I 22 Archetipi

 

 

dell'Ing. Mario Pincherle

 
 

 

 

 - una revisione critica di Michele Leonardi -

 

parte II

 

 

 

 

Tenuto conto come già detto che il libro del Pincherle non si esaurisce nel semplice elenco dei suoi 22 Archetipi, nonché del fatto che l'ordine di successione che egli ne dà è legato anche agli alfabeti fonetici (segno e suono) e non solo, proviamo a riordinare i suoi 22 Archetipi, alla luce di una prima critica volta a sondarne le potenzialità e le possibili applicazioni in altri settori dello scibile umano, in particolare in quello della composizione architettonica e della progettazione di edifici, macchine, sistemi, algoritmi, ecc., come vedremo infine, se ci sarà occasione di approfondire la questione e sempre se ne varrà la pena, tant'è banale la cosa.

Nel fare questo si manterrà in questa sede traccia della numerazione data dall'Autore per ciascuna delle sue 22 forme-funzioni.   Anche perché non vogliamo peccare di presunzione, mettendo in dubbio che alla fine i suoi 22 Archetipi siano effettivamente 22, non uno di più, non uno di meno. Infatti sarebbe alquanto strano che l'ingegner Mario Pincherle si sia potuto sbagliare circa il loro numero, visto che in sostanza è lui il creatore dei 22 Archetipi.

Quindi, stravolgiamo l'ordine di esposizione datone dall'autore nel suo libro, raggruppando i suoi Archetipi in altro modo, cioè per affinità, complementarità, ecc., piuttosto che secondo i segni degli alfabeti fonetici. E vediamo un pò cosa succede ai 22 Archetipi del nostro, nonché alle 10 modalità secondo le quali possono funzionare, ossia secondo i 22 archetipi pincherliani si esplicano:

 

01 - ARCHETIPO UNIFICANTE.  Non sembra riconducibile a nessun altro dei rimanenti archetipi pincherliani come suo caso particolare. Con esso abbiamo a che fare in ogni momento della nostra vita. Lo vediamo in atto nel mondo fisico, in quello biologico, in quello spirituale. Almeno per noi umani, mortali, non sembra però applicabile magicamente secondo il nostro capriccio e in tutte le situazioni. Ad esempio, se la finalità è l'unione piuttosto che un'altra, è difficile unire un pesce, vivo, con una spiaggia. Dopo pochi minuti avremmo un pesce morto sulla sabbia, meglio lasciarlo nell'acqua oppure meglio mangiarselo.

19 - ARCHETIPO LEGANTE, UNIONE STABILE DELLE COSE (duplicato dell'archetipo unificante?): messo a confronto con quello unificante, sembrerebbe essere un suo duplicato, ossia riconducibile all'archetipo dell'unione, ma concediamoci il tempo di riflettere sul perché l'ingegner Pincherle non abbia ricondotto l'archetipo legante all'archetipo unificante; concediamoci il tempo e il beneficio del dubbio.

06 - ARCHETIPO PORTANTE, CONGIUNZIONE, UNIONE TEMPORANEA DELLE COSE (altro duplicato dell'archetipo unificante?): anche questo sembrerebbe un duplicato di quello unificante, mentre si differenzia  dall'archetipo legante di unione stabile delle cose.

Altro punto di domanda: perché il Pincherle non ha ricondotto l'archetipo unione stabile delle cose e l'archetipo unione temporanea delle cose all'archetipo principe, l'archetipo dell'unione, aggiungendo che l'unione si esplicherà in modo stabile oppure effimero, comunque molto limitato nel tempo. Insomma, perché il nostro non ha introdotto le 2 ulteriori modalità, cioè quella finita e quella infinita? Infatti, avendo egli già definito le 2 modalità delle due direzioni del tempo, verso il passato e verso il futuro, rispetto ad un determinato istante t 0 di riferimento, potremmo avere solamente un archetipo unificante il quale si esplica secondo modalità finita oppure indefinita.

