ROMA  II

 

l'età imperiale

 

 

 

 

 

 

 

History Channel

Roma, una macchina da guerra

 

La macchina da guerra romana, I-III

 

 

 

 

 

 

 

 

Alberto Angela:

Le Legioni di Traiano

 

 

Roberto Trizio:

I disturbi mentali dei legionari romani

 

Alberto Angela:

Ritrovamento di un rostro di una nave romana

 

Alberto Angela:

Il racconto segreto della Colonna Traiana, I-II

 

 

 

 

 

 

 

 

I Grandi Imperatori Romani

 

 

Piero Angela

Roma Antica - Annibale l'incubo di Roma

 

Ara Pacis

 

L'Ara Pacis com'era

 

 

Piero Angela: I segreti del Colosseo

 

Il gladiatore,

regia di Ridley Scott

 

Il Circo Massimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vita quotidiana degli antichi romani:

Le vie e le case di Ostia Antica

 

La Domus Aurea: il Palazzo di Nerone

 

RAI Uno, Superquark, 5 luglio 2017:

Tra le rovine di Masada

 

Alberto Angela presenta "Impero"

 

Atlantide, La7:

Le sette meraviglie dell'antica Roma

 

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

  • Publio Virgilio Marone: "Eneide", testo latino a fronte, traduzione e cura di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino, 2014.

Questa nuova traduzione dell'Eneide, corredata da un ricco apparato di note, si configura come particolarmente tecnica e come intimamente poetica: due connotazioni complementari del lavoro di un traduttore che è affermato studioso di letteratura latina e poeta in proprio. Tecnica per la scelta metrica di un esametro barbaro molto duttile, ma anche molto preciso, con i suoi sei accenti e con giochi di pause, e di alternanze fra misure dattiliche e spondaiche, che realizzano una analogia assai stretta rispetto all'archetipo latino. Tecnica per la scelta di mantenere le ripetizioni virgiliane in tutte le tessere formulari: locuzioni fisse dove Virgilio usa locuzioni fisse. La rielaborazione poetica parte da premesse di questo tipo, ma si snoda in un paziente rispetto delle singole parole, fino a una spiccata attenzione alle trame foniche, e specialmente alle allitterazioni, omaggio al poeta più musicale e fonosimbolico del mondo antico. Si snoda poi nella ricerca di imprimere, come già fece Virgilio, un passo sublime a una lingua d'arte non troppo lontana da quella usuale. E ancora nella capacità di calibrare un tono malinconico anche nelle pagine più epiche. Il più affascinante esito della letteratura latina trova una nuova voce, fedele e attualissima, per i lettori di oggi e di domani.

 

  • Guido Guidorizzi: "Enea, lo straniero. Le origini di Roma", Einaudi, Torino, 2010.

I Romani sapevano di discendere da un advena, uno che viene da fuori, accompagnato da fuggiaschi che avevano attraversato il mare rischiando mille volte di morire e scomparire nelle acque. «L'impero romano, - scrisse Seneca, - ha come fondatore un esule, un profugo che aveva perso la patria e si portava dietro un pugno di superstiti alla ricerca di una terra lontana... Farai fatica a trovare ancora una terra abitata dagli indigeni: tutto è il risultato di commistioni e di innesti». I Greci al contrario pensavano di essere nati dalla terra, come un albero. Gli Ateniesi si vantavano di essere autoctoni: il loro primo re, Cecrope, era sbucato dal suolo come un serpente e per questo aveva la parte inferiore del corpo coperta di scaglie. «Noi siamo stati sempre qui, - dicevano, - la nostra gente è nata da questa terra; possiamo accogliere i supplici e gli stranieri, anzi è la nostra legge a imporlo, ma i veri Ateniesi saremo sempre noi, i figli del serpente». I Romani non pensavano cosí. Il loro eroe fondatore veniva da una terra lontana, ma arrivando non trovò il deserto: solo uomini selvatici e primitivi. Eppure non li volle come schiavi ma come compagni.

 

  • Publio Cornelio Tacito: "Annali", testo latino a fronte, traduzione di Bianca Ceva, Rizzoli, 1981.

"Corruptissima re publica plurimae leges", "Annales", Libro III, 27: tante leggi, repubblica corrottissima.

Lo stesso concetto veniva espresso in altro modo nell'antica Cina, attorno al VI sec. a.C. nel "Tao tê Ching" attribuito al leggendario Lao-tzu: il popolo va governato come quando si cucina un pesciolino, più lo rigiri, più si spappola. Troppi cambimenti, troppe leggi non giovano al buon governo di un popolo. Ai tempi nostri il popolo si lamenta delle troppe leggi, troppa burocrazia, ma nessuno fa nulla, per cui la civiltà contemporanea resta incartata e destinata alla decadenza sociale.

