dagli Archetipi

 

dell'Ing. Mario Pincherle

 

alla Teoria delle Apparenze

 

dell'Ing. Marco Todeschini

 

 

 

- una revisione critica di Michele Leonardi -

 

parte 2

 

 

 

Ora, dopo aver dimostrato che sussistono i suddetti falsi problemi, vogliamo riconciliarci con il "software biologico", "il sistema operativo biologico" del nostro corpo che fluisce attraverso segnali elettrochimici nell'ipotalamo, la centralina elettronica, l'elaboratore elettronico, il computer biologico del nostro corpo, secondo quanto esposto 70 anni fa dall'Ingegner Todeschini nella sua ponderosa opera "La Teoria delle Apparenze" o "PsicoBioFisica".

L'anima immortale non sta lì a comunicare con ogni singola cellula del nostro corpo, una società molto complessa di cellule, con sistemi ed organi ed aggregati vieppiù relazionati tra loro ed interdipendenti. L'anima immortale comunica solamente con il cervello, e comunica solamente con un cervello. Come abbiamo già visto infatti l'anima "sta già sul posto", poiché un'anima è immateriale e sta quindi ovunque, o meglio non ha nemmeno senso dire che sta in qualche posto. L'unica cosa che fa è che solamente quell'anima ha la chiave o le chiavi per decifrare i segnali "in arrivo" sintetici semplificati al massimo e criptati elaborati dal cervello e per trasmettergli segnali volitivi "in partenza". Quindi un'anima intellettiva legge o scrive segnali direttamente nel cervello, il quale - come stabilito dal Todeschini - non fa altro che elaborare i segnali elettrochimici che riceve dal corpo riducendoli a un codice criptato comprensibile solamente da parte di una e una sola anima, spirito, psiche, mente, intelletto. Mentre lo stesso cervello quando riceve il segnale criptato da parte dell'anima trasmittente - sempre una ed una sola -, non fa altro che amplificare tale segnale criptato inviandolo attraverso i fasci di nervi agli organi bersaglio. La riduzione e l'amplificazione del segnale e l'elaborazione in ingresso ed in uscita avvengono secondo le 10 equivalenze psicobiofisiche e secondo le modalità descritte nel dettaglio dallo stesso Todeschini nella sua Teoria delle Apparenze.

 

 

"Svelato" (si badi bene, siamo nell'ambito di una semplice ipotesi molto, molto azzardata tutta da verificare concettualmente e sperimentalmente) a grandi linee sostanziali il meccanismo di comunicazione criptato (abbiamo spiegato sopra perché deve essere giocoforza criptato) tra anima ed il "software biologico" del cervello, non ci rimane che chiederci: e gli Archetipi del Pincherle? Che ci azzeccano? Quale è il loro campo di esistenza? Esistono nel "software biologico" oppure direttamente nell'anima?

Non abbiamo fretta di rispondere a questa domanda, però ci piacerebbe poter sondare in qualche modo che cos'è un'anima, ammesso che non sia solamente aria fritta ed ammesso di non aver costruito un castello per aria.

Però una cosa l'abbiamo forse capita: forse c'è qualche area ben precisa del sistema nervoso centrale in cui l'anima legge i segnali criptati di sintesi elaborati dal cervello (che elabora a sua volta i segnali provenienti da tutto il corpo) e scrive direttamente nel cervello dei segnali criptati frutto della sua volontà.

 

Il lettore distratto potrebbe non aver capito quanto detto e potrebbe trovare tutto ciò paradossale: ma come? Prima dici che l'anima non occupa alcuna porzione di spazio e quindi non può stare in nessun luogo, né in alcun punto preciso del corpo, e poi concludi, sebbene a livello puramente ipotetico, che interagisce col cervello, legge e scrive segnali, quindi sta nel cervello?

No, non ho affatto detto questo. Ripeto: l'anima non sta in alcun luogo, bensì sta ovunque, come tutti gli altri enti del mondo spirituale incluso Dio, l'assoluto del mondo spirituale. Proprio per questo motivo, stando ovunque, anche nel mondo materiale, ma senza occupare alcuna posizione o porzione spaziale, affinché qualsiasi ente spirituale non comunichi con un determinato corpo biologico X, cosa che gli verrebbe naturale e che manderebbe in tilt tale corpo X che riceverebbe segnali da tutti gli enti spirituali dell'universo spirituale, si ipotizza che solo l'anima X, chiamiamola l'anima di Giuseppina Bonaparte, solo quell'anima possa comunicare con quel corpo, perché solamente l'anima di Giuseppina Bonaparte ha le chiavi per far funzionare (decifrare, leggere, scrivere e criptare) il suo unico corpo biologico, il corpo biologico di Giuseppina Bonaparte.

 

Qualcuno penserà: sì, ma perché io ho la sensazione di stare dentro il mio corpo? Perché ci siamo talmente immedesimati col nostro corpo fin dalla nascita, a furia di prendere bastonate (quando ci facevamo o ci facciamo male, quando ci mettevamo nei guai, ecc.) e gratificazioni (sensazioni gradevoli di piacere), insomma feedback, retroazioni negative e positive, che ci pare di essere un tutt'uno con il nostro corpo.

Del resto, nell'ambito della realtà virtuale (ossia "aria fritta", ossia astrazione, ovvero mondo spirituale, psichico) quando si gioca con un simulatore elettronico, che ne so, di guida o di volo, oppure di gioco del pallone, oppure ancora con un gioco "sparatutto", non si finisce con l'immedesimarsi perfettamente con l'omino che fa strage di nemici da abbattere?

Allo stesso modo la nostra anima si immedesima nel nostro corpo, ma non sta dentro al nostro corpo, in realtà sta ovunque e in nessun luogo, poiché "sta" solamente nella dimensione del mondo spirituale.

