dagli Archetipi

 

dell'Ing. Mario Pincherle

 

alla Teoria delle Apparenze

 

dell'Ing. Marco Todeschini

 

 

 

 

- una revisione critica di Michele Leonardi -

 

Nel commentare gli Archetipi del Pincherle, sono andato a finire

col ripensare alla Teoria delle Apparenze del Todeschini.

 

parte 1

 

Ogni volta che ci troviamo a doverci relazionare, confrontare con nuove cose o nuove situazioni imprevedibili mai vissute prima, decifriamo il flusso di informazioni che riceviamo dal contesto in cui ci troviamo e in quell'istante, o in quel lasso di tempo, siamo in fondo come dei bambini alle loro prime esperienze con ogni cosa.

Sì, è pur vero che un adulto è un esperto il quale può sempre sfruttare il proprio bagaglio di esperienze già vissute, confrontando la nuova situazione con quelle pregresse già esperite, ciononostante un evento imprevisto e novello rimane sempre qualcosa di ignoto. Per cui se dal confronto mentale tra il "presente del presente" (il fluire della realtà attuale, istantanea, ricca di dettagli e con cui possiamo interagire fattivamente con le nostre azioni) e il "presente del passato"  (cioè la memoria, sintesi e rielaborazione degli elementi di eventi passati filtrati, setacciati, trattenendo solamente ciò che riteniamo essenziale, una realtà molto scarna in quanto a particolari rispetto a quella attuale, ovviamente con cui non si può più interagire fattivamente) l'esperto non trova alcuna similitudine, alcuna corrispondenza da sfruttare nella nuova situazione in qualche modo variando e reiterando in parte o in tutto azioni già compiute in passato, finirà anch'egli per trovarsi spaesato di fronte al nuovo evento imprevisto e dovrà anch'egli mettersi totalmente in gioco, né più e né meno come fa ciascun bambino alle sue prime esperienze di vita, in sicurezza sotto l'occhio vigile della madre o del caregiver, apprendendo con meraviglia nuove cose su di sé e sul nuovo misterioso strano mondo in cui è immerso.

La domanda delle domande, per la quale non smaniamo per una urgente risposta, è: il metodo dell'osservazione archetipica del Pincherle è utile solamente per alcuni casi pratici come l'ideazione o l'analisi funzionale di un oggetto, di una macchina o di una costruzione, ecc., oppure vi è qualcosa di più nei suoi Archetipi e rispettive modalità attuative?  Fermo restando che esiste già una disciplina delle scienze umane che si occupa dell'anima, ovvero la Psicologia, ci domandiamo altresì: gli Archetipi del Pincherle possono esserci di aiuto per capirci qualcosa di più sul mondo spirituale ossia psichico?

 

Se l'anello di congiunzione tra quantità (o mondo materiale e biologico) e qualità (o mondo spirituale) fosse davvero quello delle 10 Equivalenze Psicobiofisiche formulate dal Todeschini, sapremmo già in che modo comunicano quantitativamente la  res extensa tridimensionale con la  res cogitans immateriale. Ma allora appresso ci domanderemmo, com'è notoriamente stato già fatto in passato: ma dov'è situato il non-luogo adimensionale della res cogitans cartesiana? Come fanno a toccarsi, ad urtarsi, a collegarsi, con il meccanismo sicuro e non opinabile della causa-effetto, il mondo materiale fisico-biologico ed il mondo immateriale psichico?

 

Non possiamo semplicemente tirare in ballo il solito deus ex machina dell'anima o addirittura della mediazione divina, risolvendo così d'incanto il problema, perché non spiegheremmo alcunché, incedendo così ad una vacua tautologia. Infatti ogni volta che non riusciamo a spiegare un fenomeno, mica possiamo dire che è colpa del diavolo se la cosa ci danneggia, mentre se la cosa ci fa comodo allora succede tutto grazie a Dio o grazie al caso, alla fortuna!

Però se l'anima, la psiche umana, fosse nient'altro che un flusso di dati strutturati, una sorta di software biologico che gira sul cervello attraverso segnali elettrochimici, allora tutti i conti tornerebbero: un software è un algoritmo, e un algoritmo è qualcosa di immateriale, è un codice, è un grafo con determinati operatori funzionali, è matematica applicata, è astrazione, è in ultima analisi "aria fritta", cioè immateriale come immateriale è la bellezza che possiamo contemplare in un'opera d'arte. Essendo un'astrazione o secondo il caso un processo psichico che si forma nella nostra mente, è immateriale, cioè adimensionale, ed esiste nel tempo quando gira, cioè fluisce, nell'hardware. Quando l'hardware dato dal sistema nervoso centrale con tutto il corpo insieme muoiono, banalmente questa sorta di software biologico non fluisce più all'interno del corpo mediante i segnali elettrochimici, poiché l'hardware-cervello ormai è deperito in modo irreversibile definitivo. Questa cosa farebbe la gioia dei più materialisti tra gli atei  (un ateo non è necessariamente un materialista tout court, ma è in genere invece un "normale", come ha giustamente osservato una volta l'Ing. Roberto Vacca, cioè una persona che non ha bisogno di una religione e una fede che gli dica cosa è bene e cosa è male e quali sono i valori umani), perché dimostrerebbe loro che dopo la morte noi cessiamo di esistere, che non c'è un aldilà, che non c'è alcun dio invisibile ed eterno il quale si impiccia degli affari nostri e che ci spia pure, dal momento che sarebbe pure onnisciente. Ma quegli atei lì, quelli più negazionisti ed intransigenti rispetto a qualsiasi interferenza spirituale nel mondo materiale, sospendendo il giudizio su cosa essa veramente sia, quegli atei lì si sbaglierebbero di grosso. Anche in questo caso, per dirne una, il credente potrebbe continuare a credere alla sua anima immortale e al suo dio eterno e creatore: l'intervento divino salvaguarderebbe comunque il loro software biologico dal degrado e dalla corruzione della fine, "reinstallandolo" altrove, cioè in un paradiso o in un inferno. E addirittura Dio lo resusciterebbe reimpiantandolo in un nuovo corpo identico a quello proprio raggiungibile con la maturità fisica, nonché immune da difetti di "gestione-manutenzione-accidenti della vita", ed infine persino senza una data di scadenza, cioè immortale.

L'ipotesi del software biologico salvaguarderebbe quindi sia le convinzioni dei credenti che quelle degli atei più intransigenti.

Nel senso che persino l'ateo intransigente, secondo il suo punto di vista e al contrario del credente, potrebbe dire a sé stesso: ecco qua, morto il corpo-hardware, finalmente la mia psiche-software biologico non girerà più sul mio cervello-corpo-hardware, e  fine della storia. E già, perché molti tra i più intransigenti atei in tardissima età ne hanno così pieni i cosiddetti del miracolo della vita, che, al di là di piaceri e dispiaceri, non vedono l'ora di crepare, soprattutto per non dover vivere nemmeno un giorno in più di quella immensa rottura di scatole che i più chiamano vita, piena di paradossi, contraddizioni, effetti collaterali, non sense, ipocrisie, imperfezioni, menomazioni, malattie, ecc.

 

Ma noi non ci contentiamo del primo risultato che otteniamo. Sarebbe troppo facile. Vogliamo continuare a sondare l'ipotesi millenaria della sussistenza dello spirito nella materia. In senso ironico, in fondo ci sfugge solo un'inezia: che cosa fa' da ponte, cosa collega ed unisce temporaneamente la res cogitans adimensionale con la res extensa tridimensionale?