Riduciamo così grossolanamente in prima approssimazione ciò che è indeterminato a ciò che tende all'infinito e a ciò che è infinito, anche se le cose non stanno esattamente così, per cui dovremmo più precisamente introdurre 2 nuove modalità: MODALITÀ FINITA o DETERMINATA, e MODALITÀ INDEFINITA o INDETERMINATA, almeno all'istante t 0 .  Difatti, facciamo un esempio: in questo istante esiste un ponte che collega due sponde di un fiume. Possiamo dire che si tratta di una unione stabile tra le due rive del fiume, ma non sappiamo adesso quanto durerà nel tempo quel ponte. Al momento sembra una unione stabile, ma se metti caso quello stesso ponte crolla tra cento anni e non verrà mai più ricostruito o riparto, fra cento anni quella medesima unione sarà da considerarsi retrospettivamente non stabile, cioè temporanea.  Allora io direi che l'essenza dell'archetipo dell'unione è appunto l'unione, rendere in qualche modo una cosa sola enti tra loro distinti, e poco importa quanto essa duri nel tempo. Ad esempio l'accoppiamento tra uno spermatozoo ed un ovulo non dura in eterno, eppure dà luogo all'unione, ad un ente unitario, una nuova unità biologica, nuova vita, un nuovo essere vivente. altro esempio: il vincolo di matrimonio tra un uomo e una donna dà luogo ad una nuova unità spirituale e sociale: la famiglia. Il fatto che poi quello stesso matrimonio duri 5 anni prima del divorzio, dieci anni o finché i coniugi sono in vita entrambi, ciò è del tutto secondario: finché il matrimonio è in essere, sostanziato dalla volontà reciproca dei coniugi, si tratta di un'unione stabile, non di certo di una qualche effimera attività edonistica.

18 - ARCHETIPO DIVIDENTE, TAGLIANTE, insomma l'ARCHETIPO DELLA SEPARAZIONE:  è l'opposto dell'archetipo unificante ed è ad esso complementare - pars destruens, pertanto lo mettiamo subito dopo quello unificante - pars construens. Inoltre è importantissimo tanto quanto il primo archetipo pincherliano  (nota: per "archetipo pincherliano" connotiamo l'accezione che il Pincherle dà degli archetipi, nonché a tutela della sua idea originale), essendo continuamente in atto nel mondo fisico (ad esempio il taglio di un filo di rame), in quello biologico (il taglio del bisturi di un chirurgo), nonché in quello spirituale (ad es. un litigio tra due persone, un atto di divisione di beni immobiliari, ecc.).

Ci pare giusto che Pincherle non abbia aggiunto l'archetipo della distruzione, perché è evidente che la distruzione null'altro è che separazione. Una bomba distrugge un edificio, uccide delle persone, e quindi raggiunge lo scopo bellico di rendere inutilizzabile un edificio o di fermare la vita delle persone riducendole in parti non più unite tra loro in modo efficace, unitario, bensì appunto separate definitivamente in modo più o meno irreversibile.

20 - ARCHETIPO DELLA PERFEZIONE, PERFEZIONARE, FUNZIONE DELLA BELLEZZA: premesso che la bellezza è un concetto soggettivo e che ognuno di noi ha la sua visione di ciò che è bello o buono o il bene e di ciò che non lo è, ossia di ciò che è brutto oppure cattivo oppure è male, è indubbio che si può sempre perfezionare quella determinata visione personale oppure interpersonale oppure ancora collettiva. Ad esempio il cerchio perfetto, luogo degli infiniti punti dello spazio equidistanti da un determinato centro esiste solamente nel mondo astratto geometrico ideato dell'umanità, e quindi esiste solamente nel mondo spirituale, mentale dell'uomo. Per intenderci, ad un'ameba oppure ad un albero non gliene importa nulla del cerchi perfetto. Noi umani però ci accorgiamo subito se un anello di matrimonio oppure un cuscinetto a sfera di una ruota non è abbastanza circolare, cioè conforme ad un cerchio.  Tuttavia se potessimo avere una vista  ben più acuta di quella che ci è dato avere, oppure utilizzando un microscopio elettronico, ci accorgeremmo che tale oggetto non è poi così perfetto come ci sembra, a riprova che nel mondo fisico e biologico forse non esistono due soli enti perfettamente identici e che ciò che li fa sembrare identici dipende solamente dalle nostre conoscenze o dai nostri sensi o strumenti di osservazione non abbastanza affinati, per quanto siano sofisticati.