 

  • Publio Cornelio Tacito: "La vita di  Agricola" e "La Germania", testo latino a fronte; introduzione e commento di Luciano Lenza; traduzione di Bianca Ceva; Rizzoli, Milano, 1990.

"Rubare, massacrare, rapinare, questo i Romani, con falso nome, chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto, dicono d'aver portato la pace", da "La vita di Agricola", Tacito.

L'esordio di Tacito furono due brevi monografie, due gioielli che fanno già presagire i capolavori della maturità.  "La vita di Agricola", elogio funebre del suocero Giulio Agricola, artefice dei successi militari romani in Britannia fra il 78 e l'84 d.C., è il ritratto di un uomo esemplare che, lontano sia da un vile servilismo sia da una sterile opposizione, riuscì a essere utile allo Stato anche sotto il governo di un pessimo principe.  Nella "Germania", l'unica opera di carattere etnografico dedicata a un popolo straniero che ci sia giunta dall'antichità, l'intento descrittivo si colora di motivazioni etiche, contrapponendo polemicamente l'integrità morale dei barbari germani alla corruzione e all'avidità della Roma imperiale.  Luciano Lenaz approfondisce nell'introduzione la genesi delle due operette e i numerosi problemi interpretativi che esse pongono.

 

  • Luigi Bernardi: "Tutte le strade portano a Roma", 144 pgg., illustrato, Logart Press, 2003.

Ci sarebbe stata l'Europa - questa che noi oggi conosciamo - senza le strade dei romani? Probabilmente no. Anzi, sicuramente no. Lungo le strade volute da consoli e generali, tracciate da imperatori e custodite da procuratori, sono passate le legioni romane, ma con le legioni è passata la lingua, è passato il diritto, sono transitate forme d'arte, si sono diffusi modelli di vita civile, costumi della civiltà urbana. Questo volume parla, con passione e competenza, delle strade consolari italiane, di quelle strade che hanno reso possibile la prima grande globalizzazione voluta dai romani.

 

  • Strabone: "Geografia. L'Italia (Libri V-VI)", 362 pgg., testo greco a fronte, a cura di Anna Maria Braschi, Rizzoli, Milano, 2020.

"I Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che dai Greci furono trascurate, cioè nell'aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache", Strabone, "Geografia", Libro V

 

  • Carmelo Malacrino: "Ingegneria dei greci e dei romani", 216 pgg., Arsenale, Verona, 2013.

"Le pagine di testo sono accompagnate da un meticoloso ed esauriente apparato iconografico che aiuta a dimostrare quanto la moderna ingegneria sia debitrice alla sapienza e intelligenza degli antichi."

 

  • Eric Teyssier: "L'ascesa dell'impero romano. 753 a.C-I secolo d.C.", 252 pgg., LEG Edizioni, Gorizia, 2016.

La caduta di Roma, ampiamente analizzata, eclissa troppo spesso la storia senza pari della sua ascesa e del suo successo. Eppure, l'Impero romano fu una grande costruzione politica che unì per cinque secoli una moltitudine di etnie che parlavano decine di lingue e veneravano una cifra perfino superiore di dèi. Quali segreti hanno permesso ai romani di conquistare territori talmente vasti? E, data l'eccezionalità di tale conquista, che dire della loro capacità di tenere unito quell'enorme spazio? Per capire queste differenti imprese, l'autore esamina i miti fondanti della città latina, gli impulsi della politica imperialista, le ragioni delle vittorie militari, la forza morale della res publica e la capacità di integrare gli stranieri. I segreti dei successi e della durata dell'Impero romano, poco studiati, diventano un argomento dal fascino senza fine.

 

  • Yann Le Pohec: "Geopolitica dell'impero romano", 295 pgg., LEG Edizioni, Gorizia, 2019.

Come fu possibile la costruzione e il mantenimento secolare di un impero che annoverava popoli diversissimi, frontiere estese lungo 17.000 chilometri, e la cui sicurezza era fornita solo da una trentina di legioni che, con i loro ausiliari, arrivavano appena a 250.000 uomini? Quest'opera analizza le condizioni politiche, militari, economiche e ideologiche che permisero a una piccola città del Lazio d'imporsi all'Italia e all'intero bacino del Mediterraneo. Lo studio consente di comprendere come, secolo dopo secolo, il pragmatismo di generali e imperatori permise loro di impiegare al meglio i mezzi di cui disponevano e di sfruttare le più varie condizioni geografiche che si presentarono sui diversi scenari, assicurando l'espansione e la difesa territoriale. Dalle guerre puniche alle invasioni barbariche, passando per gli scontri contro germani o persiani, e per la difesa degli pseudo-limes, quest'opera ci offre un'appassionante scoperta delle fonti all'origine della potenza romana.