Sempre nell'ipotesi dell'esistenza della separazione tra spirito e materia,in una sorta di Matrix di impianto divino cristiano, o ebraico, o musulmano, induista, ecc., l'anima umana si è talmente immedesimata progressivamente nel tempo nel proprio corpo - quell'unico corpo con cui è misteriosamente collegata fin dalla nascita -, che non distingue più il proprio corpo biologico da sé stessa come puro spirito, o anima, o mente, o psiche, o "cuore", o intelletto, ecc. (si tenga presente che secondo il Todeschini e la sua T.d.A.-"Teoria delle Apparenze", l'anima è sempre lo stesso ente cui diamo nomi diversi).

 

 

Ritornando alle 10 equivalenze psicobiofisiche del Todeschini, se è vero che potrebbero essere un ponte tra mondo biofisico e mondo spirituale, è tuttavia altresì vero che rimarrebbe in sospeso la domanda: come fanno questi due mondi a trasmettersi informazioni? ... questi due mondi impermeabili l'uno all'altro, per così dire, poiché uno è tridimensionale e l'altro addirittura adimensionale? In altre parole, come fa il mondo spirituale, adimensionale, ad essere immerso, ossia contenuto, nel mondo tridimensionale biofisico, fisico e biologico? Infatti si dice: "la forza è in me"; oppure un amerindo diceva un tempo: "lo spirito del giaguaro è in lui"; oppure: "la Grazia divina era in lei"; ecc. ... quindi questi spiriti starebbero sempre dentro qualcuno.  Prendendo ad esempio la volontà che parte dall'anima, ci chiediamo: come fa l'anima ad inviare il suo segnale di informazione, di volizione, dal non-luogo in cui essa si trova (il mondo spirituale, psichico)?  Cioè, come fa l'anima a mandare segnali, informazioni al proprio corpo? E com'è possibile che un non-luogo sia per giunta incollato, appiccicato non si sa come, ad un solo unico corpo?(Il "suo" corpo, la "sua" mano, la "sua" testa", ecc.; ricordiamo infatti che nell'ipotesi dell'esistenza dell'anima l'identificazione dell'individuo con il proprio corpo non è data dalla sola interazione tra il proprio sistema nervoso centrale ed il proprio corpo.)

 

Il Todeschini dice nella sua T.d.A. che tale segnale viene teletrasmesso dall'anima all'ipotalamo, senza specificare in quale zona o punto preciso, mentre Cartesio diceva che tale zona non poteva essere altro che la ghiandola pineale, essendo questa l'unico organo non simmetrico del sistema nervoso centrale. Non pretendiamo certo che il Todeschini avesse dovuto scoprire tutto, anzi, ha scoperto persino troppo; e titanica ed irripetibile è stata la sua grande opera di unificazione e riforma di tante scienze specialistiche, altrimenti separate e incomunicanti l'una con l'altra. Nondimeno ci sembra impossibile che possa esistere alcuna teletrasmissione tra due enti immiscibili: uno a tre dimensioni (il corpo) e l'altro a zero dimensioni (lo spirito). Difatti affinché avvenga una teletrasmissione tra due enti, ci vuole un mezzo interposto tra i due. Ma i due enti non esistono nella medesima dimensione! E allora come farebbe a verificarsi un meccanismo di causa-effetto (sia in andata che in ritorno) se NON c'è un mezzo interposto tra di loro che funga da tramite, semplicemente perché si tratta di due enti che esistono in mondi diversi ed immiscibili? ... Ma sono davvero immiscibili? In fondo l'essenza di ogni ente, che sia materiale o spirituale, è sempre la sua caratteristica di unitarietà. Oppure no? O tale essenza sono i confini del suo campo di esistenza?

 

Per esempio l'anima di una nazione è data complessivamente dal suo popolo, dal suo territorio, dalla sua cultura, dalla sua storia, dalla sua lingua e da un coacervo di identità sommate l'una all'altra in ciascun individuo, per giunta variabili nel tempo e quindi in fondo indefinibili. Se il popolo per qualche motivo sparisce tutto insieme, sparisce anche l'anima di quella nazione, perché non c'è più il suo corpo sociale? Pare ovvio affermare di sì.

Al di là di questo, non si intravede come possano comunicare questi due mondi, uno tridimensionale, esteso, e l'altro adimensionale, privo di alcuna estensione spaziale e materiale. Entrambi esistono nel tempo, ma l'essenza del primo è di ordine appunto spaziale, mentre quella dell'altro è di non avere alcuna dimensione spaziale e quindi di non esistere nello spazio, né di occupare alcuna porzione di spazio, per quanto infinitesima essa sia, cioè per quanto possa essere piccola.

 

Potremmo provare a dire: è l'infinito che attua questo miracolo. Oppure: è Dio. Oppure: è un altro ente qualsiasi che funge da deus ex machina, anzi, ce lo inventiamo e lo chiamiamo "aria fritta". Ma dicendo questo non abbiamo detto o aggiunto nulla di nuovo e di utile. Non avremmo così trovato una spiegazione attinente il meccanismo secondo il quale i 2 mondi comunicano, sul come funzionerebbe questa corrispondenza biunivoca.  

(Disgressione: La corrispondenza biunivoca è una forma particolare di corrispondenza tra due enti in cui vale la seguente equipollenza: solo A è in relazione a B, così come solo B è in relazione ad A; ad esempio: quella casa è appartiene a Tonino, unico proprietario, così come Tonino è l'unico proprietario di quella determinata casa e Tonino non possiede altre case; in altre parole: non ci sono altri proprietari di quella certa casa, se non Tonino, e Tonino non possiede altre case all'infuori di quella;  peraltro per dire tutta questa pappardella si fa prima se si usa una simbologia della matematica insiemistica oppure suffragata da una rappresentazione grafica.)

 

Invece col "software biologico" il problema sarebbe risolto. L'anima, la psiche, la mente, lo spirito, non sarebbe altro che il software dei software biologici, cioè il software di una sorta di sistema operativo naturale che fluisce attraverso i segnali elettrochimici nel sistema nervoso centrale dell'uomo. A questo punto la consapevolezza maturata con la crescita di essere unici, una unità distinta dagli altri nostri simili e dal mondo non solo come corpo, ma anche come psiche, deriverebbe com'è ovvio dal fatto che il nostro software madre può girare solo nel nostro corpo. E che solo lui - o meglio "noi" - siamo coloro che lo possono governare, il nostro corpo. Quindi "noi" non coincidiamo solamente con il nostro corpo, ma anche con il rispettivo flusso di informazioni che girano e sono accumulati nei nostri circuiti elettronici biologici, naturali, di calcolo e di memoria solida, sempre con supporto biologico.

Questa sensazione di unicità ci porterebbe così alla corrispondente sensazione identitaria complessiva di unicità, psichica e fisica, quella propria quanto meno di qualsiasi persona adulta.

 

 

Tuttavia, e qui torniamo al punto di partenza, rinunciare per sempre all'ipotesi che l'anima sia qualcosa di più di un per quanto complessosoftware biologico, comporta com'è noto altri problemi insolubili. E forse molti più problemi di quanti ne risolva.

Per esempio il libero arbitrio diventerebbe un'illusione, e non sarebbe altro che operare di volta in volta una scelta sulla base di tutto il nostro vissuto, del contesto in cui ci troviamo e di come lo interpretiamo, ecc., e tanto altro ancora, ma sarebbe pur sempre qualcosa di determinato in sé a priori. Insomma secondo questa scuola di pensiero deterministica, la volizione non sarebbe altro in ultima analisi che un meccanismo, ovverosia una successione meccanica e un cumulo di enti ed eventi.