 

Qualcun altro dirà: si va be', ma allora perché mai l'anima intellettiva e immortale non dirige direttamente lei una per una tutte le cellule del proprio corpo, affidandosi invece al cervello? Perché l'anima immortale non è Dio, è infinitamente più limitata, pure se esiste nella stessa dimensione spirituale di Dio: non può evidentemente fare tutto, peraltro perdendo tempo a controllare cellula per cellula. C'è una gerarchia, al vertice della quale per il nostro corpo c'è il sistema nervoso centrale. Avete mai visto il capitano di un transatlantico che si mette a fare contemporaneamente il macchinista, il cuoco di bordo, il timoniere, ecc.? Il capitano è l'anima, mentre il cervello è solamente il ponte di comando. A volte il capitano si affida al pilota automatico, ma solo quando lo decide lui, in tutta sicurezza, né più e né meno come quando noi dormiamo o come quando mentre guidiamo una autovettura ci mettiamo a parlare. E quando ci affidiamo ad un computer per automatizzare certe operazioni, ci mettiamo forse noi a fare un calcoletto alla volta al posto dei vari microprocessori che li fanno in automatico? Manco per niente, è proprio per questo motivo che ci affidiamo a un computer, per evitare lunghe noiosissime operazioni computazionali ed andare al sodo, concentrando la nostra attenzione su ciò che è più importante, o semplicemente per risparmiare tempo, no? Stessa cosa anima e cervello.

 

Ritornando al generale, invece io stesso osserverò che, ammessa l'esistenza del mondo spirituale e di un assoluto del mondo spirituale, ossia Dio, mi domando: ma perché mai colui che ci ha creato non ha semplificato il tutto, evitando di creare oltre al mondo materiale e biologico, anche quello spirituale? Insomma: questo mondo spirituale, psichico, che ci azzecca? A che cosa serve, se già c'è il mondo fisico, materiale?

Oppure mi porrò la domanda inversa: a cosa serve il mondo fisico se c'è già quello spirituale? Qual è il senso della vita?

Qualcuno dice che il senso della vita è amare, altri dicono che è scegliere tra il bene e il male, altri ancora che è amare Dio, altri il fare le cose, io, come altri, non vedo altro che il cercare di fare esperienza e cercare di capire, imparare qualcosa da tutto quello che ci capita a tiro, che sia positivo, negativo o neutro.

Ritornando invece alla domanda tipica dei materialisti scientisti: ma se c'è già il mondo materiale (includente anche quello biologico, poiché qualsiasi organismo vivente è comunque fatto di materia ed esiste nella stessa dimensione della materia), a cosa serve quest'aria fritta del mondo spirituale?

... Problemi loro! Se essi vivono bene così, che dire? Stanno bene così, liberi di essere come vogliono essere. Poi non ci vengano a dire che gli piace una canzone, o un'opera d'arte, oppure un panorama, perché ci devono spiegare come fanno a dare valore a quella stessa cosa che disprezzano e di cui ne negano l'esistenza, quella cosa di cui cambiano solo il nome e la forma: la cosiddetta "aria fritta" della bellezza?!?

 

 

Chiudiamo questa interminabile ma necessaria digressione, almeno rispetto agli Archetipi pincherliani.

Poiché abbiamo ipotizzato l'esistenza della separazione tra spirito e materia, ci sembra scontato che i 22 Archetipi del Pincherle possano essere utilizzati solo dall'anima, e non dal cervello. Viceversa, non ammettendo l'esistenza dell'anima se non al più che come sorta di software, sistema operativo, che fluisce attraverso i segnali elettrochimici nel sistema nervoso centrale, ne deriva che i 22 Archetipi del Pincherle in questo secondo caso opererebbero come una sorta di software combinatorio tra "mappa e territorio", tra rappresentazione della realtà e la realtà, in altre parole sarebbero etichette da assegnare agli enti della realtà che ci circonda. Infine c'è anche chi afferma che tutta la realtà materiale non è altro che riflesso inanimato, meccanico, della vera vita e prima immagine: la realtà spirituale, quella veramente animata.

 

 

Rispetto invece all'imprevista diramazione che ci ha portato a porci delle domande sulle relazioni misteriose tra spirito e materia, ci chiediamo ancora quanto segue. Se la vita terrena non è altro che il riflesso di qualcosa di più vivo, ovvero la vita spirituale, psichica, allora, perché Dio non ha creato unicamente un mondo spirituale in cui tutte le infinite anime immortali dell'universo, sempre da lui create, sarebbero state perfette, buone, giuste, rette e stracolme di felicità per sempre? Perché Dio non le ha create collocandole direttamente in un paradiso? Qualcuno dirà: ma come, non conosci la Genesi biblica? Sì, ma segui il mio ragionamento a prescindere dal Paradiso Terrestre, Adamo ed Eva, la mela del peccato (della conoscenza del bene e del male), ecc. Stavo dicendo: forse perché in tal modo le anime sarebbero state "troppo" perfette e come degli automi non avrebbero potuto esperire il bene e il male, né averne coscienza, e pure avendone caso mai coscienza, non avrebbero potuto far del male a niente e nessuno, poiché tutte perfette e immortali. Infatti come potrebbe un'anima immortale fare del male ad un'altra anima immortale che non può subire alcun male? Insomma, in breve così non avrebbero mai avuto la possibilità di esercitare il libero arbitrio, cioè la possibilità di essere fondamentalmente libere.

 

 

Secondariamente, ma non in ordine di importanza, Dio potrebbe aver deciso fin dalla nostra creazione-concezione che avremmo dovuto vivere un'esperienza temporale in condizioni di forti limitazioni: il nostro corpo e la nostra vita mortale terrena. Perché? Perché noi siamo stati fatti sua immagine e somiglianza, per cui come Dio è stato capace di fare un'infinità di cose con un niente, avendo creato l'universo dal nulla, in proporzione e similitudine, noi nel nostro piccolo dobbiamo cercare di fare moltissimo con le nostre poche limitate risorse e forze. Inoltre noi, così limitati, dobbiamo cercare di aiutarci finché siamo in vita, per non dire che dovremmo pure cercare di amarci, invece di invidiarci a vicenda, odiarci, a volte addirittura ammazzarci per futili motivi. Tutto questo potrebbe essere quindi il senso della vita, quella terrena: fare molto con poco, essere liberi di autodeterminarci, cercare di aiutarci a vicenda, cercando di dare agli altri quando ci è possibile dare, piuttosto che pretendere sempre di ricevere qualcosa dagli altri dando in cambio solo la nostra arroganza e presunzione di essere superiori a qualcun altro. Mentre com'è noto: il paradiso può attendere.

 

 

 

 

Ricapitolando le nostre congetture sulla spinosa questione di come possa comunicare il Mondo Fisico e Biologico con il Mondo Spirituale o Psichico, abbiamo visto che a riguardo si delineano due possibili linee di pensiero, cioè le seguenti due ipotesi.

