay, 2010 Una produzione: Italia, Germania, Polonia.

Interpreti: Alessandro Preziosi, Monica Guerritore, Franco Nero, Katy Louise Saunders, Sebastian Strobel, Serena Rossi, Johannes Brandrupt, Andrea Giordana.

 

Mentre Roma, la Città Eterna, viene invasa da un'orda di cinquecentomila barbari, a Ippona Agostino, un tempo avvocato di grido ora vescovo della città, decide di restare a fianco dei suoi fedeli, vedendo nelle loro esistenze e nel loro dolore i pilastri per la fondazione di una nuova civiltà.

 

 

 

 

 

RAI Radiotelevisione Italiana:

Sant'Agostino, Parte II,

con Alessandro Preziosi.

 

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ma è ancora reperibile qui su RaiPlay:

 

Sant'Agostino - 192 min., parte I e II

 

 

... e temporaneamente qui (parte II):

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

  • Peter Heather: "La caduta dell'Impero Romano. Una nuova storia", Garzanti, Milano, 2008.

La caduta dell'impero romano è da sempre uno dei più affascinanti enigmi della storia. Roma disponeva di una formidabile forza militare ed economica, su un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all'Eufrate, dall'Africa settentrionale al Reno e al Danubio. Era una macchina perfetta e collaudata, con una rete capillare di strade e di fortezze, ricche città e una organizzazione amministrativa per certi versi insuperata. Tra la battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. e la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., la superpotenza più longeva della storia venne sconfitta e occupata da bande di invasori "primitivi", distrutta da barbari ritenuti quasi incapaci di organizzazione e di pensiero razionale. Come è potuto accadere? Le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo "civilizzata" e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo determinante furono anche semplici dettagli, come gli archi degli unni, più lunghi e potenti di quelli dei nemici, e il carico fiscale imposto dalla capitale alle province. Con una narrazione ricca di episodi e personaggi memorabili, Peter Heather confuta i luoghi comuni, mettendo a frutto le sue competenze economico-militari e le sue approfondite conoscenze sui barbari, ricostruendo in maniera brillante e persuasiva gli scontri e le battaglie, ma anche i tentativi di integrazione alle frontiere dell'impero.

 

  • Claudio Azzara: "Le invasioni barbariche", 190 pgg., Il Mulino, 2012.

A partire dai secoli quarto e quinto si verificò, negli immensi spazi compresi fra l'Asia e l'Europa, un vasto processo di spostamenti a catena di popolazioni eterogenee che, dopo un vario e lungo peregrinare, finirono per stabilirsi in sedi diverse da quelle d'origine, trasformando in profondità gli assetti del mondo allora noto, in concomitanza con il collasso dell'impero romano d'occidente. L'epoca delle grandi migrazioni dei popoli o, come si usa dire adottando il punto di vista dei romani, delle invasioni barbariche ha sempre esercitato una fortissima suggestione ed èattualmente oggetto di una particolare attenzione storiografica. Il profilo di Azzara ripercorre le complesse vicende che portarono alla sostituzione dell'impero d'occidente con una pluralità di regni barbarici assai eterogenei e di disuguale durata, fino agh estremi fenomeni migratori che investirono lo spazio europeo nei secoli decimo e undicesimo. La sua esposizione non solo fa il punto sulle singole questioni, ma indica le ulteriori linee di sviluppo dell'indagine storica su avvenimenti alla radice della nostra civiltà.

 

  • Edina Bozoky: "Attila e gli unni. Verità e leggende", 232 pgg., Il Mulino, 2014.

A partire dalle campagne di guerra che ebbero luogo nel 451 in Gallia e nel 452 in Italia, la fama di Attila come "flagello di Dio" attraverso i secoli si è fatta icona proverbiale. Ma chi era Attila e chi erano gli unni a cui si associa una così pertinace fama di devastazione e crudeltà? Questo libro racconta con esemplare chiarezza che cosa se ne sa in concreto, come si è formata ed evoluta nel tempo la loro leggenda, sorta quasi subito nell'agiografia cristiana, e come si è differenziata nelle diverse aree europee. Attila il terribile è infatti quello di area italiana, nei paesi germanici figura come re benevolo e generoso, e in Ungheria è addirittura un eroe nazionale.

 

  • Lev N. Gumilvev: "Gli Unni. Un impero di nomadi antagonista dell'antica Cina",  pgg. 269, Res Gestae, 2014.