05 - ARCHETIPO VIVIFICANTE, DELLA VITA, LODARE.  Allo stato attuale nessuno è in grado di rispondere alla semplice domanda: che cos'è la vita? Certo si risponde per analogia dicendo che ciò che è vivo può morire, che si nutre, che si riproduce, che ha un codice genetico, ecc., o che ha una precisa organizzazione, salvo poi non riuscire a dire in cosa consista la sua individualità se non reiterando il concetto di organizzazione. Ma alla fine non esiste una vera spiegazione di cosa sia il vivente e in cosa si differenzi dal vivente. I ricercatori e docenti di neuroscienze cileni Humberto Maturana e Francisco Varela hanno avanzato l'ipotesi che qualsiasi essere vivente altro non è che una "macchina autopoietica", ossia "una macchina omeostatica (cioè quelle che mantengono alcune loro variabili sempre costanti, oppure entro uno spettro limitato di valori; per esempio, il vaso di ebollizione di una caldaia elettrica munita di termostato è una macchina che mantiene costante la variabile "temperatura" dell'acqua che contiene) che mantiene costante una particolare variabile, e cioè la propria organizzazione"; da cui deriva secondo gli Autori anche il concetto inverso equivalente utile per riconoscere qualsiasi sistema vivente: se una macchina è autopoietica, allora è un sistema vivente [H. Maturana e F. Varela: "Macchine ed esseri viventi. L'autopoiesi e l'organizzazione biologica", Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma 1992.

In sostanza si tratta di quanto affermato alcuni anni prima e in modo specifico solamente per  la Terra e la sua biosfera da parte dello scienziato James Lovelock, ma non generalizzato come fatto da parte di Maturana e Varela; difatti Lovelock nel suo "Gaia: A New Look at Life on Earth", Oxford University Press, 1979, avanzava per la prima volta la sua "ipotesi Gaia", ossia che la Terra e la sua biosfera altro non siano che un unico sitema vivente; e non semplicemente perché "un sasso morto" (la Terra) ci mettiamo "un pò di muffa, che è viva" (la biosfera). Scrive Lovelock (Cap. Vi, Il mare:): "perché i mari non sono più salati?" ossia perché il livello di salinità degli oceani si è mantenuto pressoché costante durante milioni di anni, anziché aumentare di continuo fino a saturarsi di sali come nel caso del Mar Morto? Per il Lovelock la salinità degli oceani è sempre stata regolata biologicamente. E questo è solamente uno dei tanti parametri che Gaia - il pianeta vivente -, riesce a mantenere pressoché costanti nel tempo (o meglio, entro un fascia di valori che permette la sopravvivenza di tutta la biosfera).

Tuttavia se fosse vera l'ipotesi di Maturana e di Varela nonché quella di Lovelock, e scartando un'altra ipotesi, quella olistica della somma delle parti che sortisce un quid in più al vivente, rimarrebbe in sospeso la domanda: un sistema vivente è solo la materia che lo costituisce, oppure è dotato di una entità immateriale - spirito, anima, ego, psiche, mente, intelligenza dalla più elementare a quella più complessa - che lo dirige?

Pertanto, che la vita per quanto complessa sia solamente un meccanismo, oppure che essa sia qualcosa di più che al momento sfugge alla nostra comprensione razionale e scientifica, poco importa, se pensiamo che un giorno potremmo arrivare ad ideare dei sistemi viventi basati anziché sul carbonio, sul silicio, oppure con altri componenti di base qualsiasi (tuttavia non dovranno essere delle semplici "macchine allopoietiche", come lo è un'automobile guidata da una persona o una città abitata da una popolazione di persone, ecc.; vedi Op. Cit. "Macchine ed esseri viventi"). Bene, se un giorno tutto questo si avvererà, allora potremo applicare l'archetipo vivificante, altrimenti per adesso contentiamoci di lasciar fare alla natura o a Dio, o al caso e all'evoluzione come sostengono gli atei.

 

12 - ARCHETIPO DELLA MISURA, MISURARE: è talmente importante che lo mettiamo vicino ai primi archetipi pincherliani, dal momento che l'essere umano, noi e il vivente, siamo la misura di tutte le cose. Che senso avrebbe infatti ad esempio una società che non considerasse le persone come misura di tutte le cose e sostituisse agli uomini una quantità astratta a sé, ossia una procedura, un denaro, un pezzo di carta o un macchinario?

