ROMA  III

 

la caduta dell'Impero Romano d'Occidente:

le Invasioni Barbariche

e la fine della schiavitù  (grosso modo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulisse, RAI Tre:

La caduta dell'Impero Romano

 

Il Limes romano

 

Alessandro Barbero

Roma e i barbari

 

 

 

 

 

 

Ulisse, RAI Tre:

I confini dell'Impero Romano, I-XIII

 

 

 

 

 

 

 

 

Gesù e il centurione romano

 

Nascita della Chiesa

 

 

 

 

 

 

 

RAI Radiotelevisione Italiana:

Sant'Agostino:

 

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Sant'Agostino - 192 min., Episodi I e II

 

Regia: Christian Duguay, 2010 Una produzione: Italia, Germania, Polonia.

Interpreti: Alessandro Preziosi, Monica Guerritore, Franco Nero, Katy Louise Saunders, Sebastian Strobel, Serena Rossi, Johannes Brandrupt, Andrea Giordana.

 

Mentre Roma, la Città Eterna, viene invasa da un'orda di cinquecentomila barbari, a Ippona Agostino, un tempo avvocato di grido ora vescovo della città, decide di restare a fianco dei suoi fedeli, vedendo nelle loro esistenze e nel loro dolore i pilastri per la fondazione di una nuova civiltà.

 

 

 

 

 

RAI Radiotelevisione Italiana:

Sant'Agostino, Parte II,

con Alessandro Preziosi.

 

Purtroppo non è più accessibile

in modo alternativo tramite Youtube,

ma è ancora reperibile qui su RaiPlay:

 

Sant'Agostino - 192 min., parte I e II

 

 

... e temporaneamente qui (parte II):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LIBRI  (al riparo dagli eccessi dell'onnipresente mercantilismo):

 

  • Peter Heather: "La caduta dell'Impero Romano. Una nuova storia", Garzanti, 2008.

La caduta dell'impero romano è da sempre uno dei più affascinanti enigmi della storia. Roma disponeva di una formidabile forza militare ed economica, su un territorio immenso, che si estendeva dal Vallo di Adriano ai confini con la Scozia fino all'Eufrate, dall'Africa settentrionale al Reno e al Danubio. Era una macchina perfetta e collaudata, con una rete capillare di strade e di fortezze, ricche città e una organizzazione amministrativa per certi versi insuperata. Tra la battaglia di Adrianopoli nel 378 d.C. e la deposizione dell'ultimo imperatore Romolo Augustolo nel 476 d.C., la superpotenza più longeva della storia venne sconfitta e occupata da bande di invasori "primitivi", distrutta da barbari ritenuti quasi incapaci di organizzazione e di pensiero razionale. Come è potuto accadere? Le ricostruzioni più diffuse hanno dipinto una civiltà decadente e corrotta, troppo "civilizzata" e magari indebolita dal cristianesimo. Ma a giocare un ruolo determinante furono anche semplici dettagli, come gli archi degli unni, più lunghi e potenti di quelli dei nemici, e il carico fiscale imposto dalla capitale alle province. Con una narrazione ricca di episodi e personaggi memorabili, Peter Heather confuta i luoghi comuni, mettendo a frutto le sue competenze economico-militari e le sue approfondite conoscenze sui barbari, ricostruendo in maniera brillante e persuasiva gli scontri e le battaglie, ma anche i tentativi di integrazione alle frontiere dell'impero.

 

 

LIBRI SUL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI:

 

  • Friedhelm Winkelmann: "Il cristianesimo delle origini", Il Mulino Ed., 2004.

Questo studio percorre la storia dei primi tre secoli del cristianesimo, dalla morte di Gesù Cristo al IV secolo, epoca del definitivo riconoscimento della sua legittimità da parte dell'imperatore Costantino e della formazione di una Chiesa imperiale romana. Con ampio ricorso alle fonti, l'autore ricostruisce le diverse fasi di questa storia, nel corso della quale quella che era nata come una setta giudaica, perdipiù perseguitata, si consolida e si trasforma a tal punto da divenire una religione universale. L'analisi si concentra sulle dinamiche che hanno fatto di un culto minoritario una religione di stato, sulle ragioni dell'allontanamento fra cristianesimo e giudaismo e sulle conseguenze dell'integrazione fra cristianesimo e cultura ellenistico-romana.

 

  • Jean-Pierre Lémonon: "I giudeo-cristiani, testimoni dimenticati. Un percorso tra i "silenzi" del Nuovo Testamento e gli scritti dei Padri", San Paolo Ed., 2007.