 

 

Ipotesi n°1: la psiche, la mente, l'intelletto, lo spirito, sono tutte illusioni di una sorta di software biologico che fluisce attraverso segnali elettrochimici nel nostro cervello. Di qui tutte le nostre sensazioni, i nostri ricordi, la nostra sensazione di coscienza, la nostra sensazione di volontà, di autodeterminazione, di relativa libertà o l'anelito ad essa, i nostri sentimenti verso le persone a noi care, i nostri affetti, eccetera, tutto questo è "aria fritta". E quando il nostro corpo biologico morirà, ossia non funzionerà più, ossia non riuscirà più a protrarre sé stesso nel tempo, morirà pure ciò che noi crediamo sia la nostra anima. Semplicemente perché la nostra anima era anche una delle nostre più grandi illusioni: invece noi non saremmo altro che materia.

 

Questa è la posizione non tanto degli atei, ma è quella di chi crede che oltre la materia non esista altro e che lo spirito sia "aria fritta", cioè un fantasma che non c'è, non c'è nient'altro nel nostro corpo che ... materia e processi materiali.

Si badi bene che questa posizione non determina conseguentemente ed automaticamente che uno sia ateo o credente. Perché?  Perché ad esempio un credente potrebbe dire: tutto ciò non impedisce che l'intervento di Dio possa salvare il nostro "software biologico e materiale" e reimpiantarlo in un nuovo corpo tutto nuovo e questa volta immortale, per esempio in paradiso, oppure in purgatorio o all'inferno.

Stessa cosa per gli atei. Ateo significa propriamente che non crede in Dio, in un Dio che governa le cose  di questo e di quell'altro mondo. Ma l'ateo può benissimo credere in qualsiasi altra cosa. Vale a dire che essere ateo non esclude avere una propria spiritualità, né esclude che l'ateo possa credere in qualsiasi altra cosa egli voglia di credere.

Per esempio: il taoismo filosofico è descritto da alcuni come pura filosofia, da altri come religione panteistica, ma la verità è che il taoismo filosofico non ha alcuna necessità di ricorrere a un Dio del quale non gliene importa nulla. Una volta morti si torna al grande nulla, a quel grande vuoto eterno da cui siamo venuti. Dal nulla siamo venuti, insomma, e nel nulla ritorniamo. Per un Lao Tzu esiste la spiritualità in noi e nell'universo materiale, ma non c'è niente di centrale in tutto questo come potrebbe esserlo Dio, c'è solo il grande vuoto assoluto, in cui un giorno egli sarà felice di sublimare.

 

Pertanto l'ipotesi che l'anima, la psiche, la mente umana, altro non sia che una specie di "software biologico" che fluisce nel nostro cervello, non comporta né credere in Dio o meno, né essere atei, bensì comporta solamente il negare che nel nostro corpo vi sia un'anima separata dal nostro corpo.  E la prima dimostrazione che l'anima è solo una illusione è questa: è impossibile dimostrare l'esistenza di qualcosa che non c'è e di cui non sappiamo neppure di cosa è fatto.

Difatti possiamo ad esempio dire: dentro quel barattolo c'è lo zucchero. E se davvero c'è lo zucchero, lo possiamo anche dimostrare sperimentalmente e scientificamente. Ma ora proviamo a dire per assurdo: dentro quel barattolo c'è un'anima. E' inutile dire altro, com'è noto: non c'è nessunissima anima in nessunissimo baratto e non possiamo nemmeno dare la caccia al fantasma che non c'è.

 

Per inciso, esistono delle scienze sperimentali che da molto tempo sono concentrate proprio sullo studio del sistema nervoso - le neuroscienze, ma per quanto siano affinate in determinati ambiti, sono comunque sostanzialmente empiriche e lo saranno sempre finché non ci sapranno dire come funziona esattamente il sistema nervoso e di conseguenza come si formano e che cosa sono i pensieri, i sentimenti, ecc. Quando le neuroscienze giungeranno a tale traguardo sarà giocoforza immediato risolvere qualsiasi guasto della macchina cerebrale, cioè curare e prevenire qualsiasi malattia, leggere nel pensiero, rendere tutti felici e contenti, e magari pure un pò ... tutti imbecilli. Infatti quando una scienza è esatta, allora per ciascun guasto, malfunzionamento di una macchina o di un algoritmo (software)  - cioè per dei volgari meccanismi privi di anima - , deve saper trovare, più o meno immediatamente, il motivo per cui si è verificato quel guasto o per cui sta per verificarsi. Esempio pratico: un'automobile con motore a combustione non ha carburante e quindi ... (soluzione al problema ossia previsione) non partirà mai. E via dicendo. Invece le scienze non esatte brancolano sempre nel buio e arrivano sempre dopo che è successo qualcosa di imprevisto, dopo del quale si adeguano di conseguenza. Non sono in grado di fare previsioni certe riguardo la materia di cui si occupano. Altri esempi: la vulcanologia. Quando erutterà un vulcano? Boh? Essa è sì una scienza molto progredita, ma come la meteorologia, la climatologia, la sismologia, ecc., ci danno previsioni solamente in termini di probabilità.

 

 

 

 

 

Ipotesi n° 2: presuppone la conoscenza della Teoria delle Apparenze del Todeschini, per comprenderne a fondo il significato. Tuttavia possiamo dire che va bene pure per l'ipotesi che fece René Descartes secoli or sono.  L'anima è distinta dal corpo biologico e materiale, ed è anche distinta dal "software biologico" (anche questo, si badi bene, del tutto ipotetico; allo stato attuale indistinguibile e mai identificato tra i segnali elettrochimici che percorrono il cervello ): i fenomeni come il pensiero, i sentimenti, i ricordi, ecc., insomma i fenomeni psichici, esistono nel tempo solamente nella dimensione del Mondo Spirituale. Questa dimensione spirituale, psichica, non ha alcuna estensione, alcuna tridimensionalità, ed è distinta dalla dimensione in cui esiste la materia, anche quella biologica.  Ma non appena ne formuliamo l'esistenza, ne supponiamo automaticamente la separazione netta dal Mondo Fisico.  Per cui diventa fin dall'inizio un mistero il come possano mai comunicare tra di loro il Mondo Spirituale con il mondo Fisico e Biologico.