Tenuto conto che tutti questi archetipi operano, agiscono su enti e quantità, non possiamo fare a meno di riordinare tra i primi archetipi pincherliani quello della solidità, ed altri di seguito:

04 - ARCHETIPO INDEFORMANTE, DELLA SOLIDITA', SOLIDIFICARE.

13 - ARCHETIPO, FUNZIONE INFORME, ARCHETIPO DELLA LIQUIDITA', NUTRIRE: lo ribattezziamo come ARCHETIPO DELLA FLUIDITA', perché in questo modo includiamo anche lo stato gassoso della materia; difatti liquidi e gas sono comunque ricompresi insieme come fluidi, entrambi informi.

14 - ARCHETIPO DEL TRASFORMARE, FUNZIONE DELLA TRASFORMAZIONE, IL ROMBO TRASFORMISTA.  Anche questo è talmente importante che lo riposizioniamo tra i primi archetipi in numero d'ordine. Ad esempio, uno per tutti e paradossalmente, il detto: "trasformare il veleno in medicina", e com'è noto spesso le medicine sono dei veleni che assunte in piccole dosi e per un periodo limitato di tempo sortiscono un effetto contrario alla loro natura venefica.

Da qui in poi diventa impossibile stabilire un ordine di priorità per gli archetipi pincherliani, giacché sono tutti esiziali. Dunque li riordiniamo solamente secondo una loro possibile complementarità e una opinabile similarità.

08- ARCHETIPO PROTEGGENTE, ISOLANTE.

02 - ARCHETIPO CONTENENTE, CONTENITORI.

21 - ARCHETIPO TRASLANTE.

03 - ARCHETIPO ROTANTE.

23 - ARCHETIPO OSCILLANTE, VIBRANTE: questo non è un archetipo pincherliano, ma lo introduciamo per conseguenza logica derivata dagli archetipi traslante e rotante. Difatti nel mondo fisico i possibili movimenti elementari possibili della materia, ovvero le componenti elementari del moto della materia, sono proprio queste: traslazione, rotazione e oscillazione.

07 - ARCHETIPO FRENANTE, FUNZIONE DELLA ETERNITA', DEL DURARE.

09 - ARCHETIPO CEDENTE, MATRICE, UTERO.

11 - ARCHETIPO PUNGENTE, PENETRANTE.

A questo punto, poiché è assente tra quelli del Pincherle, non possiamo fare a meno introdurre un ulteriore secondo nuovo archetipo di forma-funzione, ossia quello della riproduzione sessuata o asessuata per le "macchine viventi", cioè per le entità biologiche, per non parlare dell'ingegneria genetica e delle clonazione; nonché introduciamo anche quello similare della riproduzione meccanica seriale, in copia, per quanto riguarda gli enti inanimati, ovvero gli oggetti, le macchine, i software. Nell'era della riproducibilità questo archetipo non può mancare:

24 - ARCHETIPO DELLA RIPRODUZIONE, DELLA COPIA, MOLTIPLICAZIONE, REPLICA.

15 - ARCHETIPO COMPRIMENTE, DELLA PRESSIONE. Per questo archetipo pincherliano sembra superfluo introdurre il suo opposto, cioè quello della TRAZIONE, dal momento che, come vedremo in seguito, il Pincherle ha introdotto le 10 modalità secondo cui si esplicano. Quindi, invertendo ad esempio il verso di azione del vettore sforzo di compressione su di un corpo solido, abbiamo lo sforzo di trazione, da cui deriva che è inutile introdurlo come nuovo archetipo.

10 - ARCHETIPO RIDUCENTE, CONCENTRANTE.