 

Ma se fossimo davvero tutti dotati come esseri umani dello stesso "sistema operativo biologico", perché, posti nelle stesse situazioni, non facciamo tutti la stessa scelta? La risposta che si dà è che geneticamente abbiamo diversi caratteri ereditari, imprinting diversi, diversa educazione, diverse storie, differenti esperienze vissute alle nostre spalle.

E allora perché noi stessi, posti in una determinata situazione e sempre quella, siamo invece capaci di fare anche imprevedibili scelte diverse tra loro? E perché siamo capaci di immaginare cose diverse da quelle esistenti, o di immaginare diversi scenari possibili per il futuro fino addirittura ad operare imprevedibili differenti scelte? Da cui: per simulare il libero arbitrio mediante la generazione di scelte casuali, siamo forse dotati di un qualche software biologico complementare di sottoroutine che ci fa lanciare virtualmente in aria una monetina per scegliere tra testa o croce, anzi spesso tra un numero notevolissimo di possibilità?

 

E poi ci sono tutte le altre spinose conseguenze: morali concernenti il bene e il male, sociali di convivenza pacifica oppure conflittuale, di anelito alla libertà di espressione individuale o di accettazione fatalistica di uno status quo, la questione del cosiddetto istinto di sopravvivenza, ecc. Cosa gliene importerebbe ad un uomo-macchina totale, una macchina biologica con rispettivo "software biologico", di voler continuare a vivere anche quando sia posto nelle situazioni più disperate e disperanti? Oppure: perché dovrebbe volere una prole e una discendenza? Solamente ai fini della sopravvivenza del proprio codice genetico e della propria specifica specie biologica animale? Ad una macchina non gliene importa niente di esistere come tale integra per mille anni, oppure di finire fatta a pezzi, rottamata dopo un solo anno. Ad una piramide egizia, un'entità inanimata priva di libero arbitrio e quindi di volontà autonoma,  gliene importa qualcosa di esistere in quanto tale un giorno oppure per secoli oppure ancora per millenni? No, la piramide non si può nemmeno porre il problema, essendo palesemente priva di autodetermianzione. Difatti qualcuno ha mai sentito lamentarsi una piramide, tipo: non rubare i miei blocchi di pietra, che così un pò alla volta finisce che vado tutta  a pezzi! Oppure: non mi incidere tutta graffiti! Tanto più finora non si è mai vista una piramide che si autorigenera giorno dopo giorno o che si sposta come un cammello.

Con parole sostanzialmente di Luigi Pellegrin, ci pare invece vero che: "ciò che è inanimato, non vivo, è riflesso, conseguenza, "immagine" di qualcos'altro; mentre ciò che è vivo è immagine di sé stesso e di nulla di altro. Per cui, affinché ciò sia vero, entra in gioco la volizione, la libera scelta, il libero arbitrio e l'infinito del mondo spirituale. Mentre al contrario il determinismo non ci spiega un bel nulla sul libero arbitrio e sul perché abbiamo a che fare continuamente con questo strano fenomeno, il fenomeno dell'imponderabile. Ovviamente per i riduzionisti materialisti tutto si spiega col fatto che noi non saremmo altro che miserabili macchine, biologiche, ma pur sempre macchine - null'altro che una serie di innumerevoli ma ben determinati parametri fisici -, le quali si consolano rispetto al fatto di essere null'altro che sofisticati tostapane con l'illusione della libertà di sentimenti, valori, scelta, di autonomia di pensiero, immaginazione, di originalità di intenti, di invenzione, ecc.

 

Sta di fatto che le spiegazioni deterministiche e riduzionistiche sull'anima e sulla psiche non convincono mai del tutto, anzi per miliardi di persone nel mondo non convincono per niente: queste persone sono tutti "i normali" dotati di una propria spiritualità, nonché tutti i credenti cristiani, musulmani, ebrei, buddisti, induisti, animisti, ecc.

Difatti le conseguenze pratiche quotidiane del materialismo deterministico riduzionista sono ben note e comportano invariabilmente la decaduta del valore della vita e del senso della vita, per quanto misterioso ed indefinibile esso sia. Infatti più in generale: in un universo indifferente a noi, in cui noi sostanzialmente in fin dei conti non siamo altro che materia in tutto e per tutto, dal nostro corpo ai nostri pensieri e sentimenti, che ci stiamo a fare? ... Saremmo forse delle decorazioni, degli abbellimenti, dei capricci della natura? Ma a questo punto cosa varebbe la nostra vita, o la vita in generale, di più di un sasso inanimato? Che se ne fa l'universo materiale di noi? Perché mai l'universo, "lanciando dei dadi" - cioè attraverso il puro caso, come dicono gli scientisti paladini del becero evoluzionismo tout court - dovrebbe mai aver generato dal niente un qualcosa come gli esseri viventi? Un universo di indifferenza e di assenza di valori basta a sé stesso, non ha bisogno di lanciare i dadi all'infinito, finché non azzecca dopo un'infinità di anni delle combinazioni praticamente impossibili di protorganismi, i quali di lì a poco porteranno alla nascita e fioritura del fenomeno della vita in un tempo incredibilmente ridotto rispetto al primo, per giunta! (Molti conoscono già la storiella del caldo "brodo primordiale di amminoacidi" fuoriuscito magicamente dal nulla, il quale è alla base della teoria dell'evoluzione del vivente dal ... caos primigenio inanimato, ma caldo, cioè poco più del nulla! E tra questi, pochi sanno che tale affascinante, ma fraudolenta ipotesi, resta ancora tutta da dimostrare sperimentalmente di come si esplichi in natura. Per altro, per dare una idea dell'ordine di grandezza in termini probabilistici di questo ipotetico fenomeno miracoloso del "brodo primordiale di macromolecole alla base degli amminoacidi mattoni della vita", il lettore immagini di poter manipolare un  numero elevatissimo di dadi con delle lettere diverse e segni di punteggiatura diversi, inclusi gli spazi vuoti tra le parole, tutti impressi su ciascuno dei lati di ciascun dado. E supponga di lanciare questo immenso incalcolabile numero di dadi e pure di trascrivere dopo ogni lancio tutti i risultati combinatori ottenuti, e di continuare così a iosa per un tempo indeterminato: ammesso che il lettore sia immortale, dopo quale infinità di anni egli riuscirà ad ottenere qualcosa che sia una "Divina Commedia" di Dante Alighieri, oppure un "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni? Vale a dire: dopo quale infinità di anni egli otterrà qualcosa di strutturato, nonché di leggibile, minimamente paragonabile ad un libro? ... In breve, sul libero arbitrio e sulle libere scelte: avete mai visto un robot che fa dei "bei quadri" oppure delle "belle foto"? Avete mai visto un robot, cioè un meccanismo, che non vi annoia già alla sua terza fotografia di merda, di merda di mucca spiaccicata su di un prato?)

 

 

Come abbiamo accennato, dal punto di vista escatologico ed epistemologico, la concezione della separazione tra materia e spirito risolve molti più problemi di quanti ne crei invece l'affermare che lo spirito non esiste ed esiste ed è reale solo la materia. In fondo l'unica questione fondamentale irrisolta sarebbe quella riguardante le modalità, il meccanismo preciso, secondo il quale il mondo spirituale "comunica" con quello materiale e biologico.

