crane village

by Michele Leonardi architect ©

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il villaggio-gru

di Michele Leonardi architetto ©

 

 

Scenario futuro del tutto immaginario da qui ai prossimi decenni  (ma se ad esempio guardiamo a New Orleans negli U.S.A., sommersa dall'azione devastante dell'Uragano Katrina nel 2005, si tratta di ciò che lì forse dovrebbero cominciare a fare),  per ribadire che uno dei punti di forza dell'Uomo è la sua capacità di adattamento:

Le grandi metropoli costiere e gran parte delle città marine così semisommerse vengono abbandonate:  Tokyo, New York, Shanghai, addio. Dopo una fuga biblica di massa verso l'entroterra, da Oriente ad Occidente molte comunità decidono di ritornare e di fondare delle nuove Venezia, delle nuove Amsterdam. 

Molte grandi città costiere rimarranno abbandonate, e lì vi troverranno posto solo nuove strutture portuali a servizio del sicuro entroterra, mentre gli edifici vanno in frantumi sotto gli effetti devastanti combinati della salsedine, della pioggia, dell'erosione marina, delle escursioni termiche giornaliere e stagionali, stante l'assenza dell'assidua interessata manutenzione umana. Mentre le ex città costiere cadono quindi in rovina, si realizzano barriere sommerse frangiflutti, creando così delle lagune artificiali destinate all'acquicoltura e a difesa di infrastrutture superstiti presenti lungo le nuove coste marine.

 

Tuttavia la volontà di trasformare il veleno in medicina vince sullo stolido fatalismo. Nel "Crane Village", il Villaggio Gru, si insediano i primi ricolonizzatori, uomini e donne votati all'adattamento e al mutamento piuttosto che alla fuga definitiva.

Verranno così riesumate persino le dimenticate tecniche costruttive degli antichi Romani:  il loro formidabile calcestruzzo idraulico, tuttora superstite nei resti delle rovine sommerse dei loro porti, il quale testimonia dopo millenni della sua tenacissima durevolezza.

Per chi volesse approfondire, si rimanda alla sezione geopolimeri del Prof. Dott. Joseph Davidovits di questo sito, ed in particolare al saggio del Dott. Fredéric Davidovits, tradotto dallo scrivente in italiano, ma disponibile anche in inglese oltre che in francese sul sito dello stesso Prof. Davidovits.

 

Sacrificando i piani più bassi degli edifici intensivi, impermeabilizzandoli e proteggendoli dall'erosione con rinnovata ricetta chimica geopolimerica si rifoderebbero quindi nuove città sull'acqua, novelle Venezie.  Nuovi imprevedibili habitat basati su saggi antichissimi modelli di convivenza civile con il contesto-ambiente che ci nutre e ci istruisce.

Se nell'ambiente scientifico ci sono ancora molti dubbi se sia o meno in atto un anomalo riscaldamento globale, così come non è dimostrato in realtà in modo incontrovertibile che tale global warming sarebbe da attribuirsi in via principale alle attività di origine antropica (ad esempio, rispetto alle quantità naturali del ciclo annuo del carbonio, quelle di origine umana sono quasi insignificanti, sebbene potrebbero essere la classica goccia che fa traboccare il vaso), che sia anomalo o non anomalo, quello che è sicuro è che tutti guardano con preoccupazione ad un simile mutamento climatico, ed è per questo motivo che enti prestigiosi come la NASA statunitense, monitorizzano di continuo il pianeta, onde trarne possibilmente delle conclusioni in merito appunto al surriscaldamento globale.

 

Malgrado ciò molti studiosi fanno notare che il fenomeno naturale "clima", è mutevole di per sè, e quindi ci dobbiamo rassegnare ad adattarci - soprattutto con la prevenzione, anche riducendo drasticamente le nostre mire consumistiche e produttivistiche ad oltranza, piuttosto che adattarci a posteriori, dopo i disastri, cioè col solito inutile senno di poi -, perché il clima e gli agenti metereologici non saranno mai un sistema prevedibile come dei termosifoni in una casa, oppure come il frigorifero della propria cucina. La natura non sarà mai addomesticabile.

Ci sfuggirà sempre qualcosa, rispetto alla quale solo un metodo, o una determinata cultura, la saggezza di un popolo, possono farvi fronte quale strategia vincente di lungo termine, buona per le generazioni presenti, valida anche per quelle future.

 

 

 

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ACKNOWLEDGMENTS

Even the longest journey begins with a first step! Systemic Habitats is online since the 18th of May, 2012. This website was created to publish online my ebook "Towards another habitat" on the contemporary architecture and urbanism; later many other contents were added. For their direct or indirect very important contribution to the realisation of this website, we would like to thank: Roberto Vacca, Marco Pizzuti, Fiorenzo and Raffaella Zampieri, Antonella Todeschini, Ecaterina Bagrin, Stefania Ciocchetti, Marcello Leonardi, Joseph Davidovits, Frédéric Davidovits, Rossella Sinisi, Pasquale Cascella, Carlo Cesana, Filippo Schiavetti Arcangeli, Laura Pane, Antonio Montemiglio, Patrizia Piras, Bruno Nicola Rapisarda, Ruberto Ruberti, Marco Cicconcelli, Ezio Prato, Sveva Labriola, Rosario Fracalanza, Giacinto Sabellotti, all the Amici di Gigi, Ruth and Ricky Meghiddo, Natalie Edwards, Rafael Schmitd, Nicola Romano, Sergio Bianchi, Cesare Rocchi, Henri Bertand, Philippe Salgarolo, Paolo Piva, Norbert Trenkle, Gaetano Giuseppe Magro, Carlo Blangiforti, Mario Ludovico, Riccardo Viola, Giulio Peruzzi, and last but not least the kind Staff of 1&1. M.L.

 

 

 

 

 

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