17 - ARCHETIPO ESPANDENTE, DELL'ESPLOSIONE.  Il suo contrario è l'implosione, che si ottiene semplicemente invertendone la modalità di azione, o meglio il verso di tutti i vettori spostamento delle singole particelle, ad esempio per quanto riguarda una determinata quantità di sostanza detonante, come si dà per l'implosione e la fusione nucleare in una bomba all'idrogeno. Altresì l'implosione non sembra potersi ricondurre concettualmente all'archetipo concentrante, poiché questo opera diversamente. Per esempio, per evaporazione sotto azione di soleggiamento e ventilazione, in una salina si finisce per concentrare i cristalli dei sali disciolti nell'acqua marina. Oppure: facendo evaporare vieppiù l'acqua a freddo o a caldo si ottengono concentrati e liofilizzati di varie sostanze: concentrato, salsina di pomodoro, latte liofilizzato, camomilla in polvere, ecc. Altro esempio apparentemente paradossale: collezionando conchiglie, si ottiene un insieme di conchiglie che altro non è che una concentrazione di scheletri ossei di organismi marini altrimenti dispersi nei fondali marini, sulle spiagge, sulle coste. Raccogliendo semi di fagioli si ottiene un concentrato utile per usi alimentari, ecc. Da cui è evidente e chiaro che non è con una implosione che in genere si esplica una concentrazione di una qualche sostanza od ente. In breve implosione e concentrazione raramente sono equipollenti.

16 - ARCHETIPO COLLABORANTE, COPULARE, FUNZIONE DELLA CORRISPONDENZA, ARCHETIPO DELLA RECIPROCITA', DELLA RELAZIONE TRA LE PARTI.  Per quanto riguarda questo archetipo pincherliano, è inutile introdurre un ulteriore archetipo della EQUIVALENZA oppure ALL'INCIRCA EQUIVALENTE, dal momento che si tratta solamente di un caso particolare di relazione di corrispondenza tra due enti.

Rimane il dubbio se il Pincherle abbia voluto ricomprendere il fenomeno della riproduzione sessuata all'interno di questo archetipo. Di certo di qui non si arriverebbe comunque alla funzione da noi introdotta della riproduzione e della copia sopra menzionata.

A questo punto ci rimane un solo archetipo pincherliano, che è il seguente:

22 - ARCHETIPO, FUNZIONE RESISTENTE, DELLA REAZIONE AD OGNI AZIONE, ed aggiungiamo noi: ARCHETIPO DEGLI URTI, ARCHETIPO DELLA CAUSA-EFFETTO, DELLA CAUSALITA'.

 

 

 

 

Ora passiamo a revisionare le 10 modalità secondo cui si esplicano gli Archetipi del Pincherle. Il Pincherle dice che gli Archetipi si esplicano secondo 10 modalità, ossia secondo 10 modalità attraverso le quali essi possono funzionare:

- 6 MODALITÀ SPAZIALI, cioè le 3 direzioni dello spazio, raddoppiate secondo il loro verso;

- LE 2 DIREZIONI DEL TEMPO, da cui deriva la REVERSIBILITA';

- E LE 2 MODALITÀ RITMICHE:  UNA CONTINUA E L'ALTRA ALTERNATA. immaginate una luce sempre accesa e all'opposto una luce intermittente, pulsante.

Sulle 10 modalità pincherliane però non si può fare a meno di osservare che se valgono le suddette 6 modalità spaziali, allora non possono mancare IL VERSO DI ROTAZIONE LEVOGIRA E IL VERSO OPPOSTO DI ROTAZIONE DESTROGIRA, che riguardano lo spin, il momento angolare. Quindi non si tratta di introdurre il momento angolare come nuovo archetipo, poiché rientra nell'archetipo già visto della rotazione, ma bisogna necessariamente introdurre le modalità spaziali, cioè le componenti, secondo le quali si esplica. Pertanto dobbiamo introdurre 2 versi di rotazione - l'uno opposto all'altro -, per ciascuna delle 3 direzioni dello spazio lungo le quali è disposto l'asse rotazionale del momento angolare, ossia (2 x 3 = 6):

- ALTRE 6 MODALITÀ SPAZIALI.

 

Inoltre c'è ancora una modalità importante, anzi ce ne sono 2, da aggiungere:

- LE 2 MODALITA': FINITA e INFINITA.

Criticando a titolo sperimentale le 10 modalità pincherliane, in totale siamo arrivati quindi a stabilire 18 modalità secondo cui si esplicano, ossia funzionano, gli archetipi pincherliani.

 

( segue )

 

 

 

 number of  visitors from 2012 :

                    thanks for your visit

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

         e x t e r n a l    l i n k s :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RE-EDUCATIONAL CHANNELS :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

... The numbers 0 and 1 of the blue displays

represent the digital data flows.