A mio parere l'errore fondamentale potrebbe essere proprio questo. Cioè che per quanto i due mondi non siano miscibili, mischiabili l'uno con l'altro, non è detto che le loro rispettive dimensioni, ambiti, campi di esistenza, non siano sovrapponibili in qualche modo  (certamente non per semplice parallelismo, perché uno è a zero dimensioni spaziali, l'altro invece ne ha ben 3!). In altre parole: non ha alcun senso cercare di scoprire dove sia posizionata una determinata anima, né nel suo mondo spirituale, né in quello fisico, metti caso, l'anima di una certa Paolina Bonaparte. Perché l'anima immortale di una Paolina Bonaparte, chiunque essa sia, non occupa alcun punto nello spazio, ossia non sta in alcun luogo preciso e non ha nemmeno senso parlare di dove sia posizionata all'interno del mondo materiale e spaziale, cioè tridimensionale.

Quindi, nella sovrapposizione e coesistenza di queste due diverse dimensioni, quella spirituale e quella materiale, non ha senso andare a cercare l'anima di Paolina Bonaparte, metti caso, a Piazza Navona, perché in realtà è come se la sua anima stesse dappertutto, cioè ovunque nel mondo materiale. E così per tutte le altre infinite anime che popolano l'universo spirituale, creato da Dio.

Allora, come sopra meglio esposto, non c'è nessun mezzo interposto tra l'anima di Paolina e il suo corpo biologico, materiale. Perché l'anima di Paolina, in quanto immateriale, è ovunque nell'universo e in nessun posto particolare, e non si può spostare e non si deve affatto spostare. Infatti nel non-luogo, il mondo spirituale immateriale, non ha senso parlare di spostamenti da un posto all'altro. L'anima di Paolina (o di chiunque altro rispetto al proprio corpo) sta già nel proprio corpo, perché in pratica sta ovunque, incluso pure il proprio corpo considerandolo come uno degli infiniti luoghi in cui "sta". E quindi, l'anima di Paolina non si sposta mai, anzi, non si è mai spostata, perché può comunicare direttamente col proprio corpo, o meglio, col proprio "software biologico" che fluisce nel cervello del proprio corpo.

A questo punto nasce il problema: allora qualsiasi altra anima potrebbe comunicare con il corpo di Paolina o di qualsiasi altra persona dotata di un'anima e quindi anche di un corpo.

Invece no, perché solamente l'anima di Paolina entra in risonanza col proprio unico corpo. Le altre anime non possono farlo, perché non usano lo stesso "codice criptato", o meglio, un codice che è unico.

E' come se ci fosse unica possibile combinazione, una password, che permette al software biologico del cervello di comunicare con una sola e unica anima.

Detto più volgarmente: chiunque può percorrere le strade di Italia e mentre guida la propria auto potrebbe venire distratto da una selva di cartelloni pubblicitari, insegne, ecc., che vede lungo la strada.  Ma se uno si concentra sulle guida, vede e legge solamente la segnaletica stradale e le altre cose importanti: i pedoni, le altre auto, i margini stradali e la segnaletica orizzontale e verticale.

Altro esempio: chi non capisce il cinese, non capirà una sola parola di quello che si dicono due cinesi.

E quindi se per ogni anima e rispettivo cervello e corpo ci fosse un unico e solo linguaggio comprensibile ad entrambi - una specie di codice cifrato quindi -, va da sé che solamente una e una sola anima sarebbe in grado di ricevere ed inviare informazioni, atti di volontà, o ricevere sensazioni, da quel solo unico corpo.

Perché il codice tra psiche e corpo deve essere unico? Perché altrimenti sarebbe un gran casino, nell'ipotesi che tutte le infinite anime dell'universo siano ovunque nell'universo fisico.  Perché tutte le anime potrebbero allora inviare a tutti i corpi segnali e pure ricevere segnali da tutti i corpi dell'universo: sarebbe un gran casino, un caos. In altre parole un corpo può ubbidire ad un solo padrone.

Per il lettore più distratto si ricapitola anche questo  (per chi invece pensa di poter intendere queste conclusioni e capire tutto il ragionamento, c'è poco da far capire): ma non si fa prima a dire che un'anima sta dentro il suo corpo? No, non c'è una scorciatoia concettuale. Ripetiamo ancora un'ultima volta. Se le anime esistono nel mondo spirituale, non possono stare in nessun punto particolare del mondo materiale, semplicemente perché non sono dotate di estensione. Quindi se rispetto al mondo spirituale un'anima già non occupa alcuna posizione particolare, figuriamoci in quello materiale! Allora a questo punto si pensa: d'accordo, non sta in nessun luogo nel mondo spirituale (in realtà privo di "luoghi"), ma allora non starà nemmeno in nessun luogo particolare nel mondo materiale. E invece sta qui l'arcano. Perché non stando in nessun luogo particolare, l'anima in realtà potrebbe stare ovunque, no? Ebbene: l'anima sta proprio ovunque, ovunque nel mondo materiale, fisico.

E l'anima sta anche in corpi che non le appartengono, e in luoghi remoti, solamente che ha dei grandissimi limiti.  Qualcuno o qualcosa, secondo noi Dio, ha fatto in modo che l'anima potesse comunicare con un unico e solo corpo. Per cui se il suo corpo - quello con cui è collegata, ed è l'unico ovviamente cui è collegata -, sta per esempio a Roma, di certo quell'anima non potrà mai visitare Pechino, almeno finché il suo corpo è a Roma.

 

Tutto questo può essere compreso appieno solamente: 1) conoscendo a fondo la Teoria della Apparenze del Todeschini; 2) aver letto almeno fin dall'inizio il presente articolo; 3) e sempre che si voglia credere alla separazione tra spirito e materia, altrimenti è come parlare ad un muro. Difatti la prima argomentazione contro l'esistenza dell'anima è la seguente: non si può cercare di dimostrare l'esistenza di qualcosa che non esiste. E anche il contrario: non si può dimostrare l'inesistenza di qualcosa che non esiste. La conclusione facile è che siccome non si può dimostrare l'esistenza dell'anima, vuol dire che l'anima non esiste. Tuttavia miliardi di persone credono e hanno creduto in passato il contrario. Peraltro è scontato che credere nell'esistenza dell'anima non presupponga alcun ragionamento particolare.

 

Qui la questione è poi un'altra.

Due amici, Tizio e Caio stanno parlando di questioni spirituali. A un certo punto Tizio dice a Caio: Ma tu ci credi veramente all'esistenza dell'anima?

Caio: Sì, certo, è dentro di me!

Tizio: E dove te la senti?

Caio: A volte nel cuore, a volte nella testa, ma è dentro di me.

Tizio: Ma nel piede? mai?

Tizio e Caio si fanno una risata ... poi Caio dice: Ma certo che a volte sento l'anima pure nei piedi, specialmente quando qualcuno mi schiaccia un piede quando sto nella metropolitana!  