 

  • Jean-Noël Robert: "Da Roma alla Cina. Sulle vie della seta al tempo della Roma imperiale", 342 pgg., LEG Edizioni, Gorizia, 2019.

Anno 166 della nostra era: primi nella storia, alcuni cittadini romani entravano in Cina dopo un lungo viaggio per mare dall'impero dell'Occidente alle coste annamite dove sbarcarono. Avevano percorso l'Egitto, attraversato il mare Eritreo, erano approdati in India da dove si erano diretti verso la penisola malese, avevano costeggiato l'Indocina per gettare infine l'ancora a nord del Vietnam e percorrere la via terrestre che doveva condurli fino all'Impero Celeste. Questo straordinario episodio, ricordato dagli storici cinesi, costituisce il punto di partenza per l'affresco di Jean-Noël Robert, che racconta la storia affascinante della ricerca di un contatto tra i due più grandi imperi dell'antichità. Un viaggio nel tempo e nello spazio che parte da Alessandro Magno e, concentrandosi sul II e III secolo dopo Cristo, tocca non solo l'Impero romano e quello cinese, ma tutto l'intreccio delle civiltà tra Europa e Asia. Gli scambi economici, culturali e religiosi, insieme ai contatti politici e agli scontri militari, diventano legami profondi tra Roma, la Persia dei Parti, l'India e la Cina, senza dimenticare i popoli nomadi dell'Asia Centrale. Una storia profonda quanto nascosta rispetto alle narrazioni usuali, ricca di suggestioni e significati, per illuminare alcune pagine del progresso dell'umanità, sulle tracce di quei viaggiatori guidati dalla loro vocazione a diventare i cittadini del mondo.

 

  • Eckhard Meyer-Zwiffelhoffer: "Storia delle province romane", 156 pgg., Il Mulino, Bologna, 2011.

Dall'espansione mediterranea dell'età repubblicana, con le prime province di Sicilia, Sardegna, Corsica e Spagna nel III secolo a.C, al consolidamento dell'età imperiale, alla marginalizzazione dei territori provinciali nel tardo antico: il volume illustra il processo che portò Roma ad apporre il sigillo dell'"imperium Romanum" su un vastissimo territorio, affermando una supremazia i cui effetti culturali sarebbero durati nei secoli.

 

  • Alessio Succa: "Economia e finanza dell'Impero Romano", 282 pgg., Edizioni del Faro, 2017.

Per alcuni secoli l'Impero Romano concretizzò l'idea dello Stato universale, accogliendo al suo interno popoli e culture assai differenti. L'unificazione politica e amministrativa del Mediterraneo, impresa straordinaria e unica nella Storia dell'Uomo, consentì di valorizzare il patrimonio culturale di numerose civiltà. Italici, Celti, Greci, Egiziani e Fenici, contribuirono alla formazione di un sistema economico e finanziario assolutamente complesso e progredito, in grado di diffondere benessere e ricchezza su buona parte del Mondo Antico. Il presente volume, un pregevole manuale di Storia economica, descrive in modo accurato gli aspetti più importanti dell'Impero di Roma: le vicende politiche, l'evoluzione sociale e soprattutto la dimensione economico-finanziaria.

 

  • Gian Giulio Belloni: "La moneta romana. Società, politica, cultura", 288 pgg. Carocci, 2002.

Durante l'età repubblicana, la moneta romana si fa simbolo della posizione centrale dell'uomo nell'attività politica e del suo desiderio di lasciarne testimonianza. A prescindere dalla sua funzione economica di misura del valore, la moneta è concepita dai Romani come un 'monumentum', cui dunque sono state attribuite quelle caratteristiche di ricchezza e varietà di temi e raffigurazioni che non si riscontrano nella moneta di nessun altro Stato e in nessun altro periodo storico. Accanto alla rappresentazione di tipo narrativo – leggende e miti o avvenimenti reali – si trova l'esaltazione dell'individualismo romano esploso, dopo la morte di Cesare, sulle monete dei rivoluzionari che sostituiranno ai ritratti degli antenati la propria effigie. Nell'età imperiale la moneta diventa dunque un veicolo privilegiato per l'autocelebrazione, senza per altro abbandonare la tradizione di fissare nel conio i grandi eventi, la divinità e le personificazioni delle virtù civili e militari della società e dello Stato romano.

 

  • Jean Andreau e Raymond Descat: "Gli schiavi nel mondo greco e romano", 244 pgg., Il Mulino, 2014.

Nel mondo greco-romano la società era basata su una presenza massiccia di schiavi, che in determinati luoghi poterono raggiungere e forse superare il cinquanta per cento della popolazione. Il volume offre un panorama completo della questione: che cosa significava essere schiavi e come lo si diventava; la funzione e il peso degli schiavi nei diversi settori della vita economica; la loro presenza nell'organizzazione famigliare e cittadina; come si poteva uscire dallo stato di schiavitù; le trasformazioni che la fine dell'impero romano e il primo diffondersi del cristianesimo produssero nel sistema schiavistico antico.