Detti Unni per la loro fama di distruttori, gli Xiougnu sono la causa della costruzione della Grande muraglia cinese. Nel terzo secolo d.C. la forza di questa popolazione nomade dedita alla guerra minaccia da vicino la Cina. La ricostruzione di Gumilev è la più completa e preziosa sulle origini di un popolo che ancora oggi affascina e spaventa. Lingua, tradizioni e le arti marziali degli Unni di Cina hanno lasciato un segno indelebile nella memoria d'oriente. Un segno grandioso che serpeggia lungo i confini dell'antico impero.

 

  • Ian Hughes: "Ezio. La nemesi di Attila", 214 pgg., LEG Edizioni, Gorizia, 2017

Nell'anno 451 d.C. Attila, con una forza enorme composta da unni, alleati e vassalli del suo già vasto impero, era penetrato a ovest attraverso la Gallia, ancora nominalmente parte dell'Impero Romano d'Occidente. Dopo avere preso d'assedio Orleans, solo un paio di giorni di marcia lo separavano dall'estendere il suo dominio dalla steppa eurasiatica fino all'Atlantico. Ma prima che ciò potesse avvenire, il 20 giugno 451 si svolse la battaglia dei campi Catalaunici, in una pianura della Gallia nei pressi dell'odierna Chàlons-en-Champagne. Nello scontro, le truppe del generale romano Ezio, reclutate soprattutto tra i barbari e affiancate dagli alleati visigoti di Teodorico I, prevalsero sugli unni di Attila. Ma chi era Ezio? Chi era l'uomo che salvò l'Europa occidentale dal giogo degli unni? Mentre Attila è familiare a tutti, la vicenda del generale romano è rimasta relativamente oscura. Ezio è una delle figure più importanti della storia del tardo Impero Romano e le sue azioni hanno contribuito a mantenere l'integrità dell'Occidente negli anni del declino. Prima della sua carriera ai vertici dell'esercito romano, fu un semplice ostaggio tra i goti di Alarico e poi con Rua, re degli unni. La sua permanenza presso questi due popoli contribuì a dargli una visione senza precedenti delle tecniche e delle strategie militari di questi 'barbari'. Pagine di storia in uno stile preciso e accattivante pongono Flavio Ezio in relazione con gli altri grandi protagonisti di un'epoca che trasfigura nella leggenda: insieme a Ezio e Attila, Alarico, Valentiniano III, Galla Placidia, Genserico e papa Leone I. In un vasto scenario che guarda da Aquileia alla Gallia, dalla Spagna a Cartagine, da Ravenna a Costantinopoli, i decenni fondamentali del passaggio tra tarda antichità e medioevo trovano in questo libro una narrazione in grado di misurarsi con eventi complessi, intrighi oscuri e lacune storiografiche, riuscendo a trasmettere il fascino di un'epoca travagliata e del suo grande protagonista: Flavio Ezio, terrore dei barbari e baluardo di Roma.

 

  • Hervé Inglebert: "La fine dell'impero romano in 100 mappe. Tarda antichità e migrazioni barbariche", 184 pgg., LEG Edizioni, Gorizia,  2019.

Sotto i colpi delle invasioni barbariche due imperi con la stessa origine presero strade completamente diverse: l'Impero romano d'Occidente si sgretolò, quello d'Oriente riuscì a resistere e risplendere ancora per qualche secolo. In Occidente, Roma non riuscì ad assorbire e integrare le orde di popolazioni barbariche che premevano ai suoi confini, e che avrebbe voluto sottomettere in quanto considerate inferiori. L'incapacità di gestire i flussi dall'esterno era il riflesso di un problema strutturale tanto profondo che il potere imperiale non riusciva a contenere neppure le popolazioni barbariche già insediate all'interno del suo territorio, come i Vandali e i Visigoti. Sarà l'ascesa del cristianesimo a consentire un riavvicinamento tra tedeschi e romani. La creazione di regni romano-barbarici (Gallia, Hispania, Africa) sigillerà definitivamente il destino dell'Impero occidentale dopo il 460. Mentre l'Impero romano d'Oriente perpetuerà l'ideale imperiale attorno a Costantinopoli nonostante l'impero persiano sasanide e le migrazioni di altre popolazioni. Più di 100 mappe e computer grafiche per comprendere la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, uno degli elementi principali della formazione del futuro mondo europeo.

 

  • Michel De Jaeghere: "Gli ultimi giorni dell'impero romano",  727 pgg., LEG Edizioni, Gorizia, 2018.