Si fanno un'altra risata.

Poi Tizio dice: Ma allora, se adesso io ti metto in un grosso contenitore a tenuta stagna, dotato di uno speciale oblò, e poi ti incenerisco con un potentissimo raggio laser, sublimando all'istante il tuo corpo ... che succede? Che la tua anima immortale, prima di andare dove deve andare, per qualche attimo la potrò vedere dal mio speciale oblò ancora chiusa dentro il contenitore, sospesa a mezz'aria e magari pure un pò incazzata? 

Caio: No, non potrai vedere una fava di niente a parte le mie ceneri e vapore acqueo, perché l'anima è immateriale! Che non lo sai ancora?

Tizio: Ma allora, se l'anima, la tua anima o quella di chiunque altro, è davvero immateriale, come fai a dirmi che sta dentro di te? Come fa il nulla a stare dentro il tuo corpo?

Caio: L'anima non è esattamente il nulla. L'anima è un nulla nel mondo fisico, ma è un qualcosa nel mondo spirituale. E poi ... non me ne importa più di tanto.  Lo so e basta. A quest'ora ti pare che mi metto a fare 'sti ragionamenti così complicati?

Tizio: Te lo dico io come fa la tua anima a stare dentro il tuo corpo ... In realtà non sta nel tuo corpo e in un punto preciso, nemmeno si sposta nel tuo corpo come una palla dentro un tavolo da biliardo, ma ti dà quella sensazione perché la tua anima si è abituata talmente tanto al tuo corpo fin dalla nascita che ormai ti ci sei perfettamente immedesimato.

Prosegue imperterrito Tizio: Se tu percepisci e pensi col solo cervello, il quale per quanto complesso è limitato nel tempo e nello spazio, perché né durerà in eterno e nemmeno è grosso come quello di un elefante, così facendo penserai sempre "lento" e ti appesantirai ogni volta che lo vuoi usare al massimo. Se tu invece ti abitui a sentire, pensare, memorizzare, contemplare, agire, volere con l'anima - e non solo col cervello, allora ti sincronizzerai con la realtà - incluso tutto il tuo corpo e il tuo cervello - espandendo le tue capacità, non solo mentali, ma anche fisiche, e la tua prontezza di riflessi. Potrai così gradualmente superare i limiti del tuo corpo: velocità, inesperienza, invecchiamento, e chissà quanto altro ancora. Un esperto di arti marziali "non gioca mai a scacchi" o solo a scacchi. Non si limita al semplice ragionare "un pezzetto alla volta". Mentre il corpo incluso il cervello sono limitati, l'anima immortale non lo è: essa ha a che fare con l'infinito, cioè il Mondo Spirituale. Allora: perché limitarsi in partenza?

Caio: Ma io non ho bisogno di fare tutto questo ragionamento: tutto questo si chiama "presenza di spirito" e io sono Caio, Caio e basta.

Tizio: Nemmeno io mi metto ogni volta a dire: io sono Tizio, "anema e core" o "anima e corpo" ossia "corpo e anima" e poi faccio quello che devo fare. Caio, tu ti contraddici, perché prima mi dici che ti si surriscalda il cervello e poi in pratica vorresti darmi ad intendere che non ti si può surriscaldare, perché tu sei Caio, "anema e core"!

Caio: Sì, va be', inutile limitarsi dove non ce n'è bisogno, però ora mi sincronizzo tutto "anima e corpo", "corpo e anima", e ti saluto che mi aspettano per cena. E poi mi pari un po' troppo didascalico, caro il mio dottorino in cattedra!

Tizio: Azz! Anch'io che sono in ritardo! Tu invece mi sembri il solito finto tonto.

Reciproci saluti di commiato e fine del dialogo.

 

 

 

 

Il Mondo Spirituale: è il non-luogo, è l'invisibile, è aria fritta, forse più vera della solita strafritta realtà. Di fatto non è stato mai in nome di alcun gretto realismo che l'umanità sia mai avanzata di un solo passo.

Nel mondo fisico, materiale, ci sono persino troppe cose che appartengono al mondo spirituale. Ad esempio i pianeti e le stelle sono molto prossimi alla sfera, concetto del tutto astratto, geometrico: la sfera perfetta non esiste nella realtà.  Poi ci sono le strade dritte: oggetti di origine umana. E se l'uomo non fosse altro che materia, materia biologica, ma pur sempre materia, guarda un pò che cosa fa la materia priva di spirito!  Il mondo fisico sembrerebbe essere quindi permeato da un mondo spirituale distinto da esso, ma ad esso sovrapposto.  Se qualcuno ci dice che sfere, rette, sentimenti, eccetera, esistono solamente nella nostra mente, nessuno può dire che tale dimensione psichica, spirituale, immateriale, sia limitata alla nostra mente.  La forma sferica di un pianeta oppure un tratto di strada diritta rimarrebbero tali e quali sono, in modo oggettivo, pure se non ci fosse alcun uomo pensante nell'universo con la sua rispettiva vita psichica e rispettiva attività mentale.  Quindi, pure volendo negare l'oggettività della spiritualità umana e la sua assoluta vitale centralità nei tre mondi, psichico, biologico e fisico, come si potrà mai negare l'oggettività della dimensione spirituale?

 

Riguardo infine l'immediatezza e la cosiddetta "presenza" del mondo spirituale nel mondo materiale, prendendo sempre ad esempio la sfera ideale - luogo dei punti dello spazio equidistanti dallo stesso centro, notiamo che essa può essere presente ovunque nel mondo fisico in oggetti, enti che la approssimano a sufficienza.  Volendo essere più precisi: nel mondo fisico vi sono infiniti enti naturali ed artificiali, i quali sono delle "perfette sfere imperfette", ossia enti la cui superficie sferica è ricompresa tra due sfere limite dotate di uno stesso centro, ma l'una con raggio di poco più grosso dell'altra: palloni, pompelmi, arance, bulbi oculari, pianeti, stelle, bolle di sapone, palle da biliardo, biglie di vetro, granuli di polistirolo espanso, sferule di cuscinetti a sfera, ecc.

Ora, sia la sfera perfetta che l'imperfetta sfera perfetta, hanno precise corrispondenze nella realtà fisica, eppure sono degli enti immateriali. Quindi esse sono "presenti" sia nella loro precipua dimensione spirituale, del tutto astratta, che nel mondo fisico come forma di innumerevoli oggetti materiali e di innumerevoli organismi biologici.