 

  • Jean Andreau e Raymond Descat: "Male morts: morts violentes dans l'Antiquité", 431 pages, Fayrd, 2009.

(Sulle morti violente nel mondo antico e nel mondo greco-romano, tra cui la crocifissione.)

Il y a ceux qui meurent lentement d'une mort douce, ou attendue. Et il y a ceux qui partent de façon brutale : guerre, crime, catastrophe naturelle, suicide, épidémie, accident, exécution, etc. Grâce à l'examen de squelettes provenant de fouilles archéologiques du pourtour méditerranéen, il est désormais possible de reconstituer, cas après cas, un tableau des morts violentes dans l'Antiquité gréco-romaine. Des récits, des anecdotes, des commentaires historiques permettent de préciser ce descriptif complet. L'auteur s'attache également à étudier le devenir du cadavre de ces individus partis avant l'heure ou soudainement, centré sur la peur du retour des morts (nécrophobie) : mise à l'écart, démembrement, magie noire, mutilation, etc. A travers ce voyage dans les morts violentes, c'est à une déambulation dans les bas-fonds de la société antique qu'est convié le lecteur, à la recherche d'un étonnant et méconnu côté obscur.

 

  • Giorgio Ruffolo: "Quando l'Italia era una superpotenza: il ferro di Roma e l'oro dei mercanti", Torino, Einaudi, 2014.

Un viaggio nei due piú gloriosi e cruciali momenti della nostra storia: dalla Roma dei re, dei senatori e degli imperatori che ha conquistato l'intero mondo conosciuto con il ferro della spada, alle Repubbliche italiane, Pisa, Amalfi, Genova, Venezia, Firenze, Milano, che con l'oro dei commerci risollevarono le sorti dell'Italia. Attraverso il racconto degli eventi storici e dei protagonisti, le strutture economiche e le grandi correnti sociali, ma anche gli aneddoti e le leggende, Ruffolo mette a confronto due epoche di indiscussa superiorità mondiale da cui emergono i tratti caratteristici dell'identità italiana, le sue continuità e le sue discontinuità.

 

  • Lindsay Powell: "Agrippa. Il braccio destro di Augusto", LEG Edizioni, Gorizia, 2019.

Marco Agrippa fu la personificazione dell'espressione "braccio destro". Come uomo di fiducia di Augusto condusse guerre, pacificò province, adornò Roma e giocò un ruolo cruciale nello stabilire la Pax Romana dei successivi due secoli: tutto ciò nella consapevolezza che non avrebbe mai governato di persona. Per secoli gli storici si sono interrogati sulla sua apparente mancanza di ambizione, sul rapporto di amicizia che dalla giovinezza lo legò a Caio Ottavio, nipote di Cesare. Già dalla lotta contro i cesaricidi Agrippa si rivelò necessario per la vendetta di Ottaviano, acquisendo la reputazione di ottimo ammiraglio nella lotta contro Sesto Pompeo e nell'epica battaglia di Azio che segnò la fine di Marco Antonio e Cleopatra nel 31 a.C. Condusse le legioni nel Bosforo Cimmerio, in Gallia e in Illiria. Sempre in Gallia Agrippa estese la rete via ria abozzata da Cesare, in Giudea consolidò i rapporti con Erode e stabilizzò la regione. Si occupò del restauro di Roma e di vitali opere pubbliche, fino alla costruzione di un monumento simbolo come il Pantheon. Agrippa fu insomma un alter ego dell'imperatore, che gli diede in sposa la figlia Giulia e adottò i tre figli della coppia, sperando di farne eredi al trono. La morte precoce di Agrippa il 12 d.C. privò Augusto del suo miglior collaboratore, ma il sangue di Agrippa continuò a scorrere nelle vene di esponenti della dinastia più ambiziosi, come Caligola e Nerone.

 

  • Giuseppe Cascarino: "Il manuale del legionario romano", 280 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2017.

Provate ad immaginare di dovervi arruolare nell’esercito romano di Augusto, nell’anno della nascita di Cristo, e di non sapere come, quando e cosa fare. Questo manuale è stato scritto apposta per voi, e vi spiegherà nei dettagli, ma sempre in modo semplice e comprensibile, quali sono i compiti che vi aspettano, quali i diritti e doveri di legionario romano. Vi immergerete direttamente nella storia e nella cultura dei nostri antenati! Un approccio nuovo e un testo imperdibile per ogni appassionato serio e rigoroso della storia romana e dell’esercito romano in particolare. Il testo è corredato da oltre 200 disegni, schemi, foto, tabelle e utili appendici.