Senza dubbio il crollo della civiltà romana non ebbe né i tratti uniformi né la coloritura romantica con i quali è stato ammantato nella storiografia e nella letteratura, che si sono occupate per secoli di questo immane passaggio epocale. La scomparsa dell'Impero Romano d'Occidente fu il risultato di un'invasione violenta del territorio entro il limes da parte di popoli che volevano appropriarsi della sua ricchezza senza adottare le sue regole sociali, politiche, giuridiche. Tale processo produsse un disastro di difficile paragone rispetto ad altri accaduti nella storia. Nel corso di una narrazione densa di drammaticità, senza risparmiarci sorprese di ogni tipo e con sfoggio leggero di una vastissima cultura in materia, Michel De Jaeghere mette in rilievo le grandi figure di Teodosio, Stilicone, Alarico, di Galla Placida, Attila o di Ezio, e ricostruisce il secolo decisivo del passaggio tra l'irruzione dei Goti, nel 376, e l'epilogo imperiale, cento anni dopo, di Romolo Augusto. Il libro ripercorre in un epico affresco la società e le istituzioni della tarda antichità romana, il processo di avvicinamento e di presa di possesso del territorio e del potere da parte dei barbari, analizza la lunga ascesa dei popoli germanici all'interno del mondo romano, senza trascurare gli aspetti salienti di storia militare, politica ed economica che ridussero le autorità romane all'impotenza. Il testo, che corre su un doppio registro, riflette poi in particolare sulla grandezza e sui limiti della civiltà antica e sulle cause eterne del tracollo degli imperi.

 

  • Kyle Harper: "Il destino di Roma. Clima, epidemie e la fine di un impero", 510 pgg., Einaudi, Torino, 2019.

Intrecciando una solida narrazione storica con la scienza del clima e le scoperte della genetica, Kyle Harper evidenzia come il destino di Roma sia stato deciso non solo da imperatori, soldati e barbari, ma anche da eruzioni vulcaniche, cicli solari, instabilità climatica e virus e batteri devastanti. Il racconto prende le mosse dall'apogeo di Roma nel I secolo a.C., quando l'impero sembrava una superpotenza invincibile, fino alla sua completa disfatta nel VII d.C., quando Roma era ormai politicamente frammentata e impoverita. Harper descrive in che modo i Romani cercarono di resistere a un enorme stress ambientale, finché l'impero non fu più in grado di sopportare le sfide combinate di una piccola era glaciale e ricorrenti focolai di peste bubbonica. Riflessione sull'intima relazione dell'umanità con l'ambiente, "Il destino di Roma" offre al lettore una panoramica completa di come una delle più grandi civiltà della storia si sia arresa al peso cumulativo della violenza della natura.

 

  • Alessandro Barbero: "Barbari. Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano", 355 pgg., Laterza, 2010.

"Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un'amministrazione stabile e di un'economia integrata; all'esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall'allontanamento forzato all'accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d'ingresso all'offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l'impero romano di fronte ai barbari." Per molto tempo la gestione di questo flusso di popoli attraverso i confini dell'Impero produce un equilibrio instabile ma funzionale, che garantisce ai Romani l'approvvigionamento di nuove leve per l'esercito e per la coltivazione dei campi, in cambio dell'assimilazione nei più grande "Stato" del pianeta.

 

  • Mirko Rizzotto: "Attila l'Unno. L'arco e la spada", 200 pgg., Graphe, 2019.

Attila, l’uomo che fece tremare l’Impero di Roma, è una figura misteriosa, sia per le sue origini, che per la morte inaspettata. Sappiamo quello che storia e tradizione ci hanno tramandato: guerriero spietato, razziatore implacabile e strumento scelto da Dio per punire gli uomini dai loro peccati. Tuttavia non conosciamo la vera natura del condottiero, né gli eventi che lo hanno posto alla testa delle orde unne che attraversano l’Europa gettando numerosi popoli nel terrore più assoluto. Come sconosciute sono le ragioni che permettono al generale romano Ezio di opporsi alla sua avanzata e di riuscire persino a sconfiggerlo nella furiosa battaglia dei Campi Catalaunici. Ripercorrendo quanto gli scrittori antichi hanno lasciato su di lui, Mirko Rizzotto analizza le vicende del Flagello di Dio, cercando di comprenderne i segreti delle tattiche militari e delle manovre politiche che tanto misero in crisi l’Impero romano già in evidente declino.

 

  • Alessandro Barbero, "9 agosto 378. Il giorno dei barbari ", 248 pgg.,  Laterza, 2007.