Allo stesso modo l'anima di una persona non si trova in un luogo preciso del mondo fisico. E nemmeno si trova nel proprio corpo biologico (finché quel corpo è vivo, resta inteso), il quale è ovviamente ricompreso nel mondo fisico. E allora dove si trova? Quell'anima si trova nel Mondo Spirituale e non ha bisogno di alcun filo di collegamento tra sé e il proprio corpo, perché è già presente in quel corpo senza bisogno di stare fisicamente in quel corpo.

La sfera ideale non ha bisogno di stare fisicamente in un pallone di calcio o in un pianeta, perché la sua forma è già presente in questi rispettivi enti materiali. Allo stesso modo un'anima non ha bisogno di stare fisicamente nel proprio corpo per garantirsi la massima vicinanza possibile al proprio corpo ovvero la propria presenza in essa. Lo stesso vale per il nostro corpo, il quale non ha alcun bisogno di trovarsi "un posto a sedere" nel Mondo Spirituale, psichico, per garantirsi la massima vicinanza alla propria anima. Ora, dopo tutta questa disamina, risulterà più chiaro che non ha alcun senso parlare di localizzazione dello spirito (adimensionale, privo di estensione, res cogitans cartesiana) nel Mondo BioFisico (dotato di estensione tridimensionale cartesiana, res extensa cartesiana), perché appunto lo spirito è un ente di privo di estensione spaziale.

 

Se nel Mondo Fisico c'è sempre separazione e distanza tra i corpi delle persone, nel Mondo Spirituale non c'è alcuna distanza tra le anime immortali dei viventi (i viventi nel Mondo Fisico).  Tuttavia ciò non toglie che vi sia una separazione tra di esse.  Infatti, almeno finché sono immerse nella vita terrena (data da una vita fisica nel Mondo Fisico e da una vita psichica nel Mondo Spirituale), come sappiamo  (sempre che come ipotesi di base si voglia credere all'esistenza dell'anima, ecc.), le anime non possono percepirsi tra di loro direttamente, lì, nel Mondo Spirituale in cui esistono, bensì possono farlo solamente attraverso i loro rispettivi corpi.

Al contrario le anime dei morti, sia quelle dannate all'Inferno, che quelle beate in Paradiso o quelle in purificazione in Purgatorio, pare possano percepirsi direttamente tra di loro  (vedasi ad esempio "La Divina Commedia" di Dante Alighieri). Va da sé che se Dio ha stabilito che le anime immortali in generale vivano tutte da principio una vita terrena  fisica e spirituale, ciò non sarà per caso: ci sarà ancora una volta un motivo ben preciso.

Peraltro sospendiamo al momento qualsiasi considerazione su altri "sistemi" di credenze, di fede o comunque spirituali, che non siano quelli monoteistici di un unico Dio, assoluto del mondo spirituale. Difatti ad esempio è noto che in altre religioni dopo la morte l'anima immortale non sempre raggiunge uno status quo definitivo, bensì è soggetta a cicli di rinascita e morte terrena, come nell'induismo, finché non raggiunge uno stato di beatitudine, il nirvana, ma in vita terrena  (la quale tuttavia è sempre composta di vita biologica, fisica, e di vita spirituale).

 

Rimanendo nell'ambito delle interpretazioni delle religioni monoteistiche e in particolare di quella cristiana a noi più nota, osserviamo che ci sono delle eccezioni temporanee, non definitive, a questa regola della incomunicabilità diretta tra le anime immortali in vita terrena.

Gli esempi sono molteplici. Ci sono i sensitivi che comunicando con esse, riescono a percepire vagamente sensazioni e pensieri di altre anime  (vive o morte; se qualcuno sorride su ciò, si ricorda che in alcuni casi difficili e misteriosi di omicidi gli inquirenti sovente ricorrono persino ai sensitivi e ai veggenti pure di individuare l'assassino o gli assassini o comunque qualche indizio utile da cui ripartire, ovviamente con dovute successive verifiche scientifiche e non aleatorie).  Poi c'è la notevole empatia tra madre e figlio, cioè una tale simbiosi che la madre spesso percepisce - pure se non distintamente -, determinate situazioni emergenziali di pericolo in cui si trova la propria prole in quel momento, sebbene li separi una distanza fisica a volte anche notevole, o comunque sebbene la madre non possa vedere, sentire il proprio bambino che sta, per esempio, in quel momento in un'altra casa, o facciamo che stia in un asilo nido.

E che dire della simbiosi psichica, anche a distanza fisica notevole, tra i fratelli gemelli, o tra gli innamorati, e persino tra gli amici. Per esempio, chi non hai mai vissuto strane coincidenze? Incontrare degli amici in un luogo remoto, mentre si era di passaggio e da entrambe le parti si era all'oscuro che anch'essi erano in quel momento in viaggio e, puta caso, in quei luoghi remoti.

La coincidenza più comune è quando qualcuno ti cerca, magari al telefono, e tu proprio in quel momento stavi pensando a quella persona, premesso che non la pensi quasi mai. Tralasciamo ovviamente il caso dei bugiardi, i quali appositamente esordiscono con un "ti stavo pensando!", tanto per creare un feeling che non c'è.

E poi che dire dei cani, che spesso si agitano e abbaiano intensamente proprio quando il proprio padrone sta arrivando a casa ad un orario inconsueto, metti caso in notevole anticipo, ma ancora è a notevole distanza da casa?  escludendo le pure coincidenze accidentali, rimane che sembra che i cani riescano a percepire un qualcosa, ipotizziamo e immaginiamo che ciò avvenga sempre in modo abbastanza indistinto, vago, come negli altri casi.

Insomma stiamo parlando della cosiddetta "telepatia", della "preveggenza", ecc.  Qualora tutto ciò non sia pura coincidenza, la spiegazione sarebbe quella che a volte i vari enti ed anime del Mondo Spirituale, riescono a comunicare tra di loro in modo vago, quasi mai distinto, direttamente nel Mondo Spirituale. 

Sempre che ciò sia possibile e vero, se così stanno le cose significa che esistono delle modalità per rimuovere, scavalcare, superare l'ostacolo, la barriera che separa le varie anime immortali e i vari enti immortali, astratti, dell'universo spirituale.  Ammesso che di barriera si tratti e che non sia semplicemente una questione di educazione ed allenamento.