Se ammettiamo che un Dio eterno, che è sempre esistito (e che quindi non è stato creato da nessun altro ente) e che sempre esisterà, abbia creato sia l'universo fisico (e quello biologico ricompreso in quello fisico), che quello spirituale, mentre Dio stesso sarebbe oltre che eterno, esso stesso l'assoluto e l'infinito dell'universo spirituale, allora lo scenario che si dispiega potrebbe essere il seguente.

Poniamo per chiarezza non dandolo per scontato, che il mondo spirituale creato da Dio sia immortale, ma non eterno come Dio, poiché se è vero che il mondo spirituale, composto di tutte le creature spirituali incluse le verità "eterne" cartesiane, non perirà mai, tuttavia è anche vero che non esisteva prima di Dio, il quale lo ha creato; in altre parole, banalmente,  ciò che èimmortale, pure se durerà per un tempo infinito, esso ha comunque avuto un inizio e in questo di differenzia da ciò che è eterno ed uno solo: Dio, l'Assoluto, il Sommo Bene, la Perfezione, l'Infinito, il Signore del Mondo Spirituale, nonché il Creatore del Mondo BioFisico).

 

Ora spostiamo la nostra attenzione dalle nostre mai scontate premesse in direzione di un accoppiamento sessuato avvenuto tra una pecora e un montone: poniamo che ci sia stata la fecondazione della pecora e allora ... che fa Dio? Conia, crea dal nulla una nuova anima animale e l'accoppia alla nuova macchina biologica che è appena nata, anche se al momento è solo in forma primordiale di protorganismo?

 

Ci spostiamo ancora con la nostra attenzione, ma questa volta al caso dell'accoppiamento sessuale tra un uomo e una donna. Saltando i preamboli, nel dettaglio va a finire che lo spermatozoo maschile feconda l'ovulo femminile e ... nasce una nuova vita (sorvolando sulla questione di quale sia l'istante esatto in cui si possa parlare di nuovo organismo nato, o se un embrione sia un individuo o meno, ecc.). A questo punto, che fa Dio,l'assoluto del mondo spirituale, omnisciente, che tutto vede e tutto prevede: crea all'istante una nuova anima sensibile e intellettiva (di tipo superiore a quella animale, quest'ultima sensibile ma non intellettiva) dal nulla, e poi la incolla in qualche modo al nuovo esserino che sarà partorito dalla madre all'infuori del proprio corpo dopo circa nove mesi di gestazione?

Sì, per forza. Se vogliamo credere all'esistenza del mondo spirituale, Dio, o chi per lui, non solo crea una nuova anima dal nulla, ma stabilisce che essa avrà da quel momento in poi una relazione biunivoca (un collegamento di andata e ritorno) con il nuovo organismo nato, formatosi come individuo e nuova unità biologica nel mondo materiale.

Ma secondo voi, se davvero esiste Dio o chi per lui, sta lì, anzi ovunque e in nessun luogo in particolare, anzi in nessun luogo particolare ma ovunque, a fare tutto questo continuo lavorio con il metodo da neofiti di "un pezzetto alla volta"?

Uno che la sa tanto lunga come Dio di sicuro avrà escogitato una volta per tutte, cioè per sempre, qualcosa di ben più sofisticato di star lì a coniare ogni volta nuova moneta sonante, non vi pare?

E poi che dovrebbe fare ogni volta? Stabilire una sorta di ponte radio criptato(di modo che nessun altro possa interferire o spiare, a parte lui stesso che l'ha criptato) tra il corpo di una persona e l'anima di una persona?

Anche qui, a proposito, vi pare sensato che un essere infinitamente intelligente non abbia ideato una volta per tutte qualche altro automatismo eterno, immutabile, affidabile, non ripensabile, che realizza tale collegamento? [1]

E questa sorta di filo, questa sorta di ponte radio, come potrebbe mai avvenire se come abbiamo visto e com'è noto, per definizione i due mondi - spirituale e materiale -, sono uno adimensionale e l'altro tridimensionale?

In altri termini, come farebbe a passare qualsiasi segnale, qualsiasi differenza di stato, ossia qualsiasi informazione dalla materia tridimensionale a qualcosa che è fatta di "aria fritta"? Cioè che è fatta di alcuna materia, ovvero di alcunché di esteso?

 

Ricordando il "Le Monde" di René Descartes ci viene alla mente che egli sensatamente affermava che se tra i bordi opposti di un vaso ci fosse puta caso veramente il vuoto, cioè il nulla, cioè nemmeno l'aria, allora i bordi di quel vaso dovrebbero per forza di cose toccarsi, perché il nulla non ha giustamente alcuna estensione spaziale, a differenza del campo della materia.

Ora si osservi che, se il mondo spirituale non ha alcuna estensione, può esistere ovunque e in nessun luogo particolare rispetto a quello materiale e biologico. Se le cose stanno così, allora non è solamente Dio - l'assoluto del mondo spirituale -, il quale sta ovunque e in nessun "luogo"(ricordiamo infatti che un luogo ha una posizione univoca nello spazio tridimensionale, mentre lo spirito, essendo immateriale e adimensionale, non può occupare alcuna porzione di spazio, né alcun punto dello spazio, perché il punto ha una dimensione, una sola, ma ce l'ha).  Ma è anche qualsiasi anima da Egli creata, che sta ovunque e in nessun luogo particolare rispetto all'universo materiale (includente quello biologico) tridimensionale.  Perché non ha senso dire che un'anima sta in un organo preciso del corpo, metti caso, nel cervello, oppure, nel cuore, e poi affermare che l'anima è immateriale. E poi: in quale punto esatto di tale organo dovrebbe essere posizionata l'anima? Dato per buono che sia posizionata nel cuore: dove di preciso, nel ventricolo destro? E se sta lì, in quale punto preciso? Oppure facciamo che l'anima stia nel cervello, allora dove di preciso? Nella ghiandola pineale, come ipotizzava Descartes? Questa spiegazione a prima vista così impostata non convince ed è illogica. (Però stiamo per dimostrare che paradossalmente ha una sua sottile ragion d'essere, cioè che c'è un'altra spiegazione possibile simile, ma non equivalente.)

 

 

Allora cosa facciamo noi, adesso, che non fecero il Descartes secoli fa o il Tedeschini decenni fa? Ribadiamo ancora una volta che l'anima è immateriale, per cui è ovunque e in nessun luogo, e che non ha senso affannarsi a darle una posizione precisa nell'universo materiale, fisico e biologico.

Perché farlo, infatti? Solamente per poter poi dire: guarda, la tua anima sta dentro il tuo corpo, quindi in qualche modo è da lì che impartisce ordini al tuo stesso corpo, ed è sempre da lì che riceve le informazioni del mondo esterno e del corpo medesimo? No. Non per questo motivo.

Invece di affermare questo, noi potremmo applicare la cosiddetta sintesi sottrattiva. Un pò come si fa con le sculture: a volte "a mettere" e a volte "a levare". "A mettere" è quando lo scultore per esempio crea un'opera d'arte con dell'argilla, raggiungendo la sua visione finale per sintesi additiva, cioè aggiungendo via via materia, argilla, ecc. Invece la sintesi sottrattiva "a levare" è banalmente quando lo scultore uso lo scalpello e leva materia da un blocco, mettiamo di pietra, fino ad arrivare alla sua opera d'arte finale.Similmente come in quest'ultimo caso, quello del criterio della sintesi sottrattiva, siccome abbiamo detto che l'anima, appartenendo all'universo spirituale, sta ovunque e in nessun luogo particolare, non ci resta altro che "sottrarre" tutto ciò che potrebbe interferire con il benedetto corpo che spetta ad una ed una sola anima immortale con cui si salderà, divenendo un unicum irripetibile.