"Questo libro racconta di una battaglia che ha cambiato la storia del mondo ma non è famosa come Waterloo o Stalingrado: anzi, molti non l'hanno mai sentita nominare. Eppure secondo qualcuno segnò addirittura la fine dell'Antichità e l'inizio del Medioevo, perché mise in moto la catena di eventi che più di un secolo dopo avrebbe portato alla caduta dell'impero romano d'Occidente. Parleremo di Antichità e Medioevo, di Romani e barbari, di un mondo multietnico e di un impero in trasformazione e di molte altre cose ancora. Ma il cuore del nostro racconto sarà quel che accadde lì, ad Adrianopoli, nei Balcani, in un lungo pomeriggio d'estate."

 

 

 

 

 

 

 

LIBRI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI:

 

  • Friedhelm Winkelmann: "Il cristianesimo delle origini", Il Mulino, Bologna, 2004.

Questo studio percorre la storia dei primi tre secoli del cristianesimo, dalla morte di Gesù Cristo al IV secolo, epoca del definitivo riconoscimento della sua legittimità da parte dell'imperatore Costantino e della formazione di una Chiesa imperiale romana. Con ampio ricorso alle fonti, l'autore ricostruisce le diverse fasi di questa storia, nel corso della quale quella che era nata come una setta giudaica, perdipiù perseguitata, si consolida e si trasforma a tal punto da divenire una religione universale. L'analisi si concentra sulle dinamiche che hanno fatto di un culto minoritario una religione di stato, sulle ragioni dell'allontanamento fra cristianesimo e giudaismo e sulle conseguenze dell'integrazione fra cristianesimo e cultura ellenistico-romana.

 

  • Jean-Pierre Lémonon: "I giudeo-cristiani, testimoni dimenticati. Un percorso tra i "silenzi" del Nuovo Testamento e gli scritti dei Padri", Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2007.

La storia è scritta dal punto di vista dei vincitori. I vinti lasciano poche testimonianze dirette, spesso filtrate dalla visione di coloro che hanno contribuito alla loro scomparsa. Ed è incontestabile che in seno allo stesso cristianesimo primitivo alcune tendenze che godettero di successo finirono poi con l'uscire dalla storia. Chi erano e che fine hanno fatto quei giudei che accolsero Gesù come Messia pur mantenendo uno stretto legame con i modi di vivere la fede d'Israele? Chi erano gli ebioniti e i nazorei? Che rapporto avevano con gli apostoli Paolo e Giacomo? Attraverso un affascinante percorso tra gli scritti dei Padri e i "silenzi" del Nuovo Testamento, Lémonon delinea il profilo di questi cristiani dimenticati, testimoni di una continuità tra Israele e la Chiesa, eppure rigettati tanto dal cristianesimo quanto dal giudaismo.

 

 

 

ROMANZI UCRONICI SULL'IMPERO ROMANO:

 

  • Sophia McDougall: "Romanitas. 2757 A.U.C. L'Impero Romano vive ancora", 551 pgg., Newton Compton, 2006.

 

  • Sophia McDougall: "Roma brucia", 560 pgg., Newton Compton, 2008.

 

  • Sophia McDougall: "Il sangue di Roma", 432 pgg., ebook, Newton Compton, Milano.

 

 

 

 

 

 

Agostino in un affresco di Sandro Botticelli, 1480 d.C.,

fonte: Wikipedia: Agostino d'Ippona.

 

 

 

 

SU AGOSTINO D'IPPONA,

UNO DEI MASSIMI PENSATORI DI TUTTI I TEMPI:

 

  • Agostino: "La Città di Dio", (De civitate Dei, 416-426 d.C.), a cura di Luigi Alici, Bompiani, Milano, 2001.

Riproporre la lettura della Città di Dio, in una nuova traduzione italiana che si esprime in un linguaggio vivace e moderno, eppur fedele e attento al testo antico, significa allacciarsi a una lunga tradizione. Da quando discepoli di sant’Agostino, come Paolo Orosio, cominciarono a leggere quei libri a mano a mano che venivano composti e pubblicati, non si è mai più smesso di riprendere in mano l’opera agostiniana. Vi si rispecchiò l’anima di tutto il Medioevo fino a Dante, vi si riconobbero i pensatori dell’Umanesimo e della Riforma, vi trovarono alimento le meditazioni ecumeniche di uomini d’opposta sponda, come Bossuet e Leibniz, e poi quelle, progressivamente laicizzanti, dei filosofi della storia, da Vico a Hegel a Comte, e infine l’agostinismo meno dichiarato, ma profondo, del pensiero cristiano contemporaneo, da Blondel a Mauriac a Claudel, agli storici e filosofi interessati al mondo tardo antico e medievale, come Marrou e Gilson.