E' arcinoto che i bambini cresciuti unicamente a contatto con dei sordomuti, sebbene sani fin dalla nascita, finiscono per essere anche loro altrettanto sordomuti. Sono altresì noti i rarissimi casi di bambini abbandonati in una foresta e cresciuti dalle scimmie, che una volta ritrovati, si scopriva che camminavano a quattro zampe ed emettevano solo mugugni. Sempre che tutto ciò sia vero, s'intende. Rimane tuttavia scontato che se non c'è una educazione e un esercizio assiduo, difficilmente si potrà mai sviluppare d'incanto alcuna capacità.

Ma ci chiediamo ancora una volta se la "telepatia" - cioè la comunicazione diretta tra le anime, direttamente nel Mondo Spirituale, ammesso sia possibile svilupparla in massa tramite una particolare educazione, non sia qualcosa di controproducente.  Tutti i giorni siamo già sommersi da una quantità inverosimile di informazioni di ogni genere: ci mancano solo i pensieri e le sensazioni altrui 24 ore su 24, benché magari di persone care!  In tal caso ci sarebbe una quantità di informazioni inverosimile traboccante dal Mondo Spirituale, e un eccesso di informazioni ridondanti, non selezionate, non filtrate dalle singole anime e non successivamente veicolate attraverso il proprio copro nel mondo Fisico.  Sarebbe un gran caos, peggiore di quello odierno dell'eccesso di informazioni traboccanti dai mass-media,  che i più non sanno nemmeno come rielaborare, subendole come una vera e propria violenza. Per non parlare dell'immediatezza del ricevere contemporaneamente di continuo sensazioni da tutte le altre anime immortali che stanno vivendo una vita fisica terrena:  sensazioni di gioia, euforia, tristezza, dolore, melanconia, depressione, orgasmo, contemplazione, paura, stupore, preoccupazione ... in un formidabile cortocircuito di emozioni e sensazioni!  Di nuovo: senza il sostegno di Dio, la telepatia totale sarebbe una tortura fenomenale, il peggiore di qualsiasi castigo infernale, una damnatio in aeternum. Di qui ne discende che se "il paradiso può attendere", la telepatia totale o parziale che sia, può attendere infinitamente di più.

 

Al di là di queste considerazioni a margine, tutto quanto sopra dimostrerebbe in fondo che il codice di comunicazione tra un'anima e il proprio corpo e viceversa, ammesso che esista, non è decifrabile e forse è univoco e pure in qualche modo perfettamente criptato.  Come abbiamo detto la madre ha, puta caso, un presentimento di pericolo rispetto al proprio figlio in un determinato momento, ma ciò è qualcosa di molto vago, di indecifrabile. Nel mondo spirituale non c'è nessuna distanza e non ha senso nemmeno parlare di distanze tra l'anima della madre e le anime della sua prole. Tuttavia c'è una distanza fisica tra di loro nel mondo fisico, e non a caso. Perché durante la loro vita ed esperienza terrena le anime immortali non sono ancora pronte per la comunicazione diretta, cioè direttamente nel mondo spirituale, e non possono scavalcare l'invalicabile barriera della comunicazione mediata dai loro rispettivi corpi biofisici, salvo casi  eccezionali per il tramite di Dio, eccezioni che confermano la regola divina. Evidentemente non si tratta dei soliti casi di corruzione persino nell'ambito spirituale, di raccomandati o di mazzette e tangenti. Evidentemente Dio avrà ritenuto giusto che in quel frangente quella determinata anima fosse abbastanza matura da superare l'insormontabile barriera da lui stesso stabilita. Pertanto pare sensato dedurne che un'anima immortale durante la sua vita terrena possa comunicare con altri enti ed anime dell'universo spirituale solamente per il tramite divino dell'assoluto del Mondo Spirituale, che lo si chiami semplicemente Dio, oppure con altri nomi, secondo le declinazioni delle varie fedi religiose. Tra l'altro, com'è noto, discutere intorno a Dio non è appannaggio dei soli credenti delle varie confessioni religiose, ma da sempre anche oggetto di indagine da parte della Filosofia, nonché dei cosiddetti "normali", né laici, né atei, bensì appunto normali, così come già definiti una volta dall'Ing. Roberto Vacca. Di contro e parimenti è ovvio che il filosofare intorno a Dio non è prerogativa dei soli normali, dei laici, degli atei, dei miscredenti, degli agnostici, ecc., bensì di chiunque, inclusi i credenti.

 

Michele Leonardi

 

 

 

 

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BIBLIOGRAFIA SUGLI ARCHETIPI DEL PINCHERLE

 

  • Mario Pincherle: "Archetipi.  Le chiavi dell'universo", edizione originaria: Fidelfo Editore, Perugia 1985; riedito da Macro Edizioni, 272 pgg., Diegaro di Cesena 2001-2005.

Diversi autori si sono ispirati, dichiaratamente o meno, a quest'opera del Pincherle, e tra questi alcuni nemmeno lo hanno citato; purtroppo per loro la data di prima pubblicazione del libro di Mario Pincherle li precede di decenni.

Introduzione dalla copertina del libro:

"Gli Archetipi sono i ventidue strumenti con i quali Dio ha "progettato e dipinto l'universo": sono "funzioni" basilari della vita che vanno ad intersecare suoni, lettere, colori, disegni, pensieri e azioni.

Ogni aspetto creativo dell'universo è semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli combinazioni di questi segni sacri.  Nell'antichità, gli Archetipi erano conosciuti e usati, su di essi furono costruiti i primi linguaggi; anche Socrate e Platone erano consapevoli della loro esistenza ed erano in grado di usarli, ottenendo così una comprensione profonda dei fatti della vita.

Finché non capirà il significato degli Archetipi, l'uomo sarà dualista, in perenne lotta fra il bene e il male.  "Col pensiero dialettico non si è risolto nessun problema, ma, uscendo dalle forme e osservando il proprio pensiero e i suoi Archetipi, l'uomo sta per scoprire di avere la stessa matrice universale da cui sono nati tutti gli esseri viventi e da cui è uscito l'intero cosmo.  Il piccolo uomo comincia a scoprire il Grande Uomo, quello che non ha confini.  E ne sente la voce".  La stessa che hanno sentito e trasmesso tutti i pionieri degli Archetipi.

 

  • Tiziana Corradi, Mario Pincherle: "La vita e i suoi archetipi. Incontro con Mario Pincherle", con DVD, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2003-2009.