E allora, siccome né a me e né a te ci interessa affatto, istante per istante, giorno dopo giorno, percepire tutti i pensieri e tutte le cose personali che passano per la mente alle altre anime, a parte i maldestri malfattori per ignobili motivi o ai santi per nobili fini, ecco qua che quel genissimo di Dio non può che aver già creato molto tempo prima di noi delle forme di segnali criptati e decoder per far sì che quella corrispondenza sia biunivoca, come si dice in matematica insiemistica, cioè esclusivamente riservata tra ciascun unico corpo e ciascuna corrispondente unica anima.  Tra un attimo ritorneremo su questo punto fondamentale della questione affatto misteriosa del sistema di comunicazione tra anima e corpo. E volendo credere che davvero esista l'anima, non mi venite a dire che dobbiamo rinunciare per sempre a capire come l'anima comunichi con il corpo. Perché dovremmo farlo? Ce lo ha ordinato il medico? Qualcuno forse ha incontrato Dio che gli ha detto: "uomo, non ci potrai arrivare, mai"? ... oppure: "uomo, fatti gli affari tuoi"?

 

 

E' risolto quindi il problema della "posizione" dell'anima intellettiva, umana, all'interno del nostro corpo: era un falso problema. Difatti ipotizziamo che ciascuna anima stia "già lì", nel proprio corpo, nel senso che ciascuna anima sta in un "non-luogo" e quindi sta in realtà ovunque, anche nel corpo degli altri, anche in qualsiasi posto del mondo. Più precisamente non ha alcun senso parlare di dove stia un qualcosa di immateriale come l'anima.

(Digressione: Avete mai visto dove sta il quadrato? Non un quadrato qualsiasi posto nel mondo fisico, che quando lo guardi bene, cioè quando lo osservi bene, anche con appositi strumenti, ti accorgi che è imperfetto. Il quadrato come concetto non sta in alcun punto preciso dell'universo fisico, nemmeno lo troviamo tra le circonvoluzioni cerebrali di chicchessia, bensì il quadrato sta nel mondo delle idee, ossia è qualcosa di immateriale, di astratto, di geometrico. Avete mai visto dove sta il saporito? Lo riscontriamo spesso quando mangiamo in questa o in quell'altra pietanza, ma il saporito in sé, banalmente non esiste nel mondo fisico, bensì esiste solamente nella nostra mente, ovvero nel nostro spirito immateriale, perché stiamo ancora considerando l'ipotesi che la mente non sia il semplice cervello, quanto invece qualcosa di più.

Altro esempio, tanto per essere prolissi. Qualcuno ha mai toccato con mano l'amore in sé? No, ovviamente, perché l'amore è un sentimento, un concetto, un'idea a volte opinabile, anche piuttosto indefinibile se non vagamente, però è di certo un ente immateriale, è "aria fritta".)

Però il fatto che ciascuna anima stia ovunque, non significa automaticamente che ciascuna anima possa comunicare con il corpo di qualcun altro e qualsiasi altro, a parte il proprio.

 

Così, supponendo l'esistenza di un codice di comunicazione univoco tra anima e corpo, è risolto anche il problema della comunicazione selettiva tra anima e corpo: l'anima scambia con il proprio corpo dei segnali che permeano tutto l'universo fisico e che entrano in risonanza solo ed esclusivamente con un solo corpo nell'universo infinito.

In altre parole: un'emittente radiofonica manda i suoi segnali nell'etere, ed è noto che chiunque si sintonizzi con la propria radio su una determinata frequenza, potrà decifrarne il segnale radio, riproducendo, sentendo così dei suoni: parole, musica.  Ma se ci fermassimo qui, avremmo per similitudine un gran casino: qualsiasi anima potrebbe mandare segnali a qualsiasi corpo.

Invece le cose sono un pochino più complesse, cioè poco più complesse dei canali televisivi che richiedono un decoder. L'emittente televisiva manda, emette il suo segnale nell'etere, cioè manda potenzialmente "a tutti" il suo segnale, in tutte le case, ovunque, ma solamente chi ha acquistato il rispettivo decoder con scheda, o quello che è, può decifrare quel segnale e vedersi la partita di calcio.

Per analogia, riguardo l'anima e il suo corpo, succede la stessa cosa, ma poco più complessa: c'è solo un solo e unico "decoder" valido per una sola unica anima e per un unico corpo.

In altre parole, per così dire, c'è una sola "password",  c'è una sola serratura e c'è una sola chiave che apre quella determinata serratura, o porta di comunicazione tra anima e corpo". L'anima è la chiave e la serratura è il cervello del corpo, cervello che si occupa di mandare segnali semplificati ma utili all'anima, raccogliendoli da tutto il corpo ed elaborandoli, nonché in modo che siano utilizzabili, leggibili, recepibili dall'anima. A sua volta l'anima manda al cervello segnali volitivi, gli atti di volontà, così il cervello li amplifica, li traduce, li trasforma, li elabora, in modo che diventino sempre e nello stesso modo ciò che devono diventare ad uso e consumo degli organi volontari del corpo e delle complesse azioni che riescono a realizzare nelal realtà fisica: afferrare un oggetto, parlare, camminare, ecc. ecc.

 

Ci rimane però ancora la solita patata bollente in mano: mentre anima e corpo avranno ciascuno il proprio "decoder", come fa a passare qualsiasi segnale di trasmissione di informazioni (cioè nient'altro che differenze di stato) dal pieno (il corpo)  al nulla (l'anima, nulla nel mondo fisico, ma ente nel mondo spirituale)?  Qual è il mezzo interposto che salverebbe capra e cavoli?

Ma ecco che sta proprio qui l'altro falso problema. Perché l'anima in un certo senso paradossalmente "sta già nel proprio corpo", perché sta ovunque e in nessun luogo, come tutto quanto sta, appartiene, al mondo spirituale, e non ha estensione spaziale.

 

Se Dio e le anime appartengono entrambe al mondo spirituale, e se Dio è ovunque e in nessun luogo particolare - rispetto al mondo fisico -, allora lo stesso vale anche per le anime e per tutti gli enti spirituali ed astratti. Il fatto che anche tutte le infinite anime dell'universo spirituale siano ovunque nel mondo fisico, non vuol dire automaticamente che nel mondo spirituale anime e Dio, creature e Creatore, siano la stessa cosa.

Il problema è che quando pensiamo, noi spesso facciamo delle associazioni mentali del tutto sbagliate, spesso per pigrizia o consuetudine: cioè facciamo spesso di tutt'erba un fascio.

Infatti, se ci riferiamo al solo mondo fisico, è chiaro che in un certo punto dello spazio può esserci solamente un solo punto materiale. Nel nostro corpo infatti c'è solo il nostro corpo, o meglio: nella porzione di spazio occupata dal nostro corpo, c'è solo il nostro corpo.

Ma quando ci occupiamo di mondo spirituale, lì cominciamo a fare dei bei pasticci, come quando diciamo che nel nostro corpo c'è solamente la nostra anima.