La storia è scritta dal punto di vista dei vincitori. I vinti lasciano poche testimonianze dirette, spesso filtrate dalla visione di coloro che hanno contribuito alla loro scomparsa. Ed è incontestabile che in seno allo stesso cristianesimo primitivo alcune tendenze che godettero di successo finirono poi con l'uscire dalla storia. Chi erano e che fine hanno fatto quei giudei che accolsero Gesù come Messia pur mantenendo uno stretto legame con i modi di vivere la fede d'Israele? Chi erano gli ebioniti e i nazorei? Che rapporto avevano con gli apostoli Paolo e Giacomo? Attraverso un affascinante percorso tra gli scritti dei Padri e i "silenzi" del Nuovo Testamento, Lémonon delinea il profilo di questi cristiani dimenticati, testimoni di una continuità tra Israele e la Chiesa, eppure rigettati tanto dal cristianesimo quanto dal giudaismo.

 

  • Agostino: "La Città di Dio", a cura di Luigi Alici, Bompiani, 2001.

Riproporre la lettura della Città di Dio, in una nuova traduzione italiana che si esprime in un linguaggio vivace e moderno, eppur fedele e attento al testo antico, significa allacciarsi a una lunga tradizione. Da quando discepoli di sant’Agostino, come Paolo Orosio, cominciarono a leggere quei libri a mano a mano che venivano composti e pubblicati, non si è mai più smesso di riprendere in mano l’opera agostiniana. Vi si rispecchiò l’anima di tutto il Medioevo fino a Dante, vi si riconobbero i pensatori dell’Umanesimo e della Riforma, vi trovarono alimento le meditazioni ecumeniche di uomini d’opposta sponda, come Bossuet e Leibniz, e poi quelle, progressivamente laicizzanti, dei filosofi della storia, da Vico a Hegel a Comte, e infine l’agostinismo meno dichiarato, ma profondo, del pensiero cristiano contemporaneo, da Blondel a Mauriac a Claudel, agli storici e filosofi interessati al mondo tardo antico e medievale, come Marrou e Gilson. Agostino cominciò a scrivere La Città di Dio sotto l’impeto di violente emozioni: il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, l’incontro in Africa con i profughi in fuga dall’Italia, le accuse della società pagana contro i cristiani. Gli dèi sono sdegnati, si diceva, e hanno abbandonato la custodia dell’Urbe e dell’Impero. L’opera, “un’impresa grande e difficile” come egli stesso la chiama, fu scritta lentamente, nell’arco di quasi un ventennio, interrotta spesso da altri impegni pastorali e dottrinali (le controversie con i donatisti e con i pelagiani), giungendo a compimento negli ultimi anni di vita del santo. Allora anche la sua città, la piccola Ippona nella grande Africa romana, stava per essere investita ormai dalle ondate barbariche dei Vandali. Agostino si preoccupa di ribattere le accuse dei superstiti pagani. Nella prima parte (libri I-X) l’opera è come l’ultima delle apologie cristiane contro gli dèi “falsi e bugiardi”. Ma nella seconda parte (libri XI-XXII) la Città di Dio rappresenta l’espressione più viva della speranza cristiana nella disperazione d’una civiltà in rovina. Posta al crepuscolo, fra lo splendido tramonto del mondo antico e un’alba ancora incerta, essa stabilisce i fondamenti per inscrivere in un significato generale i grandi eventi storici. Ove si scopra che la storia è guidata dalla Provvidenza, allora ogni avvenimento, la piccola vicenda personale come le grandi svolte dell’umanità, s’illumina d’un significato. L’oscuro non-senso si dissolve. E ciò basta a sorreggere le forze e ad animare la pazienza dell’uomo.

 

 

  • S. Agostino: "Le confessioni", traduzione e note di Giorgio Sgargi, Rusconi Libri, 2012.

 

  • Sant'Agostino: "Il libero arbitrio", a cura di Rita Melillo, Città Nuova Ed., 2011.

 

  • Agostino: "Sull'anima. L'immortalità dell'anima. La grandezza dell'anima", a cura di Giovanni Catapano, con testo latino a fronte,2003.

In questo volume sono pubblicate le due operette giovanili di Agostino che trattano il tema dell' "anima". La prima, il "De immortalitate animae", fu scritta a Milano nel 387, mentre Agostino si preparava a ricevere il battesimo. Questo trattato presenta una densa concatenazione di argomenti a favore dell'immortalità dell'anima, che devono molto al neoplatonismo plotiniano e porfiriano. La seconda, il dialogo "De quantitate animae", nacque circa un anno dopo, dalle conversazioni che Agostino ebbe con l'amico Evodio. La discussione intende mostrare che l'anima è priva di estensione spaziale e che la sua "grandezza" sta invece nel valore della sua attività, considerata in sette livelli ascendenti, dalle funzioni vegetative alla visione di Dio.

 

  • Agostino: "Natura del bene", a cura di Giovanni Reale, con testo latino a fronte, 2001.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism. Later many other contents were added. For their direct or indirect contribution to its realisation, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, All the Amici di Marco Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Francalanza, Giacinto Sabellotti, All the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, Ahmed Elgazzar, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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