 

  • Giuseppe Cascarino: "L'esercito romano. Armamento e organizzazione. Volume I: Dalle origini alla fine della Repubblica", 270 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2007.

Da un'accurata analisi delle fonti storiche e letterarie, dell'iconografia e dei più recenti ritrovamenti archeologici, nasce un'opera per gli appassionati italiani di ricostruzione dell'esercito Romano. In questo libro - il primo di tre volumi - vengono minuziosamente descritti e analizzati l'armamento, l'equipaggiamento, l'addestramento e le tecniche di battaglia dell'esercito romano, nel periodo che va dalla fondazione della Città Eterna alle imprese di Giulio Cesare. Con l'aiuto dell'esperienza acquisita dall'autore nell'ambito dell'archeologia sperimentale, l'opera copre una lacuna nel campo della conoscenza della materia. Il testo è corredato da oltre 200 disegni e schemi originali, foto, tabelle e 16 tavole a colori.

 

  • Giuseppe Cascarino. "L'esercito romano. Armamento e organizzazione. Volume II: Da Augusto ai Severi", 458 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2008.

Con questo volume sull'esercito romano vengono analizzati nel dettaglio l'organizzazione, l'equipaggiamento, la tecnica militare e la vita quotidiana delle legioni e delle truppe ausiliarie nel periodo dell'alto impero, compreso tra il principato di Augusto e quello di Alessandro Severo, dove si concentra il maggiore interesse tra gli appassionati di storia militare romana. Una trattazione di tutti gli aspetti teorici, pratici e di vita comune dell'esercito più potente della storia, nei secoli in cui le legioni garantivano la sicurezza e il consolidamento della civiltà romana su un territorio che si estendeva dalle brume della Scozia ai deserti della Mesopotamia.

 

  • Giuseppe Cascarino: "L'esercito romano. Armamento e organizzazione. Volume III: Dal III secolo alla fine dell'impero romano d'Occidente", 310 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2009.

Questo terzo volume, realizzato in collaborazione con Carlo Sansilvestri, affronta un periodo storico ricco di eventi epocali e di cambiamenti, anche se caratterizzato da una minore disponibilità di fonti e di informazioni rispetto all’alto impero. L’esercito romano del tardo impero continuò a costituire una formidabile macchina da guerra, virtualmente imbattibile e fonte di ispirazione sia per gli alleati che per i numerosi nemici che minacciavano le frontiere dell’Impero. In Occidente cessò di esistere formalmente solo quando, con la graduale dissoluzione del potere politico di Roma, venne meno il punto di riferimento ideale e istituzionale, continuando tuttavia ad esportare e ad ispirare l’arte della guerra in Europa per tutto l’alto medioevo. Come per i precedenti volumi il testo analizza nel dettaglio l’organizzazione, le tattiche di battaglia, l’armamento e le condizioni di vita dei soldati romani dell’epoca, avvalendosi di oltre 200 disegni originali, schemi e tabelle, ed è accompagnato da 16 tavole a colori, contenenti tra l’altro la ricostruzione degli scudi riportati nella Notitia Dignitatum.

 

  • Giuseppe Cascarino: "L'esercito romano. Armamento e organizzazione. Volume IV: L'impero d'Oriente e gli ultimi romani", 260 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2012.

Questo quarto volume, realizzato in collaborazione con Carlo Sansilvestri, completa la storia dell'armamento e dell'organizzazione dell'esercito romano, che ad oriente, nel VI e VII secolo, svolge ancora un ruolo determinante per la sopravvivenza dell'impero contro potenti nemici, vecchi e nuovi, arrivando quasi a ristabilire l'antico impero indiviso con le imprese dei generali di Giustiniano. Contemporaneamente in occidente, nell'ambito, e spesso al servizio, dei nascenti regni romano-barbarici che segneranno la storia dell'Europa medievale, resistono ancora per qualche tempo comunità e combattenti che continuano a definirsi Romani, e che lottano per mantenere vive le antiche tradizioni guerriere, emergendo appena dalla storia e confondendosi con la leggenda. In linea con l'impostazione dei precedenti volumi, il testo analizza nel dettaglio l'organizzazione, le tattiche di battaglia, l'armamento e le condizioni del servizio dei soldati romani dal V al VII secolo, avvalendosi di oltre 200 disegni originali, schemi e tabelle.

 

  • Peter S. Wells: "La battaglia che fermò l'impero romano. La disfatta di Quintilio Varo nella selva di Teutoburgo", 260 pgg., Il Saggiatore, Milano, 2016.