La nostra anima non c'è affatto, non sta nel nostro corpo. L'anima crede di stare in un corpo, ma non sta in nessun luogo preciso rispetto al mondo fisico. Semplicemente c'è una e una sola anima-chiave che comunica, che apre il corrispondente corpo-serratura. Inoltre l'anima immortale normalmente può interagire solamente col mondo fisico e fare questo attraverso il proprio corpo. Almeno finché è viva, ciascuna anima immortale non è in grado di vedere direttamente, percepire direttamente le altre anime dell'universo. Può vederne infatti solo il riflesso, così come le altre anime ne percepiranno il suo riflesso. Tutto questo non è altro che il famoso Mito della Caverna di Platone.

 

 Quindi in apparente controsenso non c'è bisogno di nessun tramite tra un'anima e un corpo e non c'è bisogno di nessun filo che le colleghi. Il mondo spirituale e il mondo materiale comunicano in automatico sempre, tra di loro. Ma affinché l'informazione che giunge da un determinato ente spirituale abbia significato in un altro determinato ente materiale, occorre che le due parti si capiscanocioè che "parlino la stessa lingua". E Dio, o chi per lui, che la sa molto lunga, ha fatto in modo che un'anima potesse "leggere" il segnale di uno e di un solo corpo materiale, e viceversa che un corpo materiale, o meglio un organismo vivente, potesse "leggere, capire, intendere" il segnale di una e una sola anima.

Infatti, se noi umani che siamo stati fatti ad immagine e somiglianza di Dio siamo riusciti ad inventare la tecnologia dei segnali criptati e decoder, allora vi pare che un essere dalle capacità intellettive e volitive infinite come Dio non possa aver inventato qualcosa di ben più raffinato? ... Sottile è il Signore. Ma paradossalmente ama la semplicità.

E sottili senz'altro più di noi sono anche i neuroscienziati, i quali è da tempo che studiano tra le varie cose anche la possibilità di trasmissione del pensiero. Però a parte un novello Padre Pio o qualche santo o miracolo, ben pochi sono in grado di sapere se noi abbiamo, che ne so, un mal di testa oppure fame. E a meno che non glielo diciamo noi, ben pochi - probabilmente mai nessuno -, ci leggeranno mai nel pensiero o nel nostro corpo con l'applicazione delle loro mani o per via di qualche altra strana magia.

 

 

Riepilogando: poiché il Mondo Spirituale non ha alcuna dimensione fisica, cioè, poiché non occupa alcuna pozione di spazio, né nessun punto particolare nello spazio, allora abbiamo ipotizzato che il Mondo Spirituale sia ovunque, rispetto al Mondo Fisico, nel mondo fisico. Esempi: la bellezza in sé è ovunque nel mondo fisico, il male o il bene in sé sono ovunque nel mondo fisico, il cerchio, la sfera, i numeri, insomma, tutte le astrazioni, sono ovunque nell'universo fisico, ma tutti quanti non stanno fisicamente in alcun luogo materiale preciso.

Allo stesso modo una determinata anima immortale sta ovunque in tutto l'universo fisico, ma in nessun luogo in particolare e in un nessun punto preciso dello spazio.

Di qui ne consegue che una singola anima immortale sta ovunque nell'universo, incluso il proprio corpo e i corpi degli altri, tuttavia - si badi bene -, essa può interagire esclusivamente con un solo corpo, e più precisamente con un solo software biologico, cioè con il software biologicoche fluisce sotto forma di segnali elettrochimici nel cervello di quel corpo.

E' come se la singola anima immateriale fosse l'unica chiave che apre la serratura di quell'unico corpo materiale. Solamente che tale serratura con cui entra in risonanza è in realtà il codice elaborato da un software biologico che gira nel cervello di quel corpo.

Non è da escludersi, sempre nell'ambito delle congetture ipotetiche che stiamo formulando ora, che l'anima riesca a comunicare direttamente con una determinata zona del cervello, quella deputata all'elaborazione e sintesi finale dei segnali sensoriali provenienti dal corpo, nonché a fare l'opposto, trasformare cioè gli impulsi proveniente dall'anima, amplificandoli, ed inviandoli ai vari "bersagli" presenti nel corpo: dal muovere un arto, al parlare, al dirigere lo sguardo in una direzione determinata, ecc. ecc. Insomma questa non dovrebbe essere altro che la teletrasmissione tra anima e telencefalo di cui parlava il Todeschini nella sua "Teoria delle Apparenze", ivi descritta nel dettaglio, unitamente al legame quantitativo tra Mondo PsicoBiofisico e Mondo Psichico, ovvero le 10 Equivalenze della PsicoBioFisica di Todeschini, il legame preciso tra quantità e qualità, almeno nel corpo umano.

E mentre il Todeschini riteneva che la zona di teletrasmissione fosse tutto il telencefalo, René Descartes invece riteneva che fosse la ghiandola pineale.

Tuttavia nella nostra ipotesi - di onnipresenza nel mondo fisico di qualsiasi ente spirituale -, risulta possibile localizzare la zona di ingresso o uscita del segnale tra anima e corpo. Nel senso che possiamo dire: ci sarà pure una zona definita del corpo in cui il segnale entra o esce in direzione con l'anima.Se quella zona di ingresso o uscita del segnale fosse, tanto per fissare le idee, il cervelletto, noi potremmo allora dire che l'anima entra in risonanza e quindi in comunicazione con il proprio corpo per il tramite del proprio cervelletto,  ma non potremmo mai dire che l'anima occupa una porzione di spazio nel proprio corpo e quindi nell'universo fisico, e che l'anima si trova nel cervelletto.

In altre parole, una determinata anima si trova, come tutte le altre anime e le astrazioni, nel mondo psichico, per cui rispetto al mondo biofisico essa si trova ovunque, ma in nessun luogo particolare. Poiché un'anima sta ovunque nel mondo biofisico e in nessun suo punto in particolare, sta anche nel proprio corpo. In aggiunta a ciò una determinata anima è l'unica che possiede la capacità di entrare in risonanza con un solo ed unico corpo dell'universo biofisico.

 

Di contro, sempre nell'ipotesi che abbiamo delineato, ci domandiamo: ma se il mondo spirituale è sovrapponibile al mondo biofisico, non finisce che diventano indistinguibili l'uno dall'altro, cioè che finiscono per appartenere alla stessa dimensione? In parole povere: non finisce che la nostra ipotesi fondamentale degli spiriti nel mondo materiale decade per contraddizione dei suoi termini?

No. No perché, ad esempio, il fatto che il Mondo Psichico immateriale eadimensionale (in termini di dimensioni spaziali, cioè di estensione) ed il Mondo BioFisico tridimensionale  (esteso, spaziale) rispettivamente abbiano in comune il fatto di esistere nella dimensione del tempo, altra dimensione a sé stante, non significa che i due mondi siano la stessa cosa, uno stesso ente.

Se il mondo psichico si trova in qualsiasi punto dell'universo e in nessun suo punto in particolare, ci domandiamo al contrario: una porzione o un punto particolare del mondo biofisico si può trovare nel mondo psichico?

Ben consci del fatto che la mappa non è il territorio, sappiamo che una mappa cartacea può occupare qualsiasi porzione dello spazio, incluso il territorio che descrive sinteticamente e di cui ne costituisce un codice ed una astrazione ad uso e consumo del suo utilizzatore. sappiamo anche che ciascun punto della proiezione della mappa cartacea ha un suo corrispondente punto, area, nel territorio fisico, quello reale, e viceversa. La corrispondenza è quindi di tipo biunivoco.