Mario Pincherle, ingegnere, archeologo, egittologo, ha raggiunto grande fama grazie ai suoi studi relativi alla Grande Piramide, che gli hanno consentito di svelare l'esistenza di una torre di granito, detta Zed o "torre dell'antitempo", protetta e nascosta dalla Piramide stessa. Ha svelato il segreto dell'oro granulato, un'unica e finissima tecnica di fabbricazione di gioielli, che nessuno aveva mai saputo ripetere. Grande esperto di lingue antiche, ha tradotto il "Quinto Vangelo", o "Vangelo di Tommaso", e scritto numerosi libri in cui parla di Gesù, Mosè, Paolo di Tarso. Ha saputo spiegare con chiarezza il significato degli archetipi, le 22 figure-base su cui è modellata la realtà. Mario Pincherle conosce e pratica molte altre arti. Nel DVD Mario Pincherle riceve nella sua casa la giornalista Tiziana Corradi, e in una lunga conversazione, a tratti seria, a tratti divertente, sempre serrata e coinvolgente, espone le intuizioni e le scoperte che stanno alla base del suo lavoro, e tanti accadimenti importanti della sua vita. Un incontro indimenticabile, con uno studioso di grande umanità.

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA SULLA PSICOBIOFISICA DEL TODESCHINI

 

  • Marco Pizzuti: "Scoperte scientifiche non autorizzate - Oltre la verità ufficiale", Edizioni Il Punto d'Incontro, Vicenza 2011.

 

  • Fiorenzo Zampieri: "Marco Todeschini - Tra fisica e metafisica: l'uomo che dedicò la vita alla Scienza Universale", Centro Studi Valle Imagna, Bergamo 2007, reperibile presso il sito www.circolotodeschini.com.

 

  • Marco Todeschini: "Psicobiofisica - Scienza unitaria del creato", Edito dal Centro Internazionale di Psicobiofisica, Bergamo 1977, reperibile presso il sito www.circolotodeschini.com. Quest'opera costituisce in parte una introduzione alla "Teoria delle Apparenze" dello stesso Prof. Ing. Todeschini, ed in parte una postfazione, illustrante, con linguaggio accessible anche a chi non abbia nozioni basilari di fisica, i motivi per cui non si può prescindere dall'unificare le isolate discipline dellla fisica, della biologia e della psicologia, dal momento in cui la cosiddetta realtà oggettiva include necessariamente anche un osservatore, o meglio il corpo biologico dell'osservatore immerso nella realtà fisica, nonché le sensazioni della stessa persona, cioè sempre l'osservatore.  Todeschini chiarisce una volta per tutte che cosa è realtà fisica, che cosa realtà biologica e cosa è realtà psichica.  Senza questa netta distinzione, continueremo a rimanere in balia delle apparenze.

 

  • Marco Todeschini: "La Teoria delle Apparenze - Spazio-Dinamica e Psico-Bio-Fisica", Edito dal Centro Internazionale di Psicobiofisica, Bergamo 1949 - 1984. Il testo è reperibile presso il sito www.circolotodeschini.com, in cui la teoria unitaria del Todeschini è esposta oltre che in modo chiaro ed intellegibile, anche con le rispettive dimostrazioni e formule fisico-matematiche, in termini scalari sezione per sezione della realtà dinamica (se il Todeschini si fosse espresso in termini  più generici vettoriali, il volume da 1000 pagine ca. sarebbe diventato di 3000  pagine, nonché inaccessibile pure agli addetti ai lavori, dato il tempo richiesto per "decifrarne" il contenuto), nonché dimostrazioni di esperimenti scientifici riproducibili. 

 

  • Marco Todeschini: "Einstein o Todeschini? - Qual'è la chiave dell'Universo?", Edito dal Centro Internazionale di Psicobiofisica, Bergamo 1957. Molto riduttivamente la domanda è: spazio-"vuoto" einsteiniano (il vuoto assoluto, uno "sfondo" in cui sussite o meno la materia) o spazio-"pieno" todeschiniano (spazio fluido-dinamico ponderale incompressibile)?

 

  • Emmanuele Borgognone, "La realtà fisica dei fenomeni elettrici, magnetici, luminosi", a cura dell'Accademia Teatina delle Scienze, Roma, 1967. Reperibile informatizzato presso il sito www.circolotodeschini.com, rigorosa trattazione scientifico-matematica esemplare di una delle tante possibili ramificazioni e sviluppi della generosissima Teoria delle Apparenze. Si riporta a fondo pagina un prezioso errata-corrige allegato alla edizione del 1967.

 

  • Roberto A. Monti: "Il grande Bluff di Albert Einstein", Edizioni Moderna, Ravenna 2011. Citazione tratta dalla copertina di questo stesso testo di sole 46 pagine, immensamente più utili di tanti altri diversi tomi attualmente in circolazione ripieni di ridondanti chiacchere: il fisico e ricercatore Roberto Monti "spiega in modo semplice quali sono i due errori fondamentali che tolgono qualsiasi validità alla Teoria della Relatività di Einstein. 1) L'esperimento di  Michelson-Morley non ha mai dato risultato nullo. 2) I tempi di andata e ritorno di un segnale ottico non sono uguali per definizione. La loro differnza è dimostrata dall'esistenza dei Giroscopi Ottici." (Notare però che il Monti postula un etere "statico"; Todeschini al contrario ne dimostra lo stato permanente dinamico: lo spazio fluido ponderale incompressibile del Todeschini è "dinamico", cioè sempre in condizioni di movimento, dato da effetti sovrapposti traslatori, rotatori e oscillatori, da cui deriva una concezione cosmologica dell'universo fisico di estensione infinita, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo, in perpetuo movimento in virtù del principio di conservazione della quntità di moto. Secondo la concezione del Todeschini il mondo fisico non ha colore, odore, sapore, calore, luce, ecc., parametri questi derivanti dalle nostre corrispondenti 10 possibili percezioni sensoriali derivanti dai nostri organi di senso, bensì in esso vi sono in ultima analisi solamente urti: urti e conservazione della quantità di moto; tali urti, colpendo i nostri organi di senso, risalendo lungo i nostri nervi, fino all'elaborazione finale che ne fa il cervello, producono nella nostra anima le corrispondenti sensazioni di pressione, calore, luce, ecc.: tutte "illusioni", o meglio, tutte interpretazioni corporee della psiche umana, ma in sé il mondo fisico non conosce e non ha né luce, né colori, né calore, né odore, ecc.

 

 

BIBLIOGRAFIA SULLA PSICOBIOFISICA E SUL CARTESIANESIMO

 

 

 

 

 

 

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Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

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