In una manciata di secoli, da piccola città stato sulle rive del Tevere, Roma si trasforma nella sovrana del mondo conosciuto: il suo dominio si estende dalla Gallia all'Africa del Nord, dalla Spagna all'Asia Minore, e la sua capacità di espansione sembra illimitata. Nelle regioni a est del Reno, tuttavia, le tribù germaniche sono irrequiete e minacciano i confini. E così nel 9 d.C. il generale Publio Quintilio Varo parte con tre legioni per sedare le rivolte nei territori settentrionali. Né lui né i suoi soldati faranno mai ritorno a Roma: nella selva di Teutoburgo un'orda di guerrieri capeggiati da Arminio tende un'imboscata alle truppe imperiali; i romani, stanchi e impreparati, vengono colti alla sprovvista e trucidati uno a uno. Dopo aver perso tutti gli uomini e le insegne, Varo e i suoi ufficiali, per il disonore, si tolgono la vita. È il momento in cui Roma si rende conto di non essere invincibile; ed è la spaventosa sconfitta che segna definitivamente l'arresto dell'espansione romana nell'Europa centrale. Peter S. Wells, con sicuro dominio delle fonti antiche - letterarie e archeologiche - e accattivante piglio affabulatorio, conduce il lettore sulle orme dei legionari romani e fa rivivere i loro ultimi istanti di vita, il panico e il dolore della disfatta. Ma racconta anche la prospettiva degli aggressori, di quei popoli sempre ritenuti barbari che, in definitiva, non hanno fatto altro che difendere la propria libertà e autonomia. Con "La battaglia che fermò l'Impero" - narrazione e documentato saggio storico - il Saggiatore invita a riscoprire la cronaca di un punto di svolta epocale, che spiega come da quel giorno sia cambiata la storia d'Europa e dell'umanità intera.

 

  • Giuseppe Cascarino: "Castra. campi e fortezze dell'esercito romano", 260 pgg., Il Cerchio, Rimini, 2010.

In questo imponente lavoro sulla tecnica e sull’ingegneria militare dei Romani, vengono trattati per la prima volta in modo monografico tutti gli aspetti dell’elemento che più di ogni altro ha costituito il segreto dell’invincibilità dell’esercito romano: il campo militare. Strumento primario di conquista e simbolo della proverbiale razionalità del genio romano, il castrum si trasformò spesso nel giro di pochi anni da semplice accampamento mobile nel nucleo fondante di molte delle più importanti città italiane ed europee, le cui tracce sono visibili ancora oggi. Con il consueto conforto delle fonti letterarie, storiche e iconografiche, e delle evidenze archeologiche, vengono analizzate nel dettaglio le tecniche di costruzione, l’organizzazione interna, le caratteristiche tecniche dei vari tipi di campi e di fortificazioni, dalle origini fino al periodo del tardo impero quando, con il consolidamento dei confini, i campi si trasformarono in fortezze stabili. Il testo è puntualmente accompagnato da oltre 200 tra disegni originali, schemi, tabelle e fotografie, ed è corredato dalla prima traduzione in italiano, con testo a fronte, del De Munitionibus Castrorum.

 

  • Giorgio Cencetti: "Lineamenti  di storia della scrittura latina", 559 pgg., Pàtron Editore, Bologna, 1997.

Ristampa della prima edizione dle 1956 a cura di Gemma Guerrini Ferri, con indici e aggiornamento bibliografico

 

  • Alberto Angela: "Una giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità", Mondadori, Milano, 2016.

Com'era la vita quotidiana nella Roma Imperiale? Quali volti si incontravano nelle vie o sulle gradinate del Colosseo? Quali atmosfere si respiravano nelle case, nei palazzi? Alberto Angela conduce il lettore nella folla delle strade, all'interno delle case o nel Colosseo durante i combattimenti tra gladiatori. A descrizioni dettagliate di luoghi e stili di vita, si alternano infatti narrazioni in "presa diretta" quasi fosse una telecamera a proseguire il racconto, con il suo bagaglio di immagini, rumori, per scoprire e indagare tutte le curiosità e i piccoli grandi dettagli della vita degli antichi romani.

 

  • Alberto Angela: "Impero", Mondadori, Milano, 2016.

Immaginate di partire per un viaggio attraverso l'Impero romano. Per compierlo basterà seguire un sesterzio. Soffermandoci sulle persone che via via entrano in possesso della moneta, scopriremo i loro volti, le loro sensazioni, il loro modo di vivere, le loro abitudini, le loro case. Passeremo così dalle mani di un mercante a quelle di uno schiavo, da una prostituta fino all'Imperatore. Il viaggio è ipotetico, ma del tutto verosimile. I personaggi sono realmente vissuti in quel periodo, in quei luoghi, portavano quei nomi e svolgevano quel mestiere. Tutto è il frutto di un lungo lavoro di ricerca. Anche le battute pronunciate sono "originali": provengono dalle opere di autori come Marziale, Ovidio o Giovenale. E tappa dopo tappa, scoprendo il "dietro le quinte" dell'Impero, ci accorgeremo di quanto il mondo dei Romani, la prima grande globalizzazione della storia, fosse in fondo molto simile al nostro.