Agostino cominciò a scrivere La Città di Dio sotto l’impeto di violente emozioni: il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, l’incontro in Africa con i profughi in fuga dall’Italia, le accuse della società pagana contro i cristiani. Gli dèi sono sdegnati, si diceva, e hanno abbandonato la custodia dell’Urbe e dell’Impero. L’opera, “un’impresa grande e difficile” come egli stesso la chiama, fu scritta lentamente, nell’arco di quasi un ventennio, interrotta spesso da altri impegni pastorali e dottrinali (le controversie con i donatisti e con i pelagiani), giungendo a compimento negli ultimi anni di vita del santo. Allora anche la sua città, la piccola Ippona nella grande Africa romana, stava per essere investita ormai dalle ondate barbariche dei Vandali. Agostino si preoccupa di ribattere le accuse dei superstiti pagani. Nella prima parte (libri I-X) l’opera è come l’ultima delle apologie cristiane contro gli dèi “falsi e bugiardi”. Ma nella seconda parte (libri XI-XXII) la Città di Dio rappresenta l’espressione più viva della speranza cristiana nella disperazione d’una civiltà in rovina. Posta al crepuscolo, fra lo splendido tramonto del mondo antico e un’alba ancora incerta, essa stabilisce i fondamenti per inscrivere in un significato generale i grandi eventi storici. Ove si scopra che la storia è guidata dalla Provvidenza, allora ogni avvenimento, la piccola vicenda personale come le grandi svolte dell’umanità, s’illumina d’un significato. L’oscuro non-senso si dissolve. E ciò basta a sorreggere le forze e ad animare la pazienza dell’uomo.

 

  • S. Agostino: "Le confessioni", (Confessiones, 397-400 d.C.), traduzione e note di Giorgio Sgargi, Rusconi Libri, 2012.

Le confessioni, opera complessa ed intensa di Sant'Agostino, nonostante sia stata scritta intorno al 400 d.C., conserva una grande modernità che la rende una lettura sempre attuale e coinvolgente. L'opera, che si compone di XIII libri, si rivela soprattutto un testo autobiograficointrospettivo, nel quale Agostino narra la tormentata storia della propria conversione alla fede cattolica, dopo aver subito per lungo tempo le attrative mondane.

 

  • Sant'Agostino: "Il libero arbitrio", (De libero arbitrio, Roma, 387-388 d.C.; completato nel 395 a Ippona), a cura di Rita Melillo, Città Nuova Ed., Roma, 2011.

Sin dalla giovinezza Agostino è profondamente turbato dalla presenza del male, tanto che tutta la sua vita ruota intorno alla soluzione di tale enigma. Da dove deriva il male? Come si spiega? In cosa consiste? Con queste domande si apre Il libero arbitrio, l'opera espressamente dedicata all'argomento, in cui il vescovo di Ippona prende in esame il male che l'uomo compie liberamente. Dio, spiega Agostino, ha creato l'uomo libero di scegliere perché possa decidere di compiere sempre il bene, guardando a Cristo, Sommo Bene, Amore, Verità.

 

  • Agostino: "Sull'anima. L'immortalità dell'anima. La grandezza dell'anima", (De immortalitate animae, Milano, 387 d.C.; De quantitate animae, Roma ca. 388 d.C.), a cura di Giovanni Catapano, con testo latino a fronte; Bompiani/RCS Libri, Milano, 2012.

In questo volume sono pubblicate le due operette giovanili di Agostino che trattano il tema dell' "anima". La prima, il De immortalitate animae, fu scritta a Milano nel 387, mentre Agostino si preparava a ricevere il battesimo. Questo trattato presenta una densa concatenazione di argomenti a favore dell'immortalità dell'anima, che devono molto al neoplatonismo plotiniano e porfiriano. La seconda, il dialogo De quantitate animae, nacque circa un anno dopo, dalle conversazioni che Agostino ebbe con l'amico Evodio. La discussione intende mostrare che l'anima è priva di estensione spaziale e che la sua "grandezza" sta invece nel valore della sua attività, considerata in sette livelli ascendenti, dalle funzioni vegetative alla visione di Dio.

 

  • Agostino: "Natura del bene", (Natura boni, 399-406 d.C.), a cura di Giovanni Reale, con testo latino a fronte; Bompiani/RCS Libri, Milano, 2008.

Il "De natura boni" è un breve trattato introduttivo intorno al problema del male: qual è la sua natura e perchè esiste? Domande a cui Agostino risponde a partire dal concetto di Bene. E allora il male diventa privazione del Bene stesso, ossia mancanza di misura, di forma e di ordine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism. Later many other contents were added. For their direct or indirect contribution to its realisation, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, All the Amici di Marco Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Francalanza, Giacinto Sabellotti, All the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least Ahmed Elgazzar.   M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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