Quindi abbiamo di fronte a noi un esempio pratico lampante che può esservi una coesistenza tra mondo psichico astratto immateriale e mondo fisico tridimensionale, esteso. Una cartina geografica in sé, come insieme di punti in corrispondenza biunivoca con dei luoghi fisici, geografici, è un chiaro esempio di come un'astrazione sia collegata col mondo materiale. Abbiamo però omesso di dire che tali corrispondenze diventano tali solamente quando entra in gioco il navigatore, quella persona che sa leggere quella mappa e sa come utilizzarla nel mondo fisico, dandole così una funzione e un valore di utilità. Quindi in termini di mappa, territorio e navigatore, la mappa è il codice semplificato che si scambiano anima e corpo, il territorio è tutto il corpo, mentre il navigatore è l'anima.

 

 

In altre parole: ripetiamo tutto un'ennesima volta, a costo di essere prosaici, per vedere se abbiamo commesso qualche errore nella nostra velleitaria ipotesi di stabilire quale è il legame qualitativo la relazione di corrispondenza biunivoca tra psiche o anima umana e materia, o corpo biofisico umano.

Un cerchio perfetto è una astrazione della geometria, essendo il luogo dei punti di un piano dello spazio equidistanti da un centro. Ma qualcuno ha mai trovato un cerchio perfetto nella realtà fisica? No, il cerchio perfetto esiste solo in geometria e nella nostra mente come "verità eterna" cartesiana, mai nella realtà dell'universo fisico. Nel mondo fisico ci sono solamente cose che sembrano molto simili ad un cerchio ideale, ossia che lo approssimano più o meno perfettamente.

Peraltro quelle stesse cose potrebbero essere anche dei cerchi imperfetti che approssimano un ... "perfetto cerchio imperfetto", ossia  un cerchio imperfetto, i cui punti che lo costituiscono ricadono tra due cerchi limite con lo stesso centro, ma uno con raggio di poco più grosso dell'altro, nonché ricadono altresì tra due piani limite tra loro paralleli e molti vicini l'uno all'altro.

Quindi, anche se esiste una relazione di stretta corrispondenza tra il cerchio ideale geometrico e tutte le forme circolari dell'universo fisico che lo approssimano in maggiore o minor grado, sappiamo che il cerchio ideale nella realtà fisica non esiste.

Quasi la stessa cosa la affermiamo per la relazione tra il mondo spirituale e il mondo biofisico. Nel mondo spirituale esiste una sola anima immortale e perfetta cui corrisponde un solo corpo biologico che si relaziona con essa, o meglio, un solo corpo biologico che entra in risonanza, comunicazione, relazione con essa. La differenza rispetto al caso del cerchio è solamente che nella realtà fisica esiste un solo corpo biologico vivente in relazione attiva di causa-effetto bidirezionale con un'anima, una sola ed unica anima dell'universo spirituale.

 

 

Certo è che per i militari scoprire come anima e corpo comunicano, ma soprattutto poter interferire con il suddetto ventilato sistema di comunicazione esclusivo tra anima e corpo, sarebbe un'eccezionale ulteriore arma a loro disposizione, caso mai non bastassero le armi chimiche, le testate con bombe nucleari a fusione in grado di disintegrare intere montagne o regioni, le bombe ai neutroni, le armi batteriologiche, e troppe altre ancora.

Perché? Potrebbero così trovare il  sistema per neutralizzare interi eserciti e interi popoli: le persone colpite dalla loro nuova terribile arma si accascerebbero così a terra, come pupazzi inanimati, oppure comincerebbero a compiere movimenti ed azioni inconvulse e involontarie, che li porterebbero rapidamente alla morte, avendo perso ogni controllo delle proprie azioni. Dopodiché, a parte la puzza insopportabile di cadaverina dei loro corpi in disfacimento, gli aggressori si potrebbero appropriare comodamente dei territori dei nemici sterminati, senza effetti negativi collaterali quali quelli dati da radiazioni residue nocive presenti nell'ambiente, beni di interesse strategico da fare oggetto di ladrocinio andati distrutti, ecc.

Ci sarebbe tuttavia anche in questo caso qualche speciosissimo effetto collaterale non gradito agli invasori: centrali nucleari fuori controllo, perché a posteriori erano dotate di fallaci sistemi automatici di spegnimento del reattore, milioni di incendi nelle case dovute al mancato spegnimento di fornelli a gas o elettrici da parte delle persone che li avevano accesi, intere città in fiamme, sistemi di ogni tipo fuori controllo con relative conseguenze nefaste, ecc., per cui alla fine il territorio indebitamente conquistato diventerebbe del tutto inutilizzabile, anzi, fonte di grandi sciagure per i crudeli spietati invasori. E poi non è detto che i potenziali soccombenti non possano prevedere un simile attacco e che non facciano partire in automatico tutte le testate nucleari di cui dispongono verso chiunque essi ritengano possa essere un loro potenziale nemico e aggressore.

Ritornando al generale, vi pare possibile tutto ciò? Se esiste davvero l'anima distinta dal proprio corpo, vi pare possibile che il Creatore abbia ideato degli esseri viventi così vulnerabili?

I maligni risponderanno di sì, eccome se il tuo amico Creatore ti ha creato vulnerabilissimo: vedasi armi atomiche, chimiche, batteriologiche, ecc., le quali possono azzerare rapidamente qualsiasi forma vivente si connoti a torto o a ragione come ostile. E poi, sempre i maligni, aggiungeranno che è da quel dì che i militari ci lavorano sopra! Il progresso non si ferma.

Va bene, può darsi che le cose stiano effettivamente così, come si può dare per certo che il Creatore, o chi per lui, non sia così ingenuo come alcuni pensano che sia: se ci ha creato così vulnerabili, ci sarà un motivo. Ma soprattutto pare che l'umanità in genere tenda al bene, altrimenti, visti i vari arsenali di armi sparsi per il mondo e vista la moderna capacità bellica offensiva complessiva mondiale, è da quel dì che ci saremmo tutti sterminati a vicenda. Quindi in ultima analisi pare che il Creatore non sia poi così fesso come sembra. Si vede che Egli non ha alcuna intenzione di farsi distruggere la Creazione dal primo soggetto abbietto che si metta in testa di essere superiore o più furbo dei suoi simili.

 

(... segue nella prossima pagina)

 
 
 
 

 

Nota [1]:  Ad esempio, Dio potrebbe aver creato una volta per tutte un'infinità di anime - cosa inconcepibile per noi umani che non concepiamo più di tanto i paradossi dell'infinito, ma gli diamo un nome, così come lo diamo all'infinito, chiamandolo appunto "Infinito" e cercando in questo modo di relazionarci con questo, cercando di comprendere qualcosa di massimamente immenso -, dicevamo ... un'infinità di anime che rimangono quiescenti fino a che ... Dio in qualche modo non instilla in esse il codice della vita, ossia della correlazione bidirezionale, tra un'anima e un'entità biologica.

 

Ma anche qui sorge la questione: cosa fa Dio che dona la vita? Sta lì sempre pronto a dare le due parti di un codice a destra e a manca ad anime e corpi? Si mette come i comuni mortali a fare le cose "un pezzetto alla vota"? Avrà invece escogitato fin dalla Creazione un sistema che gli permetta "di non perdere tempo" a creare un'infinità di anime immortali una alla volta, un'infinità di volte. E cosa potrebbe mai essere questo sistema? Potrebbe essere questo: l'anima X è quiescente, ma è pronta a ricevere il suo segnale, uno ed uno solo, quello che gli verrà trasmesso come una sorta di S.O.S. da un solo determinato organismo nascente ... 