 

  • Carlo Pavolini: "La vita quotidiana a Ostia", Laterza, Bari-Roma, 1996.

Carlo Pavolini offre uno spaccato della vita quotidiana del porto di Roma, che divenne col tempo uno straordinario centro cosmopolita, in contatto con l'intero Mediterraneo. Grazie anche a un ampio corredo di immagini, in questo libro parlano al lettore i resti piccoli o grandi della città, le epigrafi, gli strumenti di lavoro, le suppellettili domestiche, la ceramica, mosaici, le pitture.

 

 

  • Museo della Civiltà Romana: "Catalogo", Casa Editrice Carlo Colombo, 1958.

  • Anna Mura Sommella e Maria Elisa Tittoni: "I capolavori dei Musei Capitolini", Fratelli Palombi Editori, 1995.

 

  • Francesco Scoppola: "Museo Nazionale Romano. Palazzo Altemps", Electa-Mondadori, Milano,  1997.

 

  • Paul Veyne: "I misteri di Pompei", Garzanti, 2017.

La Villa dei Misteri di Pompei racchiude la più grande e meglio conservata tra le pitture dell'antichità classica: venti metri di splendidi affreschi con ventinove figure a grandezza naturale di musicisti, dèi, nudi maschili e femminili, sileni della corte di Dioniso. Che cosa rappresenta esattamente questo capolavoro ammirato ogni anno da migliaia di visitatori? Dal 1911 (l'anno della sensazionale scoperta) gli studiosi hanno proposto le teorie più diverse e suggestive. In questo libro illustrato Paul Veyne elabora una lettura complessiva che fonde il dato archeologico e quello storico e che costituirà un termine di confronto ineludibile per il futuro. Ma il suo non è solo un esercizio di decifrazione del passato. Veyne racconta una intera comunità di donne e uomini facendola rivivere sotto i nostri occhi a duemila anni di distanza dalla tragica fine, permettendoci di vedere il mondo con gli occhi degli antichi e celebrando l'eterno fascino di Pompei.

 

  • Marguerite Yourcenar: "Memorie di Adriano", Einaudi, Torino, 2014.

Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, eredità che gli proviene dai Greci, lo sprona a pensare e servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo" afferma, personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, fra l'intelligenza e la volontà. I "Taccuini di appunti" dell'autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio.

 

  • Yves Roman: "Adriano", Salerno Editrice, 2011.

Personalità esuberante e poliedrica, l'imperatore Adriano (76-138 d.C.) ha sempre intimidito gli storici al punto che pochi hanno avuto il coraggio di cimentarsi con la sua vicenda biografica. Yves Roman, storico francese, si confronta con questa sfida, ambiziosa e impegnativa, e offre alla nostra lettura un Adriano che è il contraltare storico delle "Memorie", brillantemente inventate da Marguerite Yourcenar.

 

  • Jean-Claude Golvin: "Viaggio nel Mediterraneo romano", 241 pgg., LEG Editore, 2018.

Mai nella storia il Mediterraneo e le terre che su esso si affacciano si trovarono a costituire un'unità politica, se non sotto l'autorità di Roma, durante i primi quattro secoli dopo Cristo. Il mare è una fonte di profitti infiniti per colui che sa dominarlo e mettersi in relazione con mondi stranieri: il Mediterraneo era così il centro dell'impero più grande e duraturo dell'Occidente, il collegamento tra Paesi più differenti allora di quanto forse non siano oggi. Questo libro ci porta in un lungo viaggio tra le sponde di un mare interno che unisce Oriente e Occidente, l'Europa e l'Africa. Alessandria, Rodi, Pozzuoli, Roma, Arles, Cartagine, Leptis Magna: sono tutte le fermate a cui attraccare, esplorando un mondo perduto ma in parte restituito, grazie alle magnifiche illustrazioni realizzate alla luce degli studi archeologici e storico-artistici. La lettura sarà dunque guidata dalla scia delle migliaia di barche che solcarono costantemente vaste distese d'acqua per il trasporto di grano, olio, vino con cui rifornire le principali città del mondo romano, mentre le flotte militari assicuravano la pace sul Mediterraneo, il mare che consentì ai romani di regnare sul mondo. Mare nostrum, "è il nostro mare", dissero.

 

  • Giorgio Franchetti: "A tavola con gli antichi romani.  Storia, aneddoti e tante ricette per scoprire come mangiavano i nostri antenati culturali", 368 pgg., Edizioni Efesto, 2007.

Come mangiavano gli antichi romani? Quanto spendevano per mangiare fuori casa? Cosa avremmo trovato nelle locande dell’epoca? Esistevano già le diete? E i sommeliers? A queste, e ad altre domande, prova a rispondere l’autore di questo libro, che vi prenderà per mano e vi condurrà in un incredibile e coloratissimo viaggio nel tempo alla scoperta delle abitudini alimentari dei romani. Potrete stupire i vostri amici con una cena particolare, di quelle con cui il famoso Apicio si divertiva a sorprendere i propri invitati con piatti incredibili. All’interno troverete 124 gustosissime ricette ricostruite dall’archeocuoca Cristina Conte ma anche 10 schede di approfondimento su alcuni importanti argomenti, come il garum, il mulsum, il myrtatum, cioè l’antica mortadella, e tanti aneddoti riguardo personaggi famosi dell’antica Roma.

 

  • Jacques André: "L'alimentazione e la cucina nell'antica Roma", 266 pgg., LEG Edizioni, 2016.

La storia dell'alimentazione diventa in queste pagine una storia sociale, culturale ed economica dell'antica Roma. Jacques André sviscera ogni ingrediente di questo argomento di assoluta importanza per comprendere la vita quotidiana nell'antichità e le radici della cucina e dell'agricoltura italiane fino ai giorni nostri. Nulla è trascurato: gli elementi botanici, le tecniche di coltura e lavorazione, le tradizioni e le mode, il rapporto tra cibo e classi sociali, i riferimenti ai grandi autori e ai legislatori, gli aspetti economici della produzione alimentare e, soprattutto, i dettagli accurati di una gastronomia elaborata, ricca e fantasiosa. Ogni informazione è suffragata da un ricco corredo di note bibliografiche, anch'esse componente fondamentale di questo libro erudito e curioso, destinato (come già avvenuto in Francia) a diventare un classico per gli appassionati di storia romana e di storia dell'alimentazione.

 

  • Antonietta Dosi e Giuseppina Pisani Sartorio: "Ars culinaria. Dal Piemonte alla Sicilia, i piatti degli antichi Romani sulle loro (e sulle nostre) tavole", 463 pgg., Donzelli, 2012.

Un viaggio a ritroso nel tempo, tra le mense e le dispense dei nostri antenati, alla ricerca delle origini remote della tradizione culinaria italiana. Un itinerario culturale non meno che gastronomico, per portare alle luce, nelle cucine regionali, i gusti e i sapori che ci provengono dal mondo italico e greco-romano. Si scopre così, tra queste pagine, che è soprattutto nei piatti della cucina povera - quella dei contadini, degli artigiani, dei bottegai - che si rintracciano le radici di una tradizione che si perde nel tempo, e che grazie a massaie inconsapevoli è giunta fino alle nostre tavole, sia pure con le inevitabili varianti dovute al trascorrere dei secoli. Un percorso di lettura e di sapori che passa in rassegna i frutti della terra coltivati dagli antichi e i loro alimenti animali, l'uso del vino, del miele e dei condimenti grassi; come pure i sistemi di cottura, le forme di preparazione e di conservazione dei cibi, gli utensili, le portate. Attingendo alle pagine più vive di Catone, Apicio, Ateneo, Plinio, Columella e ad altri classici, le autrici ci illustrano l'antica arte culinaria e le usanze di un tempo - i leggendari convivi, le rituali libagioni. E attraverso una messe di informazioni, curiosità e aneddoti ci aiutano a guardare nei nostri piatti, per riconoscere le antiche persistenze, accompagnandoci al tempo stesso nella sperimentazione di ricette millenarie, lungo il filo delle tradizioni gastronomiche regionali.

 

  • Lorenzo Dalmasso: "Il vino nell'antica Roma. Così bevevano i Romani", Wingsbert House, 2015.

Della gastronomia romana conosciamo molto, quasi tutto, grazie ai trattati culinari fortunatamente giunti fino a noi. Più oscuro, difficile da ricostruire è il loro rapporto con il vino: ancora più importante del cibo, se possibile, perché legato ad una dimensione spirituale, oltre che materiale. Il vino come tramite, "ponte" verso la dimensione del divino: ma un divino inquietante, imprevedibile e irrazionale. È vero che il vino in Roma si beveva diluito e mai puro? E non solo con acqua (anche calda) ma persino con resine e profumi? Che si preferivano i vini invecchiati dai tre lustri in su? Che alle donne era severissimamente proibito berne - salvo poi che Livia, la moglie di Augusto, si vantasse di avere raggiunto l'età di ottantasei anni facendone largo uso? A queste e a molte altre curiosità storiche, letterarie ed artistiche sul vino dei Romani risponde questo volume agile e divulgativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

What the Romans did for us, 1 / 6

 

What the Romans did for us, 2 / 6

 

What the Romans did for us, 5 / 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism. Later many other contents were added. For their direct or indirect contribution to its realisation, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, All the Amici di Marco Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Francalanza, Giacinto Sabellotti, All the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least Ahmed Elgazzar.   M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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