 

... Ma se accadesse il contrario sarebbe tutto ancora più semplice, no?  Così è più semplice se l'anima immortale creata da Dio resta quiescente, ma continua "ad emettere un segnale" (in realtà non "emette" un bel niente, poiché l'anima essendo immateriale "sta ovunque" nell'universo, ossia è di per sé in comunicazione con tutto l'universo materiale) - unico ed irripetibile - sempre, finché un giorno, in un determinato istante, l'anima che sta ovunque e in nessun luogo, poiché appartiene al mondo spirituale, finalmente intercetta quell'unico nuovo organismo vivente biologico che "risuona", che entra in risonanza col segnale che l'anima mandava, produceva e produce di continuo. A quel punto il gioco è fatto: si è aperto un canale di comunicazione "cifrato", cioè unico ed irripetibile, inimitabile, non clonabile, tra l'anima e il suo corpo corrispondente; cosa in realtà stabilita da Dio fin dall'alba dei tempi, ossia fin dalla Creazione dell'universo, Creazione opera di Dio ovviamente.

 

Nessun'altra anima potrà mandare un segnale a quel corpo X, o meglio nessun'altra anima potrà entrare in risonanza, accoppiarsi per così dire con quel determinato unico corpo materiale X, interferendo con il "segnale" dell'anima X, perché come abbiamo detto quel segnale è unico e irripetibile, quindi criptato, comunque indecifrabile alle altre anime, a parte Dio in persona il quale può leggere tutti i segnali che vuole, o meglio, sa già tutto, ricorda perfettamente tutto, non cambia mai idea poiché - come diceva Sant'Agostino, non è Egli mutevole, bensì è eterno, un eterno presente: Dio non ci ripensa mai su una cosa, la stabilisce e basta, Dio non è ingannevole, non si sbaglia mai su nulla.

Stiamo facendo null'altro che ipotesi su ipotesi, e questo è null'altro che un brevissimo racconto di fantascienza ovvero di fantareligione, ma, se uno crede veramente in Dio, qualche domanda se la farà ogni tanto, o no? E se è vero come recita la Bibbia che, in metafora (fu già un Padre della Chiesa, Sant'Agostino, che affermò nelle sue Confessiones che nella Genesi vi erano numerose metafore, atte a far comprendere il Verbo di Dio a tutti), l'uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, forse sarà anche vero che Dio dovrebbe averci dotato di tutta la strumentazione utile a decifrare pazientemente e con umiltà la sua Divina Grande Opera, anche per il tramite di innocenti tentativi privi di alcuna pretesa, come questo.

 

Proseguendo nel nostro racconto di fantascienza: ... Ma dire che l'anima "manda di continuo un segnale" è dire un'eresia, perché abbiamo visto che l'anima appartiene - esiste - nel mondo spirituale privo di estensione spaziale, e non ha bisogno di andare a destra e a manca nello spazio tridimensionale ove è situata la materia, quello stesso spazio ove è situata anche la materia biologica (costituita come sappiamo a sua volta da materia inanimata, macromolecole e molecole elementari, atomi, ecc.).

Infatti avevamo già scoperto e detto che i segnali che manda l'anima non devono passare attraverso un mezzo, un intermediario che funga da collegamento, fatto un pò di nulla adimensionale e un pò di pieno spaziale tridimensionale. I mondo spirituale "sta" già ovunque, poiché non ha bisogno di stare in nessun punto particolare dell'universo materiale tridimensionale, non ha bisogno affatto di occupare spazio, né un punto, né un cerchio, né una fiammella, né una sfera, né un cubo, né un tubo di niente, perché è semplicemente ... immateriale.

In altre parole stiamo dicendo che un'anima è già collegata con qualsiasi punto dell'universo, sempre. Solamente che il suo collegamento con tutto l'universo materiale diventa efficace quando intercetta quella sorta di decoder che è - unico nell'universo fisico - in grado di risuonare, cioè decriptare, il suo impulso: l'impulso di quella determinata unica anima dell'universo spirituale.

 

A questo punto, se il codice genetico di un qualsiasi organismo biologico fosse unico ed irripetibile, esso stesso sarebbe "il decoder" che cerchiamo di identificare, e ne deriverebbe che esso sarebbe l'unico nell'universo fisico a poter risuonare, entrare in risonanza, col segnale portante di quella determinata unica anima. Dopodiché con la crescita dell'organismo in sintonia con l'anima, l'anima stessa concentrerebbe le sue "comunicazioni" (vedi le 10 Equivalenze della Psicobiofisica del Todeschini) solo in una determinata zona ancora da scoprire del cervello, quella zona in cui il cervello, dopo opportuna elaborazione, trasforma i segnali in ingresso e in uscita "ad uso e consumo" dell'anima, ovvero li trasforma in modo che entrino in risonanza con l'anima  (vedi sempre le 10 Equivalenze della Psicobiofisica del Todeschini e "La Teoria delle Apparenze" del Todeschini: è già tutto scritto dettagliatamente e quantitativamente nel suo libro).

 

Avremmo così risolto il problema di come abbia fatto Dio ad accoppiare fin dal momento della Creazione tutte le anime che esso ha creato una volta per tutte e che restano quiescenti finché non intercettano dal mondo spirituale adimensionale quel proto-organismo con cui saranno un tutt'uno, finché esse vivranno una vita mortale materiale e biologica solidarmente a tale organismo. Fermo restando che dopo la morte biologica del proprio unico corpo materiale, l'anima continuerà a restare lì dove è sempre stata fin dalla sua creazione da parte di Dio: ossia nel mondo spirituale, a-dimensionale, a-spaziale, immateriale.

 

Se le cose non possono stare più o meno così, qualcuno allora ci dia una spiegazione migliore, e ci spieghi bene nel contempo come si possa da una parte credere nel Mondo Spirituale, cioè essere un credente cristiano, musulmano, ebreo, buddista, induista, animista, ecc., e dall'altra sorridere quando si afferma che l'uomo è dotato di spirito, anima, intelletto, mente, psiche, e che tutto ciò non è una semplice illusione. Mi rivolgo quindi non agli atei, irrecuperabili, quanto ai fedeli: la fede non è com'è noto solo recitare delle preghiere, ma è anche porsi delle domande. Come affermava il Todeschini, escludere la centralità dell'osservatore dalla scienza, e quindi la centralità dell'uomo e quindi tutto il mondo spirituale dalla scienza, significa rinunciare per sempre a spiegazioni scientifiche che siano di una qualche concreta utilità per l'uomo e la società. 

 

Che ci facciamo con una spiegazione che sta bene a uno specialista, o a un robot, o a una specifica normativa didattica, quando nei fatti non spiega nulla, perché non ci dice nulla di nuovo, perché non ci fa capire niente di nuovo?

 

Che ci facciamo con le spiegazioni di una scienza criptica, che persino le giovani menti rifiutano istintivamente e che impareranno a memoria solo al fine di una promozione, poiché la nostra spiegazione, normativamente e scientificamente corretta, nei fatti non li aiuta a capire un bel niente?  Che ci facciamo di una scienza che spiega sempre più spesso il come delle cose e sempre meno il perché di quelle medesime cose? Cioè di una scienza che è sempre meno in grado di spiegare il meccanismo di azione di una determinato fenomeno, nascondendosi dietro sofisticate matematiche e ed astrusi sistemi parametrici di gestione di dati, ideati apposta per non far capire agli altri che invero non ci si è capito un bel niente?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism. Later many other contents were added. For their direct or indirect contribution to its realisation, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, All the Amici di Marco Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Francalanza, Giacinto Sabellotti, All the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, Ahmed Elgazzar, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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